Mentre i lavoratori del magazzino Amazon di Bessemer, in Alabama, stanno cercando di formare un sindacato per migliorare le loro condizioni di lavoro, anche nel resto del mondo le iniziative operaie contro il gigante del commercio on line non mancano.

Termineranno oggi, lunedì 29 marzo, le votazioni sulla rappresentanza sindacale dei 5.800 lavoratori dell’hub logistico di Bessemer. Se l’impresa riuscirà e nascerà una nuova union, sarà la prima volta negli Stati Uniti in 26 anni di storia aziendale. La posta in gioco è alta e ha costretto tutti quanti a prendere posizione, dai politici ai giornalisti. Il Guardian afferma che, prima e durante il referendum sindacale, l’azienda ha spinto i lavoratori a votare contro la formazione del sindacato attraverso la diffusione di cartelli e messaggi nei luoghi di lavoro, e con l’organizzazione di incontri con i dipendenti.

In India, il 16 marzo scorso è iniziato uno sciopero dei rider Amazon nelle città di Pune, nello stato del Maharashtra, e di Delhi, che è durato quattro giorni e ha coinvolto circa 2500 fattorini. In seguito all’iniziativa, l’Indian Federation of App-based Transport Workers (IFAT) sta pensando di organizzare una mobilitazione unitaria che coinvolgerà tra i 10.000 e i 15.000 lavoratori. Shaik Salauddin, segretario generale nazionale dell’IFAT, nei giorni scorsi ha dichiarato alla stampa: “Stiamo parlando con i lavoratori e stiamo elaborando un piano per organizzare congiuntamente uno sciopero in tutte le principali città del Paese. Questo sarà il primo sciopero in India a influenzare le operazioni logistiche di Amazon a livello nazionale.”

La scintilla che ha scatenato lo sciopero a Pune e a Delhi riguarda principalmente questioni salariali: fino a poco tempo fa, l’azienda garantiva agli autisti 35 rupie (€ 0.40) per ogni pacco consegnato, mentre ora ha deciso di abbassare la tariffa a 10-15 rupie (€ 0.12-0.18 €). Ma non è tutto: in India è molto utilizzato il servizio offerto dall’azienda per il lavoro on demand, “Amazon Flex”, grazie al quale chiunque voglia diventare fattorino per un giorno può farne richiesta scaricando un’applicazione sul proprio smartphone. Il sistema utilizza la stessa forma di sfruttamento del lavoro praticata da Glovo, Deliveroo e Just Eat e cioè un modello “pay-per-delivery” che non prevede nessuna protezione per i lavoratori: se ti fai male mentre consegni i pacchi di Amazon, sono problemi tuoi.

Anche in Europa Amazon naviga in acque agitate. In Italia, lo scorso 22 marzo, il colosso dell’e-commerce ha subìto il primo sciopero nazionale. La mobilitazione, organizzata dai sindacati confederali, ha visto anche la partecipazione dei sindacati di base ed ha avuto una forte eco sui media.

In Germania, il sindacato dei servizi Ver.di ha invitato i dipendenti di Amazon di sei sedi ad uno sciopero di quattro giorni prima di Pasqua. Le località interessate sono Werne, Rheinberg (entrambe nel Nord Reno-Westfalia), Lipsia (Sassonia), Coblenza (Renania-Palatinato) e due località a Bad Hersfeld, in Assia.

Il sindacato tedesco denuncia che, nonostante il volume degli ordini sulla piattaforma sia schizzato alle stelle in seguito alla chiusura di gran parte del commercio al dettaglio a causa della pandemia, Amazon fino ad ora si è rifiutata di firmare un contratto vincolante per proteggere i dipendenti dal rischio di contagio, affermando invece che i suoi magazzini sono in regola con le misure anti-Covid e che non è necessario alcun accordo sindacale. Ha inoltre fatto sapere che non si aspetta alcun effetto significativo dallo sciopero in programma.

Il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, è l’uomo più ricco del mondo: secondo il Bloomberg Billionaires Index, ha un patrimonio stimato di 191 miliardi di dollari. E’ un degno rappresentante dell’1% della popolazione, la classe dei capitalisti, a cui si oppone il simbolico 99%, con orari impossibili per paghe da fame e nessuna garanzia sul futuro.


https://www.chicago86.org/lotte-in-corso/internazionale/1364-la-lotta-contro-amazon-si-fa-internazionale

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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