Immagine del fiume Paraná in secca.


Francesco Cecchini


Il Paraná è un fiume dell’ America Latina che attraversa il Brasile, il Paraguay e l’ Argentina, ed è lungo 4.880 chilometri. Il fiume vive ora eccezionale secca la più importante e prolungata degli ultimi 50 anni. L’ abassamento del livello delle acque è storico e vi è pericolo per i naviganti per l’ affioramento di rocce pricolose.
Luglio è stato particolarmente critico, interessando tutti gli usi della risorsa idrica, in particolare la captazione dell’acqua nelle prese urbane. Ma guardando avanti la situazione peggiorerà in quanto non si prevedono miglioramenti evidenti nei prossimi mesi. Questo minimo storico del Paraná è dovuto al fatto che per il terzo anno consecutivo le piogge sono scarse dove nasce il bacino del Paraná, in Brasile, il che complica il flusso del fiume Paraguay e del fiume Paraná.
Il documentario “Bajo Río” condotto da Jorgelina Hiba, giornalista specializzata in ambiente, racconta il fenomeno e i problemi causati. Il link con una decina di minuti del documentario è il seguente.
https://www.youtube.com/watch?v=IvgbvJrbUKw
Jorgelina Hiba nel documentario afferma: “…con la copertura di acqua ai minimi storici, la zona umida del delta del fiume Paraná è più esposta che mai all’intervento umano, che va dalla caccia e pesca illegale alla modifica permanente del territorio attraverso la costruzione di argini, terrapieni e dragaggio eccessivo del canale.” Se è così non sarà facile che il Paraná ritorni il fiume di prima.
RACCONTO AMBIENTATO LUNGO IL FIUME PARANA’. CAMILA GORMAN E LADISLAO GUTIERRÉZ: UN AMORE TRAGICO NELL ARGENTINA DELL 800.
Ituzaingó ed Ayolas sono due villaggi sulle rive opposte del Rio Paraná, che a volte inonda entrambe. Distano poco in linea d’ aria, ma di notte da Ituzaingó non si vedono le luci di Ayolas, in mezzo c’ è unisola. Un ponte, costruito per la diga Yacyretá, le congiunge ed in pochissimo tempo si può passare dalla costa argentina a quella paraguaiana del largo fiume.
  Nel Rio Paraná nuotano grossi pesci, dorados e surubì, molte spine e carne bianca.
Pescati vengono mangiati alla griglia. A Ituzaingó c’è un ristorante che serve solo pesce grigliato, ha una grande terrazza che dal sul fiume, un gruppo suona e  canta chamamés. Entrano ragazze in coppia o a gruppi e si guardano attorno. Vi sono più donne che uomini ad Ituzengó e ad Ayolas. Un venerdì pomeriggio accompagno un amico, Carlos, ad una gara di pesca che si terrà il sabato e la domenica più a sud, a Goya. Dopo fini settimana in giro per il Paraguay, sono contento di andare in Argentina. Viaggiamo lungo il fiume, lentamente. Parliamo di lavoro.
Ceniamo nell albergo dove passeremo tre notti, venerdì, sabato e domenica. Mangiamo pesce e Carlos parla di pesci, canne da pesca ed ami. Io ascolto, fumo e bevo birra Quilmes.  Poi usciamo, è venerdì notte, anche a Goya. Vi è musica e vi sono ragazze. Goya è una città a circa duecento chilometri a sud di Corrientes, in Argentina. È sul fiume Paranà, ha un paio di piccoli porti, poco attrezzati e poco utilizzati. É famosa per la fiesta nacional del surubí, un grosso pesce che nuota in abbondanza nelle acque del fiume. Accorrono pescatori da tutta l Argentina per pescarne alcune centinaia di esemplari. Nell aria delle periferie della città si respirano mescolati gli odori del fiume e delle foglie di tabacco messe ad essicare. L industria tabacalera è importante. Le origini non sono ben definite e prende il nome non dal pittore, ma, sembra, da una bottegaia, Gloria Goya che faceva e vendeva formaggi. Si dice che passò di qui anche Giuseppe Garibaldi.
La mattina dopo non vado a pescare con Carlos che esce all’ alba, dopo un paio ore di sonno, deve affittare una barca. Spiritoso, da quattro soldi, mi saluta dicendo : ” Chi  dorme non piglia pesci.” Non rido e  non rispondo, ma penso che chi piglia pesci, non si gode il sabato mattina.
Quando scendo per colazione la sala da pranzo è piena di gente venuta ad assistere alla gara. Famiglie con bambini, per lo più. Vi è un solo tavolo con una sola persona che beve caffè e mangia una media luna. La cameriera chiede se posso sedermi. Entrambi sorridiamo. Encantado! Encantado! Ordino café con leche e dos media luna. Ho fame. Il mio compagno di colazione mi da un biglietto da visita. Si chiama Mario Rivas, è di Buenos Aires, fa l’avvocato, vive a Floresta ed ha allo studio in Avenida Esmeralda al 900, C’ è anche un indirizzo di Azul. Dico che sono qui perché ho accompagnato Carlos alla gara, ma non credo che andrò al fiume.
” Nemmeno io amo la pesca. Vivo facendo l’avvocato, ma scrivo. Ho voluto vedere dove hanno vissuto Camila O Gorman e Ladislao Gutierréz, prima di venire uccisi.  Penso di scrivere un racconto. Ho anche sentito che un regista pensa di fare un altro film su questa vicenda. Conosci la storia dell’Argentina dell’ottocento? La loro storia?”
” Conosco la conquista del deserto, il genocidio dei popoli originari, la guerra della triplice alleanza.  Non conosco questa storia”
” Te la racconto. Andiamo sotto il portico a fumare. Possiamo restare all’ aperto ancora un po, senza essere bolliti vivi dal calore e dall’ umidità”
Nella primavera del 1846, Ladislao parroco della Iglesia del Socorro tra Juncal e Suipacha e Camila maestra della stessa parrocchia sono inseparabili. Passano il tempo assieme: a cavallo o passeggiando per Palermo, nelle librerie o leggendo assieme poesie. I due sono innamorati di un amore, non solo non accettato dalla cultura del tempo, ma fuori legge. Una relazione intollerabile che nella Buenos Aires di allora non poteva avere né presente né futuro. Nella società porteña le donne erano soggette allautorità paterna e controllate affinché potessero consegnate al futuro sposo vergini. Le giovani di buona famiglia come Camila non erano obbligate né a studiare né a lavorare, ma a pregare, andare a messa, a cucire, rammendare etc.,etc.. Camila, che insegna in una scuola della parrocchia, frequenta un prete non solo in confessionale e rompe, poco più che adolescente, con il rigido schema sociale imperante. Per poter continuare ad amarsi fuggono con nomi di Valentina San e Máximo Brandier, passaporti falsi e l idea di andare in Brasile. Devono fare i conti con i soldi che non sono molti e non permettono di attraversare il confine e di stabilirsi nel paese straniero. Da Santa Fé, dove ottengono i passaporti, risalgono in barca, alcuni dicono a cavallo, il fiume Paraná e si fermano a Goya, molto lontano da Buenos Aires. Per tirare avanti aprono una piccola scuola, la prima del posto, ed fanno ruolo sociale in quell ambiente. Il padre di Camila, Adolfo O Gorman, che si sente disonorato, e la gerarchia ecclesiastica, nella persona del vescovo Medrano, li vogliono catturare, punire e lo chiedono direttamente al dittatore in carica, Rosas. Per il momento, però, perdono le tracce. Per poco. Ad una festa vengono riconosciuti da un prete irlandese, come le origini di Camila, Michael Gannon, e denunciati. Arrestati vengono trasportati a Buenos Aires per essere processati. Vengono incarcerati e messi in catene nella caserma General de Santos Lugares di Rosas, ora San Andrés, General San Martín, a nord della capitale. Ma non cè processo, la violazione dei voti castità del sacerdote richiede una pena dimostrativa ed immediata.
I tre, Camilla aspetta un figlio da Ladislao, vengono fucilati in un freddo mattino, siamo in pieno inverno australe, del 18 agosto del 1848.
Paradigmatico è un articolo che un quotidiano vicino a Rosas, La Gaceta Mercantil, pubblica senza firma il 9 novembre 1848. Mario lo ha annotato in un quadernetto e legge: … Camila e Leandro burlarono le leggi umane, come le divine; e di crimine in crimine davano alla società scandalo e la prospettiva di altro, in una innumerevole catena che il Governo tagliò con un colpo salutare di giustizia.
Il ricordo dellorrore commesso da Rosas e dagli alti vertici della chiesa viene riprso subito dal poeta gauchesco, Hilario Acasubi che la menziona in Paulino Lucero o Los gauchos del Río de la Plata cantando y combatiendo contra los tiranos de la Republica Argentina y Oriental de Uruguay ( 1839 a 1851). ed in Aniceto el Gallo: gacetero prosista y gauchi-poeta argentino.
Anche A. Dumas nelle “Memorie di Garibaldi”, Firenze 1860, racconta di un eventuale battesimo del bimbo che è nel ventre di Camila: Batezzate il ventre, disse il Rosas, che da buon cristiano vuole salvare lanima del fanciullo. Dopo battezzato il ventre, Camila O Gorman è fucilata.
La storia è raccontata in una pellicola argentino-spagnola del 1984, Camila.
Moltissimi anni prima, nel 1910, un regista italiano, Mario Gallo girò un film muto, Camila O Gorman. Forse c è una copia della pellicola in qualche archivio cinematografico di Buenos Aires.
La tragica vicenda è stata ricordata nell anniversario della fucilazione dall Agencia para La libertad di Buenos Aires che riporta con risalto le parole che il dittatore Rosas scrisse anni dopo: Nessuno mi consigliò l esecuzione del prete Gutiérrez e di Camila O Gorman, né nessuno mi parlò a loro favore. Tutti le alte cariche del clero mi parlarono di questo spudorato crimine e della urgenza di un castigo esemplare per prevenire altri scandali.”
È evidente il filo nero che unisce questo drammatico episodio di metà ottocento e la complicità della gerarchia ecclesiastica con la dittatura militare del 1976 — 1983. La domanda che mi viene alla mente- si chiede Mario- è : esistono altri nodi dello stesso colore nell arco di tempo che unisce l assassinio di Camila e Leandro alle desapariciones degli anni 70?
Mario ritorna in tarda mattinata a Buenos Aires. Io resto in camera, con aria condizionata accesa a leggere Pagina/12 del giorno precedente. Telefono anche in Italia.  Esco a sera quando il calore è calato, la temperatura brucia meno. Goya è ancora luminosa. Passeggio fino in centro a vedere la casa Fernandez dove Camila e Ladislao hanno vissuto. Dipinta di celeste, lo sitile è coloniale, due piani, una bella casa. Mario mi ha detto che qualcuno la vuole per costruire nuovi uffici ed appartamenti, ma c’è opposizione. Penso al perché Camila e Ladislao si siano fermati qui e non fossero andati più a nord, attraversato il fiume e il confine. Avrebbero vissuto a Assunción, a Encarnación o anche ad Ayolas, in un paese meno bigotto della Argentina, che li assassinò perché volevano amarsi. Forse la bellezza della casa Fernandez, vicino al Rio Paraná , li stregò e li trattenne.

Camila Gorman alla fucilazione.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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