La città partenopea è stata ieri lo scenario di diverse azioni e manifestazioni contro il vertice dei ministri dell’Ambiente del G20. Dalle lotte territoriali ai movimenti internazionali, insieme perché il tempo che ci rimane per salvare il clima si riduce sempre di più

Giovedì 22 luglio a Napoli è stata una lunga giornata di lotta per l’ambiente e per il clima. Mentre i ministri del G20 inscenavano la loro passerella dentro Palazzo Reale, gruppi di attivist* uniti nella coalizione “Bees Against G20” hanno messo in campo azioni e manifestazioni che fanno ben sperare rispetto all’autunno che ci attende e al rilancio della lotta ecologista.

Alle nove del mattino un primo gruppo di un centinaio attivist* entra nella zona del porto e occupa l’ingresso della Autorità Portuale in protesta contro la gestione della logistica: viene denunciata la presenza di aziende che hanno sversato scarichi inquinanti e non fanno bonifiche ma anche quelle che trasportano armi, fino alle navi da crociera che affollano l’area del golfo e che ora stanno tornando molto presenti dopo le chiusure pandemiche.

Le navi da crociera ormeggiate diventano infatti delle vere e proprie ciminiere permanenti che emettono CO2 e altri gas inquinanti durante tutta la giornata. Da quando la città ha chiuso la maggior parte degli impianti industriali (Bagnoli in primis) si è convertita ad un turismo massificato di cui le crociere sono espressione emblematica. Un turismo che paradossalmente produce così gas climalteranti e inquinanti al pari dell’industria.

Un’ora dopo un altro gruppo di cento attivist* chiude l’ingresso di una raffineria della Q8, nel quartiere di San Giovanni. La multinazionale petrolifera ha storicamente impattato in modo grave questa area della città, tra depositi e raffinerie: ora ha un progetto per costruire un gassificatore di LNG (Liquid Natural Gas).

Il gas fossile tanto elogiato dai ministri dello sviluppo recenti, da Calenda in poi, è il combustibile fossile su cui le multinazionali puntano per il futuro perché più socialmente accettato anche se parimenti inquinante rispetto a carbone e petrolio, o secondo alcune stime persino più inquinante.

«Siamo qui per denunciare quanto sta avvenendo in questa zona della città già gravemente colpita da una industrializzazione devastante» racconta una attivista, «non si può pensare di puntare ancora su fonti fossili come il gas nel 2021. Mentre i G20 parlano di ambiente ed energia, la realtà di Napoli non ha nulla a che vedere con alcuna transizione ecologica, anzi». Il blocco poi si sposta verso lo svincolo della autostrada, fermandolo alternativamente, mentre risuonano gli slogan delle manifestazioni internazionali per il clima «We are unstoppable, another world is possible!».

Alle 15 invece è il momento di Exctintion Rebellion, Animal Save e il gruppo locale di Greenpeace Napoli che mettono in scena una azione teatrale che raffigura i grandi del pianeta che con i soldi vogliono comprare tutto e strattonano un povero Pulcinella. A seguito loro, altri attivist* portano le bare simboliche di Animals, Planet e People: i tre morti uccisi da questa politica predatoria dell’ambiente. L’azione prosegue itinerante per le vie del centro fino a raggiungere Piazza Dante, luogo del concentramento del corteo principale.

Il pomeriggio è torrido, alle 16 il sole è ancora alto e cocente, tuttavia la piazza inizia a riempirsi di studenti medi e universitari, giovani, collettivi, associazioni ambientaliste, sindacati di base. Alcuni movimenti ecologisti sono arrivati anche da lontano, come gruppi No Tav e No Grandi Navi, ma il grosso della piazza è il movimento napoletano, con Stop Biocidio che è forse la presenza più numerosa.

Davide, di Bees Against G20 racconta: «La rete delle Bees nasce dalla esigenza di mettere insieme forze e collettivi impegnati nella lotta ecologista, da Stop Biocidio a Fridays For Future ai comitati locali, intenzionati a protestare contro il summit organizzato in città».

«Il G20 Ambiente», agiunge Davide, «è una vera e propria provocazione nei confronti di una terra così fortemente provata da inquinamento e sversamento di rifiuti e sostanze nocive. Anziché agire per risolvere le problematiche ambientali che viviamo, proprio a Napoli si ritrovano ministri dei paesi più forti della terra, dicendo che vogliono risolvere la questione climatica mentre in realtà ogni volta prendono solo provvedimenti inconsistenti, riempiono i documenti di vuote chiacchiere e non riconoscono di essere loro stessi ad averci gettato nel baratro di questo modello di sviluppo».

Se si discute di emergenza climatica è difficile non pensare agli avvenimenti di questa estate, dalle giornate di calore straordinario in Canada che hanno provocato centinaia di morti, alle inondazioni in Germania la settimana scorsa, fino a recenti inondazioni drammatiche in Cina.

«La crisi climatica è qui e ora, come i movimenti ecologisti dicono da anni. Ci hanno preso in giro, ci hanno dato ragione e continuano a investire nelle fonti fossili», continua Davide «persistono nell’attuare politiche insufficienti, ed una prova ulteriore è il fatto che costruiscono un summit blindato che non coinvolge chi in questi territori vive e mette in campo saperi e conoscenze ecologiste fondamentali».

Nelle parole di Davide, come in quelle di molti interventi alla partenza del corteo, si ricorda il ministro che rappresenta l’Italia al G20 Ambiente, cioè Roberto Cingolani, che crede fortemente gas fossile, che sostieneil nucleare, che ha ostacolato l’implementazione della direttiva europea sulla plastica, è in buoni rapporti con Enie ha fatto carriera mettendo le sue conoscenze di scienziato a beneficio dell’industria bellica di Leonardo.

Alle 17.15 il corteo parte, aperto dallo striscione “Il G20 balla sul Titanic, Salviamo il Pianeta! Jatevenne!” mentre la città è ancora messa alla prova dalla morsa del caldo. Più di tremila partecipanti iniziano a percorrere il perimetro dell’area blindata attorno a Palazzo Reale dove ha luogo il vertice. Era una scommessa riuscire a portare in piazza così tante persone in un giorno feriale, in piena estate, e in periodo post pandemico, ma mentre si scende verso l’area dell’Università nei volti di chi ha promosso Bees Against G20 si scorge la soddisfazione di esserci riusciti.

Non è un corteo facile perché ad ogni incrocio di traversa si vedono schierati a pochi metri polizia, carabinieri e finanza in antisommossa a difendere la zona rossa e a bloccare qualunque deviazione. Questo potenzialmente può far crescere la tensione, ma le manifestanti reagiscono con maturità e continuano a scorrere intonando canti e costruendo uno spazio in cui riescono a manifestare anche anziani e famiglie.

Negli interventi, spesso si ricorda il ventennale delle manifestazioni contro il G8 di Genova. Le lotte ecologiste oggi vivono anche di quell’eredità, di quella volontà di prendersi cura del mondo aldilà di ogni frontiera che era nel DNA del movimento dei movimenti.

Michela di Fridays For Future Napoli racconta «Ritengo importantissimo stare in piazza per denunciare l’assurdità di questo sistema di sviluppo capitalista che dice di voler applicare una transizione ecologica mentre esso è antitetico ad ogni transizione che possa definirsi ecologica. Siamo alle porte di un autunno importante che ci porterà verso la COP di Glasgow in Scozia a Novembre, attraverso tappe italiane come quelle della Cop Giovani e la PreCop che avranno luogo a Milano a fine settembre. Viviamo un momento cruciale, il tempo che ci rimane è poco, al prossimo sciopero globale per il Clima il 24 settembre dobbiamo dimostrarlo».

Il corteo prosegue fino ad arrivare a Piazza Bovio, a sua volta blindata perché connessa alla zona del vertice. Qui attiviste e attivisti lanciano verso la zona rossa palloncini ripieni d’acqua con messaggi rivolti ai ministri che rifiutano di ascoltare la società civile. I palloncini si infrangono su file e file di poliziotti schierati in antisommossa a difendere il vertice, che però non reagiscono.

Ci si avvia alla conclusione mentre il sole finalmente da tregua e la città si rinfresca grazie alla brezza che arriva dal mare. Tra chi ha animato la giornata c’è la certezza di aver costruito una mobilitazione importante. La prossima tappa, ricordata da molt*, il G20 a Roma a Ottobre.

Di Nardi

Davide Nardi nasce a Milano nel 1975. Vive Rimini e ha cominciato a fare militanza politica nel 1994 iscrivendosi al PDS per poi uscirne nel 2006 quando questo si è trasformato in PD. Per due anni ha militato in Sinistra Democratica, per aderire infine nel 2009 al PRC. Blogger di AFV dal 2014

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