Aprile 17, 2021

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Hanno gridato alla dittatura, ora l’avranno

Il continuo gridare alla “dittatura sanitaria” non ha fatto altro che favorire il passaggio ad una più esplicita dittatura del capitale sotto la guida del santone Mario Draghi.

Non sono passati neppure dieci anni dall’inizio del governo tecnico guidato da Mario Monti, ed ecco riproporsi lo stesso schema con l’ascesa, oramai quasi certa, di Mario Draghi alla guida dell’esecutivo. Draghi prenderà, come noto, il posto di un Giuseppe Conte che nel frattempo è stato accusato di ogni nefandezza meno di quelle che ha realmente compiuto.

Ma andiamo con ordine. Chi scrive – come spesso ribadito – non è certo un fan di Giuseppe Conte, né dei partiti che sostenevano il suo esecutivo. Eppure, sapevamo che una caduta del governo Conte avrebbe rappresentato un cambiamento in peggio della situazione politica italiana, per il semplice motivo che non erano presenti alternative migliori tra quelle oggettivamente praticabili. Visto che nella penisola non sembra prospettarsi nessuna rivoluzione socialista, le uniche alternative a Conte sarebbero state un’ascesa al potere della destra più becera guidata da Matteo Salvini e Giorgia Meloni oppure un governo più o meno di unità nazionale sotto la guida di un premier imposto dal grande capitale, ed è questo il caso di Draghi.

Il regista di questa sceneggiatura è stato un Matteo Renzi che si è dimostrato ancora una volta per quello che è, un uomo completamente genuflesso di fronte agli interessi del grande capitale italiano e internazionale. A fare da corollario, gli utili idioti che hanno strepitato contro la “dittatura sanitaria” di Conte per ora ritrovarsi sotto la più esplicita dittatura del capitale. Coloro che accusavano Conte di ogni male, in realtà non hanno capito che il vero errore del governo italiano nella gestione della pandemia non è stato quello di costringere la popolazione al lockdown, bensì di non aver preso misure ancora più stringenti e repentine per evitare la diffusione dei contagi.

Siamo i primi a criticare Conte e il suo esecutivo per la cattiva gestione della crisi sanitaria ed economica, ma è necessario farlo dal punto di vista opposto rispetto a quanto avviene da parte della destra e di certa presunta sinistra che vede fascismo e repressione ovunque tranne dove tali elementi sono realmente presenti. Anziché aspettare una vasta propagazione del virus su tutto il territorio nazionale, il governo avrebbe dovuto immediatamente sigillare la Lombardia e il Veneto, applicando un lockdown duro in quelle regioni. Ciò avrebbe permesso di limitare la diffusione del virus nelle aree interessate e di proteggere il resto del paese. È quanto hanno fatto paesi come la Cina e il Vietnam, che si sono rivelati tra i migliori nella gestione dell’emergenza, sia dal punto di vista sanitario che economico.

Ma Conte, lo sappiamo, non è certo un anticapitalista, né lo sono le forze politiche che lo hanno sostenuto, e per questo ha ceduto alle pressioni dei capitalisti italiani, preoccupati di vedere i propri profitti colare a picco in caso di lockdown duro e di arresto completo delle attività produttive. Chiusi i ristoranti, i luoghi di svago e le scuole, numerosi centri produttivi hanno continuato a funzionare a pieno regime, permettendo la diffusione del virus tra i lavoratori italiani, con i risultati che ben possiamo valutare leggendo le statistiche attuali: quasi 2.6 milioni di contagi e circa 90.000 morti che si potevano in gran parte evitare.

Queste, dunque, sono le principali colpe del governo Conte II, e non certo quella di aver privato dello spritz i giovani della borghesia milanese.

Veniamo ora a Mario Draghi, ed al nuovo governo che si prospetta. Il governo Draghi sarà quasi certamente un esecutivo misto, composto da politici e tecnici, ed otterrà verosimilmente il sostegno di gran parte dei partiti presenti in parlamento, con l’esclusione forse di Fratelli d’Italia e di qualche altro parlamentare isolato. Del resto, la figura di Draghi è quasi indiscutibile per la borghesia italiana, e da ogni organo di stampa e partito sono arrivate parole di elogio nei confronti di Super Mario, presentato come l’eroe che ha salvato l’Italia e l’Unione Europea quando era alla guida della Banca Centrale Italiana.

Sebbene abbia dei punti in comune con Mario Monti – che lo stesso Draghi sostenne nel ruolo di premier – il prossimo presidente del Consiglio dovrà necessariamente imporre politiche diverse rispetto a quelle portate avanti dal suo predecessore. Non siamo più nell’epoca dell’austerity imposta da Bruxelles, ma in quella di una pandemia che ha obbligato persino gli eurocrati a rivedere le proprie posizioni in materia di politica economica, abbandonando almeno momentaneamente i mantra del neoliberismo. Draghi, al contrario di Monti, non opererà tagli alla spesa pubblica, anzi attingerà a piene mani alle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea – sotto forma di prestiti. Tuttavia, c’è da credere che tali risorse verranno utilizzate principalmente a beneficio della classe capitalista italiana, e non di quella lavoratrice.

Sul breve periodo, dunque, le politiche di Mario Draghi potrebbero persino rivelarsi vincenti, nel senso che dovrebbero effettivamente permettere un rilancio dell’economia nazionale e una ripresa degli indici macroeconomici. Tuttavia, ciò sarà fatto soprattutto per permettere ai capitalisti di ricominciare a macinare profitti, mentre alla classe lavoratrice verranno lasciate solamente le briciole. Infine, quando la pandemia sarà terminata, verrà il tempo di ripagare i debiti contratti con le istituzioni europee, ma allora Draghi non sarà più al potere, e l’onere di ricominciare ad effettuare tagli alla spesa pubblica dovrà essere adempiuto da un altro governo.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog

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