Aprile 17, 2021

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Continua l’odissea degli operai ex Fiat di Termini Imerese

Operai ex Fiat davanti ai cancelli dello stabilimento Blutec di Termini Imerese (Pa)

Al Sud lo Stato non investe, le aziende private delocalizzano e le opportunità di iniziare un'attività economica sono pochissime

Circa trecento operai si sono riuniti in assemblea davanti ai cancelli della fabbrica Blutec di Termini Imerese. ‘Rimarremo qui fino a quando il ministero dello Sviluppo non ci convocherà’, ha detto Roberto Mastrosimone della Fiom.

Intanto è iniziato il processo per il presunto utilizzo indebito di fondi statali ottenuti per la trasformazione dello stabilimento ex Fiat. La Regione Sicilia, la Fiom nazionale e regionale, Blutec, Metec e Invitalia hanno presentato richiesta per costituirsi parte civile. L’accusa è la distrazione di 16 milioni di euro di finanziamenti pubblici ottenuti per il rilancio della fabbrica.

Per i lavoratori è un’odissea che dura da oltre dieci anni.

La vicenda ha avuto inizio nel 2010 quando il nuovo amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, annunciò la chiusura della fabbrica. La dismissione si concretizzerà il 31 dicembre del 2011. Circa 800 operai ed oltre 1.000 addetti dell’indotto rimasero senza lavoro. Il tentativo di accordo per il salvataggio dello stabilimento con il gruppo Dr Motor Company attiva nella costruzione di auto elettriche fallì e dal 2015 la fabbrica è passata alla NewCo Blutec. La società si impegnò a riassumere 50 operai entro il mese di aprile del 2016 ed altri 200 entro la fine di quell’anno. Ma ad oggi il processo di rinascita della fabbrica e del polo industriale di Termine Imerese non si è realizzato.

Gli operai dell’ex stabilimento Fiat non vogliono assistenza, ma lavoro. La rinascita del polo industriale di Termini Imerese è fondamentale per lo sviluppo di tutta l’area. Non è un problema di infrastrutture. A Termini c’è il porto, l’autostrada e la ferrovia. È solo una questione di volontà politica.

Finora nulla di concreto è stato realizzato o prospettato. Al Sud lo Stato non investe, le aziende private delocalizzano, le infrastrutture sono fatiscenti e le opportunità di iniziare un’attività economica sono pochissime.

In questa situazione di degrado e di sottosviluppo ai meridionali non resta che emigrare o continuare a vivere di assistenza.

Fonte: REDNEWS

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