Dicembre 3, 2020

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STATI GENERALI, C’ ERA UNA VOLTA IL M5s.

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Stati Generali in Francia del 1789


Francesco Cecchini


Gli Stati Generali del 1789 furono convocati da Luigi XVI allo scopo di raggiungere un accordo tra le classi sociali idoneo a risolvere la grave crisi politica, economica, sociale e finanziaria che affliggeva da anni la Francia. Furono un fallimento e furono gli ultimi. Che reggente Vito Crimi quando ha convocato gli Stati Generali del M5s non abbia avuto in testa, magari incoscientemente, quel fatto storico di 231 anni fa?

Reggente Vito Crimi


Comunque grande è la confusione sotto il cielo a cinque stelle e la situazione non è eccellente, anzi.
La metamoforsi del M5s dalla fondazione in poi è stato ben raccontata da Marco Morosini in “Snaturati” edito da Castelvecchi e giunto alla seconda edizione. Un libro da leggere in questi tempi di Stati Generali pentastellati. Il link con la presentazione di “Snaturati” su Ancora Fischia il Vento è il seguente:
https://www.ancorafischiailvento.org/2020/11/12/snaturati-di-marco-morosini/
Gli Stati Generali tenuti il 14 e 15 novembre e i cui partecipanti, 30, sono stati votati solo da 8000 su 114,372 iscritti a M5s, nemmeno il 7%, sono terminati.
Agli Stati Generali non ha partecipato Davide Casaleggio sempre più lontano e distinto dal Movimento fondato dal padre Gianroberto ed ha affermato tra l’ altro “E’ già tutto deciso.” Ha poi insistito sulla trasparenza e sulla pubblicazione dei voti ottenuti dai delegati e su altre, come la questione sul vincolo dei due mandati, l’indicazione dai territori è stata chiara, ossia che rimanga intoccabile, ma al primo punto del documento guida si indica esplicitamente di dibattere su eventuali deroghe da adottare.
Anche il comico Beppe Grillo fondatore assieme di Gianroberto Casaleggio del M5s è stato assente e silenzioso, nonostante gli inviti a inviare un video. Ciò può essere o disinteresse o un messaggio critico, magari in attesa di organizzare un suo evento per controllare meglio le strisce pentastellate. A benedire gli Stati Generali, invece è stato il Presidente del Consiglio Conte, che ha commesso una gaffe dicendo che incontra spesso Beppe Grillo, ma non Gianroberto Casaleggio. Il senso del suo discorso è andato, però, nella direzione di una possibile alleanza con M5s, innanzitutto per le elezioni del 2023.
Va sottolineato che a tutti i temi discussi dai partecipanti agli Stati: il doppio mandato, le alleanze, la nuova segreteria politica, il rapporto con Rousseau, etc.,etc., non è stata data una soluzione che verrà data nel giro di un mese. Lo ha affermato Vito Crimi ancora reggente.
Comuque i 30 partecipanti hanno parlato cinque minuti a testa, sufficienti per capire quali e quante sono le anime, così i pentastellati chiamano le correnti, che sono essenzialmente tre. L’ anima demaiana, con a capo Di Maio, quella originaria con a capo di Di Battista e un’ anima con a capo Fico, composta da D’Incà, Patuanelli e Brescia.
“Il Movimento Cinque Stelle deve farsi valere di più al governo”, ha detto Luigi Di Maio, una frase retorica in quanto non si vede come potrà far valere idee che non ci sono e valori che sono evaporati. Molte posizioni storiche di M5s sono state poi abbandonate al governo con Lega o Partito Democratico. Di Maio ha affermato che M5s deve anche avere un ruolo più definito in Europa. Recentemente, ministro degli Esteri, su Facebook a commento delle stragi a Nizza e a Vienna, rivendicate dall ISIS, ha detto: “Si tratta di iniziare a pensare a qualcosa di più grande e che riguardi tutta l Unione Europea: un Patriot Act sul modello americano, ad esempio, perché oggi siamo tutti figli dello stesso popolo europeo.” Il richiamo al Patriot Act statunitense da applicare in Europa è infelice, tanto più che negli Stati Uniti fu abolito perché anti costituzionale, consentendo a CIA, NSA e FBI di intercettare e raccogliere informazioni su chiunque senza autorizzazione e di arrestare sospetti senza limitazioni o senza notizie di reato.

Capo Di Maio


Per quanto riguarda l’ anima originaria, l’europarlamentare Ignazio Corrao, considerato il braccio destro di Di Battista ha affermato: “Si è addormentato il confronto e si sono evitare le assunzioni di responsabilità politica. Non è un congresso, non ci sono posizioni contrapposte, mozioni, confronti veri. È un working group organizzato da professionisti con la finalità di mettere dentro di tutto e lasciare (quasi) tutti contenti. Non di certo me”. Alessandro Di Battista è d’ accordo con Ignazio Corrao, ma afferma che non abbandonerà M5s, ma lo riporterà alle origini. Missione impossibile.
Fico è duro con Di Battista: “Basta slogan e dogmi. E’ un pò ipocrita ridurre tutto al ritorno alle origini. Siamo cambiati, ma non ci sono persone più pure di altre. Abbiamo conosciuto le contraddizioni del passaggio da opposizione a forza di governo. Riconoscerlo non significa rinnegare le origini, ma evolvere tenendo fede all’ essenza del progetto.” In altre parole, più chiare, è lo stesso che ha detto Giuseppe Conte.
Conclusione. Aver seguito gli Stati Generale e seguire gli sviluppi dove reggente Crimi assicura si definiranno i temi discussi è utile per capire il declino del M5s dal 35.6% delle europee 2018 al 7.2 % delle regionali 2020.