Settembre 20, 2021

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La risposta eccezionale di Cuba alla pandemia di COVID-19

La risposta della Cuba socialista alla pandemia globale di SARS-CoV2 è stata eccezionale, sia per la risposta interna sia per il suo contributo internazionale.

Il fatto che una piccola nazione, sottomessa a secoli di colonialismo e imperialismo, e a partire dalla Rivoluzione del 1959 a sei decenni di un blocco criminale da parte degli Stati Uniti, possa svolgere questo ruolo esemplare è dovuto al sistema socialista di Cuba.

La pianificazione centralizzata indirizza le risorse nazionali secondo una strategia di sviluppo che dà priorità al benessere umano e alla partecipazione della comunità e non gli interessi del privato.

Le autorità cubane hanno reagito rapidamente all’informazione fornita dalla Cina all’inizio di quest’anno sul SARS-CoV2. A gennaio le autorità cubane hanno stabilito una Commissione Nazionale Intersettoriale per la COVID-19, hanno messo in atto il proprio Piano di Azione Nazionale per le epidemie, hanno cominciato a controllare porti, aeroporti, installazioni marittime, hanno dato informazioni agli agenti di frontiera e immigrazione per rispondere al COVID-19 e hanno elaborato un piano di “prevenzione e controllo”.

Specialisti cubani hanno viaggiato in Cina per comprendere il comportamento del nuovo coronavirus e le commissioni del Consiglio Scientifico del governo hanno cominciato a lavorare per combattere contro il coronavirus.

Durante il mese di febbraio si sono riorganizzate le strutture mediche ed è stato formato il personale sanitario per controllare la diffusione del virus all’interno dell’isola.

All’inizio di marzo è stato creato un gruppo scientifico e bio-tecnologico per sviluppare i trattamenti, test, vaccini e altre innovazioni relative al COVID-19. A partire dal 10 Marzo si è incominciato a fare test del COVID-19 alle persone che entravano nel Paese. Tutto questo è stato fatto prima che si manifestasse il virus nell’isola.

L’11 marzo è stato confermato che tre turisti italiani erano i primi casi di COVID-19 a Cuba. Le autorità cubane si sono messe in azione organizzando riunioni nei quartieri, facendo controlli di salute, test, localizzazione dei contagi e quarantene casa per casa, tutto ciò accompagnato da programmi di educazione e aggiornamento quotidiano dei dati.

Il 20 Marzo è stata “confinata”1 la popolazione e gli è stato chiesto di rispettare le norme di distanziamento sociale e di portare le mascherine per uscire di casa per svolgere lavori essenziali. Sono state sospese le tasse alle attività commerciali (private n.d.t.) e i debiti delle utenze domestiche, è stato assicurato il 50% dello stipendio alle persone ricoverate e le famiglie con entrate basse hanno ricevuto assistenza sociale e familiare, dato che gli sono stati consegnati a domicilio medicine, cibo e altri articoli.

Nei laboratori di confezioni di tutta la nazione si è cominciato a produrre mascherine, incoraggiati da un movimento popolare di produzione domestica e si sono organizzati gruppi comunitari di mutualismo per aiutare le persone vulnerabili e anziane a comprare cibo dato che erano divenute abituali le grandi file.

Il 24 marzo Cuba ha chiuso le proprie frontiere alle persone non residenti, una decisione difficile data l’importanza che hanno per lo Stato le entrate del turismo.

Si è deciso l’obbligatorietà per qualsiasi persona che entrava nel Paese di passare una quarantena sotto controllo medico di 14 giorni durante i quali vengono effettuati test e analisi. Nelle provincie e nei municipi si sono attivati i Consigli di Difesa.

Ad aprile è stato sospeso sia il pagamento delle bollette dei servizi pubblici, sia il trasporto interprovinciale e urbano, nonostante sia stato garantito il trasporto al personale medico e ad altre persone che lavoravano in servizi essenziali. Sono state sanificate l’Havana e altre città. Sono state messe in quarantena totale o parziale 20 comunità di sei provincie.

È stata messa in funzione un’applicazione progettata a Cuba, “Virtual Screening”, con un’applicazione di opt-in che permette alle persone che la utilizzano di trasmettere un’indagine epidemiologica al Ministero della Salute Pubblica (MINSAP) perché faccia un’analisi statistica.

Sono state prese misure di prevenzione affinché il virus non entrasse nelle carceri dove sono stati fatti dei controlli attivi due volte al giorno e alla data del 23 aprile non era stato registrato nessun caso in esse.

Alla data del 24 maggio2 era stato informato di 82 morti e meno di due mila casi confermati a Cuba, la cui popolazione è di 11,2 milioni di abitanti. Ciò presuppone 173 casi per un milione di abitanti, in comparazione con i 3.907 per milione in Gran Bretagna. Non è morta nessuna persona appartenente al personale sanitario, nonostante alla metà di aprile si fossero infettate 92 persone.

La risposta esemplare di Cuba si basa su cinque caratteristiche del suo sviluppo socialista

Primo, il suo sistema di salute pubblica unico, universale e gratuito, che premia la prevenzione alla cura, con una rete di medici di famiglia, responsabili della salute comunitaria e che vivono tra i propri pazienti.

Secondo, l’industria biofarmaceutica di Cuba che è orientata verso le necessità della salute pubblica e produce quasi il 70% delle medicine che si consumano nel Paese e le esporta a 50 Paesi.

Terzo, l’esperienza dell’isola in materia di difesa civile e di riduzione del rischio di disastri, generalmente in risposta a disastri naturali e relazionati al clima. La sua capacità, internazionalmente lodata, di mobilitare le risorse nazionali per proteggere la vita umana, si ottiene grazie ad una rete di organizzazioni popolari che facilitano la comunicazione e l’azione comunitaria.

Quarto, l’esperienza dell’isola nel fare controlli sulle malattie infettive. Per decenni Cuba ha inviato professionisti sanitari in Paesi che curano malattie infettive debellate da molto tempo nell’isola e ha invitato decine di migliaia di persone di altri Paesi a studiare a Cuba. Conta su procedimenti ben sviluppati per mettere in quarantena le persone che entrano nell’isola.

Quinto, l’internazionalismo sanitario cubano grazie al quale 400.000 professionisti della salute hanno fornito assistenza sanitaria gratuita a popoli che hanno carenze di essa in 164 Paesi. Quando è iniziata la pandemia c’erano 28.000 professionisti sanitari che lavoravano in 59 Paesi. Alla fine di maggio altri 2.300 specialisti sanitari della Brigata Medica Henry Reeve di Cuba, specializzata in risposta epidemiologica e a disastri, è andata in 243 Paesi per trattare pazienti del COVID-19.

IMPEGNO PER UN’ASSISTENZA SANITARIA PUBBLICA DI GRANDE QUALITA’

Nel 1959 Cuba aveva circa 6.000 medici, però la metà di essi se ne andarono presto. Solamente rimasero 12 dei 250 professori cubani della Facolta di Medicina dell’Università di L’Avana.

C’era solo un ospedale rurale. Il governo rivoluzionario affrontò la sfida di offrire una sanità pubblica di grande qualità partendo praticamente da zero.

A questo fine venne stabilito nel 1960 il Servizio Medico Rurale (SMR), e nel corso del decennio successivo si destinarono a zone remote centinaia di medici recentemente laureati. I medici dell’SMR svolsero la funzione di educatori della salute oltre a quella di medici clinici.

Vennero stabiliti programmi nazionali per la prevenzione e il controllo di malattie infettive. Dal 1962 un programma nazionale di immunizzazione ha somministrato a tutti i cubani otto vaccini gratis. Si ridussero rapidamente le malattie infettive sino ad eliminarle totalmente.

Nel 1970 la quantità di ospedali rurali era giunta a 53. Sino al 1976 non venne recuperata la proporzione tra medici e cittadini anteriore alla Rivoluzione. A quel punto tutto il Paese disponeva di servizi di salute e gli indicatori erano migliorati in maniera significativa.

Nel 1974 venne stabilito un nuovo modello di policlinici basato a livello comunitario, che offrì alle comunità cubane l’accesso locale a specialisti per la assistenza sanitaria di base.

Sia la formazione che la politica hanno messo in risalto l’impatto che fattori biologici, sociali, culturali, economici e ambientali avevano sui pazienti. I programmi nazionali si concentrano sulla salute materno-infantile, sulle malattie infettive, sulle malattie croniche non trasmissibili e sulla salute delle persone anziane.

Nel 1983 venne introdotto in tutto il paese il Piano Medici e Infermieri della Famiglia, per il quale si installarono nei quartieri consultori di medici di famiglia nella cui parte superiore dell’edificio vivevano con la propria famiglia il medico o l’infermiere, in modo che l’assistenza sanitaria fosse garantita 24 ore al giorno.

I medici di famiglia coordinano l’assistenza medica e dirigono le campagne di promozione della salute che insistono sulla prevenzione e le analisi epidemiologiche. Si basano sulla creazione di anamnesi aggiornate costantemente e sulla capacità clinica, mentre riservano i trattamenti medici ad alta tecnologia costosi ai pazienti che li necessitano, concludono gli appuntamenti con i pazienti nella mattina e fanno visite a domicilio il pomeriggio.

Le squadre mediche fanno diagnosi della salute del quartiere e fanno interagire la salute pubblica con la medicina clinica, e “la valutazione continua e l’analisi dei rischi” (VCER) individuale dei propri pazienti. I medici e infermieri di famiglia lavorano anche in centri di lavoro e grandi scuole, asili nido, centri per anziani ecc.

Nel 2005 la popolazione cubana aveva un medico ogni 1674 persone, la proporzione più alta del mondo. Cuba ha attualmente 449 policlinici, ognuno dei quali assiste tra le 20.000 e 40.000 persone e funzionano come centro di riferimento per medici della famiglia della zona, generalmente tra i 15 e i 40. Ci sono più di 10.0005 medici di famiglia divisi in maniera uniforme su tutta l’isola.

L’ASSISTENZA PRIMARIA DELLA SALUTE, COLONNA VERTEBRALE DELLA RISPOSTA DI CUBA

Un articolo pubblicato ad aprile 2020 da parte di Medicc Review descrive il sistema di assistenza primaria a Cuba come una potente arma contro il COVID-19. “senza un rapido accesso ai test, è chiaro che i test di massa6 non erano la prima opzione strategica. Tuttavia, l’assistenza primaria della salute lo era.”

Le autorità cubane hanno garantito che tutte le persone che facevano parte del sistema sanitario, incluso il personale ausiliario, ricevessero una formazione sul COVID-19, anche prima che fosse rilevato il virus.

I medici di più alto grado di ogni provincia hanno ricevuto una formazione nell’ospedale cubano di malattie tropicali famoso a livello mondiale, l’istituto Pedro Kourí. successivamente, tornando nelle proprie provincie, hanno formato i propri colleghi del grado successivo, i direttori degli ospedali e dei policlinici.

“a seguire si è passati al terzo passaggio: la formazione dei propri medici e infermieri della famiglia, i tecnici di laboratorio e radiologia, il personale amministrativo e anche il personale di manutenzione, gli autisti delle ambulanze e i portantini e qualsiasi persona che potesse avere un contatto con i pazienti”, ha spiegato la direttrice di un policlinico, la Dottoressa Mayra García, citata nell’articolo di Medic Review.

Ogni policlinico ha formato nella propria zona geografica anche persone che non appartenevano al settore sanitario, nei luoghi di lavoro, i proprietari di piccole attività economiche, le persone che affittano case, specialmente agli stranieri, i lavoratori degli asili nido, e gli hanno fornito indicazioni su come riconoscere i sintomi e applicare misure di prevenzione e protezione.

Come rinforzo sono stati inviati professionisti medici di alto grado dei policlinici, ai consultori dei medici di famiglia. È stato destinato personale medico agli hotel locali per fornire un rilevamento e assistenza medica 24 ore al giorno agli stranieri lì ospitati.

Sono stati riorganizzati i servizi di emergenza senza appuntamento preventivo per isolare qualsiasi persona che presentasse sintomi respiratori e fornire una valutazione generale 24 ore al giorno. Ove possibile sono stati rinviati gli appuntamenti (ambulatoriali) non relazionati al COVID-19 o sono stati cambiati in visite a domicilio nel caso di gruppi prioritari.

L’articolo di Medic Review sottolinea l’importanza del modello di “valutazione continua e analisi dei rischi” per lottare contro il COVID-19. Già è stata classificata tutta la popolazione cubana in quattro gruppi: apparentemente sani, con fattori di rischio di infezione, malati e in corso di recupero o riabilitazione.

I medici conoscono le caratteristiche della salute e le necessità delle comunità che seguono. Il modello di “valutazione continua e analisi dei rischi” inoltre ci allerta automaticamente sulle persone che sono maggiormente predisposte ad avere malattie respiratorie e delle persone le cui malattie croniche sono i fattori di rischio maggiormente associati a complicazioni in pazienti di COVID-19, ha spiegato il dottore Alejandro Fadragas.

I Comitati di Difesa della Rivoluzione hanno organizzato in tutta Cuba delle riunioni informative sulla salute pubblica affinché i medici e gli infermieri avvertissero gli abitanti dei quartieri circa la pandemia. Da quando sono stati confermati i primi casi sono state aumentate le visite giornaliere dei medici di famiglia nelle case e sono stati convertiti nello strumento più importante per il rilevamento dei casi e anticipare la propagazione del virus.

Circa 28.000 studenti di medicina si sono uniti a loro per realizzare queste visite casa per casa e individuare i sintomi. Tale procedimento significa che si sta monitorando tutta la popolazione.

Si inviano le persone che hanno sintomi al proprio policlinico locale affinché gli si faccia una rapida diagnosi. Le persone che si sospetta abbiano contratto la COVID-19 sono inviate ad uno dei nuovi centri municipali di isolamento situati in tutta l’isola, dove devono stare per un massimo di 14 giorni dove ricevono assistenza medica preventiva e gli si effettua il test.

Qualora il caso risulti essere altra malattia respiratoria, i pazienti ritornano alle proprie abitazioni dove devono permanere per un periodo di 14 giorni curati dal sistema di assistenza primario della salute. Gli ospedali si riservano per le persone che seriamente lo necessitano.

I professionisti del sistema di assistenza primario della salute sono anche responsabili di localizzare velocemente i contatti di tutti i casi sospetti, ai quali si effettuano test e si isolano in casa.

Inoltre, le case e gli ingressi comuni degli edifici di quei pazienti che sono stati inviati nei centri di isolamento sono disinfettati da parte di squadre di “risposta rapida” formate da direttori e vicedirettori dei policlinici, uniti ai membri della famiglia. Anche i consultori dei medici di famiglia si disinfettano ogni giorno.

MEDICINE PRODOTTE A CUBA

Il protocollo cubano per trattare i pazienti del COVID-19 include 22 farmaci, la maggior parte di questi prodotte nel Paese. L’attenzione si concentra sulla prevenzione, con misure destinate a migliorare l’immunità innata.
Sin dall’inizio si è identificato il potenziale che aveva la medicina antivirale cubana interferone alfa 2b ricombinante umano (IFNrec). Questo prodotto biotecnologico ha dimostrato essere efficace per malattie virali come epatite di tipo B e C, l’herpes zoster, il VIH-SIDA e il dengue.
Si produce a Cuba dal 1986 e in Cina dal 2003 attraverso una impresa mista cubano-cinese, ChangHeber e a gennaio 2020 la Commissione Nazionale di Salute in Cina lo ha scelto tra i 30 farmaci per il trattamento di pazienti con COVID-19. Subito è arrivato alla cima nella lista di medicine antivirali dopo aver dimostrato buoni risultati.
Questa medicina è più efficace se si utilizza in forma preventiva e nelle prime tappe dell’infezione. A Wuhan, Cina, quasi 3.000 persone appartenenti al personale medico hanno preso Heberon come misura preventiva con il fine di potenziare la propria risposta immune e nessuno di essi ha contratto il virus, mentre il 50% di altri 3.300 medici che non hanno preso questa medicina hanno contratto il COVID-19.
L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), il centro medico Johns Hopkins e il Giornale Mondiale dei Pediatri, tra gli altri, consiglia il IFNrec di Cuba nei protocolli medici di vari Paesi.
Il prodotto era già registrato in Algeria, Argentina, Cile, Ecuador, Jamaica, Thailandia, Venezuela, Vietnam, Yemen e Uruguay. Alla metà di aprile sono state ricevute richieste da circa 80 Paesi per il suo utilizzo, inoltre lo stanno utilizzando le Brigate Mediche Cubane Henry Reeve che curano pazienti di COVID-19 all’estero.
Il 14 di aprile si è data informazione che sono stati trattati con Heberon il 93.4% dei pazienti di COVID-19 a Cuba, solo il 5.5% hanno raggiunto uno stato grave. A quella data è stato reso noto che il tasso di mortalità era del 2.7% però nel caso di pazienti trattati con Heberon è stata solo del 0.9%.
Altri farmaci cubani che offrono risultati promettenti sono: la Biomodulina T, un immunomodulatore che stimola il sistema immunitario delle persone vulnerabili e viene utilizzato a Cuba da 12 anni, soprattutto per il trattamento delle infezioni respiratorie ricorrenti negli anziani; l’anticorpo monoclonale Itolizumab (Anti-CD6), utilizzato per il trattamento dei linfomi e della leucemia, che è stato somministrato a pazienti COVID-19 in stato grave o critico per ridurre la secrezione di citochine infiammatorie che causano il flusso massiccio di sostanze e liquidi nei polmoni; il CIGB-258, un nuovo peptide immunomodulatore progettato per ridurre i processi infiammatori.
Al 22 maggio, 52 pazienti di COVID-19 erano stati trattati con CIGB-258 e il tasso di sopravvivenza di quelli in fase grave era del 92% rispetto ad una media complessiva globale del 20%, mentre il tasso di sopravvivenza tra quelli in stato critico è stato del 78%. E infine, è stato utilizzato il plasma sanguigno dei pazienti recuperati.
Gli scienziati medici cubani stanno producendo la loro versione di Kaletra, una combinazione antiretrovirale di Lopinavir e Ritonavir usata per trattare l’HIV/AIDS.
Il fatto di produrlo a Cuba eliminerà le costose importazioni della grande industria farmaceutica capitalista e il blocco degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, la medicina omeopatica Prevengho-Vir, che si ritiene rafforzi il sistema immunitario, è stata distribuita gratuitamente a tutti gli abitanti dell’isola.
Gli scienziati della medicina stanno valutando due vaccini per stimolare il sistema immunitario e quattro candidati sono allo studio per un vaccino preventivo specifico per COVID-19.
All’inizio di maggio, gli scienziati cubani hanno adattato SUMA, un sistema diagnostico computerizzato cubano per rilevare rapidamente gli anticorpi COVID-19, consentendo di effettuare test di massa a basso costo.
“L’obiettivo è quello di trovare nuovi casi e poi intervenire, isolare, rintracciare i contatti e prendere tutte le misure possibili per garantire che Cuba continui come ha fatto finora”, ha detto il principale epidemiologo cubano Francisco Durán durante la sua apparizione quotidiana in televisione l’11 maggio. Ciò significa che l’isola non dipende più dai test donati o dai costosi test che acquista all’estero. Il numero relativamente alto di test a Cuba aumenterà notevolmente”.
BioCubaFarma produce in massa maschere, dispositivi di protezione individuale e prodotti medici e sanitari, oltre a coordinare le aziende statali e i lavoratori autonomi per la riparazione di attrezzature vitali, come i respiratori.
Gli sforzi di Cuba per l’acquisto di nuovi respiratori sono stati ostacolati dal blocco degli Stati Uniti, che per quasi 60 anni ha incluso cibo e medicine tra i suoi divieti per l’importazione sull’isola.

GUIDARE LA LOTTA GLOBALE

Il 18 marzo Cuba ha permesso alla nave da crociera MS Braemar, con 684 passeggeri per lo più britannici con 5 casi confermati di COVID-19, di attraccare all’Avana dopo aver trascorso una settimana abbandonata al suo destino in mare dopo che Curaçao, Barbados, Bahamas, Repubblica Dominicana e Stati Uniti le avevano negato l’ingresso nei loro Paesi. Le autorità cubane hanno facilitato il trasferimento sicuro dei passeggeri ai voli charter predisposti per il loro rimpatrio.
Tre giorni dopo, una brigata medica cubana di 53 persone è arrivata in Lombardia, Italia, che all’epoca era l’epicentro della pandemia, per assistere le autorità sanitarie locali.
I medici sono membri delle Brigate Mediche Henry Reeve, che nel 2017 hanno ricevuto il Premio per la Sanità Pubblica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in riconoscimento dell’assistenza medica d’emergenza fornita gratuitamente. È stata la prima missione medica cubana a raggiungere l’Europa.
Al 21 maggio, più di 2.300 operatori sanitari cubani si erano recati in 24 paesi per curare i pazienti del COVID-19, tra cui una seconda brigata nel nord Italia e un’altra nel principato europeo di Andorra.

LA MINACCIA DEL BUON ESEMPIO

L’internazionalismo medico cubano è iniziato nel 1960 , ma l’invio di professionisti della salute non è diventata una fonte di entrate statali fino alla metà degli anni 2000 con il famoso programma “petrolio per i medici”, in base al quale 30.000 operatori sanitari cubani hanno svolto il loro lavoro in Venezuela.
Il governo del presidente statunitense Bush ha risposto cercando di sabotare le entrate della cooperazione medica cubana con il programma Libertà Vigilata Medica Cubana, che provava a indurre i professionisti cubani – che non avevano pagato le tasse scolastiche, si erano laureati senza indebitarsi (l’educazione era ed è totalmente gratuita a Cuba) e avevano firmato volontariamente contratti di lavoro all’estero per aiutare le popolazioni bisognose – ad abbandonare le missioni mediche in cambio dell’ottenimento della cittadinanza statunitense.
Il presidente Obama ha mantenuto il programma anche quando ha elogiato i medici cubani per aver combattuto l’Ebola nell’Africa occidentale. Il Programma si è concluso negli ultimi giorni del suo mandato nel gennaio 2017.
L’amministrazione Trump ha rinnovato i suoi attacchi alle missioni mediche cubane e ha istigato la loro espulsione dal Brasile, dall’Ecuador e dalla Bolivia, lasciando milioni di persone in questi Paesi senza assistenza sanitaria.
Il motivo è lo stesso, bloccare una delle fonti principali di reddito di una nazione che è sopravvissuta a 60 anni di ostilità statunitense. Nel contesto della pandemia, mentre i deliberati fallimenti del governo degli Stati Uniti hanno causato decine di migliaia di morti inutili, la leadership globale della Cuba socialista ha incluso la minaccia di un buon esempio.
Nei suoi attacchi, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha definito i medici cubani “schiavi” e ha affermato che il governo cubano cerca entrate e influenza politica. Ha fatto pressione sui paesi che beneficiano degli aiuti cubani affinché li respingano in un momento in cui ne hanno urgente bisogno. Questi attacchi sono particolarmente vili, poiché è probabile che Cuba non riceva nessuna remunerazione per questo aiuto, al di là dei costi.
Nel frattempo, il criminale blocco statunitense, che è stato inasprito in forma maggiormente punitiva sotto la presidenza di Trump, impedisce l’acquisto di ventilatori per i pazienti cubani della COVID-19, di cui c’è urgente bisogno.
Una donazione cinese a Cuba di attrezzature mediche è stata bloccata perché la compagnia aerea che trasportava la merce non si è recata a Cuba per paura di una multa statunitense.
In questo momento sta aumentando in maniera sempre più forte la domanda a livello internazionale per esigere la fine di tutte le sanzioni, in particolare contro Cuba, che ha dimostrato la sua leadership globale nella lotta contro la pandemia della SARS-CoV2.
Dobbiamo unire le nostre voci a queste molte altre per imporlo. Ci sono anche appelli da parte di organizzazioni e individui a favore della nomina delle Brigate Mediche Henry Reeve per il Premio Nobel per la Pace.
Quello che rimane chiaro da questa storia di internazionalismo medico basato su forti principi di solidarietà internazionalista è che, con quel riconoscimento o senza di questo, la Cuba rivoluzionaria continuerà a lottare per l’assistenza sanitaria globale in qualsiasi luogo i suoi cittadini in camice bianco possono raggiungere, e possa arrivare il suo esempio rivoluzionario.
Per maggiori dettagli sulla risposta di Cuba al COVID-19 si veda Medicc Review, aprile 2020.
da CONTROPIANO
di Helen Yaffe, professoressa di Storia Economica e sociale presso l’università di Glasgow , specializzata in materia di sviluppo di Cuba e dell’America Latina, è autrice di: Che Guevara The Economics Revolution e coautrice con Gavin Brown di: Youth Activism and Solidarity: The No-Stop Picket against Apartheid. Nella primavera del 2020 si pubblicherà il suo prossimo libro: We Are Cuba! How a Revolutionary People have survived in a Post-Soviet World.

http://it.cubadebate.cu/notizie/2020/11/06/la-risposta-eccezionale-di-cuba-alla-pandemia-di-covid-19/?fbclid=IwAR1A2qvdaSlP1ijzuoHol_CNdwWzpReXQYS5cdYUISQCARqtzUROwEMyRAc