Nicolò Arpinati

Dopo una settimana di mobilitazione, il corpo studentesco del Liceo Kant ha deciso di occupare l’edificio scolastico. Scontri in mattinata con le forze dell’ordine, nei prossimi giorni sono invece previste numerose iniziative di riflessione

Momenti di tensione si sono verificati stamattina quando le forze dell’ordine hanno provato a forzare l’entrata del liceo classico e linguistico Kant, bloccata dagli studenti che lo stavano occupando. «Stamattina quando siamo arrivati la polizia era già qui: abbiamo subito assistito a uno spiegamento esagerato», racconta Valeria, una studentessa: «Quando stavamo per chiudere le porte, hanno aggredito un ragazzo con le stesse catene che stavamo usando». Il diciottenne ora è a casa con qualche escoriazione.

«Non è stato denunciato: la polizia ha fatto passare questa decisione quasi per un atto di misericordia, ma è abbastanza oggettivo che stessero loro dalla parte del torto», continua Valeria.

La decisione di occupare l’istituto superiore di piazza Francesco Zambeccari, nel quartiere Torpignattara, arriva dopo una settimana di continua mobilitazione degli studenti e delle studentesse. Conferma, infatti, Leonardo, alunno del Kant tra i più attivi durante questo periodo di lotte e dimostrazioni: «L’occupazione rappresenta per noi una misura estrema: ci eravamo accordati per ricorrerci soltanto in ultima istanza e oggi però siamo stati costretti ad attivarci in questa maniera».

Il Kant è in sciopero già da una settimana, spiega ancora Leonardo: «Abbiamo iniziato scrivendo lettere alla preside e al ministero dell’istruzione. Settimana scorsa poi, insieme ad altre scuole di Roma, siamo stati davanti al ministero a manifestare, mentre lunedì eravamo davanti al Pantheon per far sentire le nostre voci. Martedì, mercoledì e giovedì invece abbiamo fatto dei sit-in davanti alla nostra scuola chiedendo che le nostre proteste fossero ascoltate».

La preside si è però dimostrata poco disponibile nei confronti delle legittime richieste degli studenti. «Ha soltanto saputo dirci che siamo vergognosi e che stavamo privando i nostri compagni del diritto allo studio», lamenta Leonardo: «Però le cose non stanno così: è lei che non si è attivata in tutti questi mesi di Dad per garantire un rientro in sicurezza e funzionale».

Sono, infatti, numerosi i problemi che gli alunni del Liceo Kant si sono trovati ad affrontare dalla ripresa delle lezioni dello scorso settembre.

«La situazione di difficoltà prosegue sin dall’inizio dell’anno con la didattica al 50%, ma una connessione che non garantiva agli studenti a casa di poter seguire in maniera adeguata le lezioni», riconosce Gabriele che non ha neppure diciotto anni, ma appare calmo e risoluto anche in questa giornata così movimentata e caotica: «Questa apertura un po’ forzata all’inizio si è poi dimostrata fallimentare e abbiamo proseguito con la Dad. Nonostante i continui rimandi, anche a gennaio la didattica è ripartita al 50% però creando ancora più problemi: per differenziare le entrate, il biennio inizia le lezioni alle dieci, costringendo gli studenti a rientrare a casa alle 17 anziché alle 15».

Fabrizio è invece maggiorenne e sottolinea come anche i professori si siano lamentati delle loro condizioni di lavoro: «Quasi tutti i professori hanno scritto nel registro che non si possono effettuare le lezioni per mancanza di connessione». Tanto che molti studenti si trovano, alla fine del primo quadrimestre, ancora senza voto in più materie.

Cristina, mamma di un ragazzo che frequenta il Kant, è molto preoccupata che il figlio e i suoi amici si trovino discriminati in futuro per questa precarietà che li ha accompagnati negli ultimi due anni scolastici: «La preside è nuova: è arrivata il primo settembre, sapendo di tutte le problematiche che già c’erano. Lei ha detto che stava provando a risolverle, poi però è arrivata la seconda ondata e hanno chiuso le scuole e non sappiamo che è successo».

Nonostante la tensione, in mattinata una delegazione studentesca ha incontrato la preside, ottenendo la concessione di una settimana auto-gestita del liceo.

Tra i partecipanti anche Andrea Spinucci, rappresentante d’istituto: «La preside ha preso atto dell’occupazione e ci ha imposto alcune regole che noi spingiamo tutti quanti a osservare. Questo perché il periodo che stiamo attraversando necessita di particolari attenzioni: verificheremo dunque la temperatura e i documenti di tutti coloro che vorranno entrare, così da garantire un tracciamento sanitario in caso di necessità».

Dopo questa prima giornata più organizzativa tra assemblee logistiche e la definizione di un servizio d’ordine auto-gestito, infatti l’occupazione continuerà con numerose iniziative. «Stiamo organizzando corsi e assemblee con contributi esterni come alcuni docenti universitari per esempio», riferisce ancora Andrea Spinucci, che sottolinea: «Questo per far capire che noi teniamo alla scuola, abbiamo a cuore la didattica quindi ci mettiamo noi in prima linea per creare una situazione adatta».

Anche Valeria è della stessa opinione e spera che l’occupazione possa rappresentare un punto di partenza per una presa di coscienza condivisa: «Crediamo che questo debba essere veramente un momento di autogestione per mostrare la scuola che vorremmo e che dovremmo avere di diritto. Ospiteremo altre esperienze sociali e di lotta che possono essere di esempio per noi studenti e per tutte le nuove generazioni».

Foto di copertina e nel testo di Nicolò Arpinati

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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