Soldati britannici sconfitti in Afghanistan.


Francesco Cecchini


Nota pubblicata su La Haine e tradotta da Francesco Cecchini per Ancora Fischia il Vento.

Il link con la nota originale è il seguente: https://lahaine.org/eF2r


Sembra incredibile come l’ aggressione imperialista occidentale abbia ripetuto gli stessi o simili errori e la stessa o simile sconfitta di quella inglese.
Articolo di Friedrich Engels, sul disastro dell’esercito britannico in Afghanistan. L’ esercito britannico è stato sconfitto due volte e lo è stata la presenza militare occidentale, in quanto parteciparono delle truppe spagnole.
La prima guerra anglo-afgana scoppiò nel 1839 quando l’Inghilterra invase l’Afghanistan con l’intenzione di porre fine all’espansione della Russia in Asia centrale. Gli inglesi inviarono 16.000 dei loro uomini più forti ad occupare Kabul nell’inverno del 1841. Solo uno sopravvisse. Nel 1878, l’Inghilterra invase nuovamente il paese, praticamente con lo stesso obiettivo della volta precedente. subì una terribile sconfitta a Maiwand.
La posizione geografica dell’ Afghanistan e il carattere unico della sua gente conferiscono al Paese un’ importanza politica da non sottovalutare nei problemi dell’ Asia centrale. L’ Afghanistan è stato successivamente sottoposto alla dominazione mongola e persiana. Prima dell’ arrivo degli inglesi sulle coste dell’Indo, le invasioni straniere che spazzavano le pianure dell’Indostan provenivano sempre dall’ Afghanistan.
LA CONQUISTA BRITANNICA,
Il 20 febbraio 1839 l’ esercito britannico attraversò l’Indo. Consisteva di circa 12.000 uomini accompagnati da più di 40.000 civili, senza contare le nuove truppe reclutate dallo Scià. Il Passo Bolan è stato attraversato a marzo. Si cominciò a notare la mancanza di viveri e foraggio per gli animali; i cammelli morirono a centinaia e gran parte del bagaglio andò perduto. Il 7 aprile l’ esercito raggiunse il passo di Khojak, lo attraversò senza opporre resistenza e il 25 aprile entrò a Kandahar, che i principi afgani, fratelli di Dost Mohammed, avevano abbandonato. Dopo un riposo di due mesi Sir John Keane, il comandante britannico, avanzò con il grosso dell’ esercito a nord lasciando una brigata a Kandahar sotto il comando di Nott. Ghazni, la roccaforte inespugnabile dell’Afghanistan, è stata conquistata il 22 luglio; un disertore informò l’ esercito che la porta di Kabul era l’ unica a non essere murata. Fu rovesciato e la città fu presa d’ assalto. Dopo questo disastro l’ esercito raccolto da Dost Mohammed (il leader afghano) fu immediatamente disperso e anche Kabul il 6 agosto aprì i battenti​​. Sha Soojah fu installato sul trono, ma la vera leadership del governo fu lasciata a McNaghten, che pagò tutte le spese di Sha Soojah con il Tesoro indiano.
PRIME RESISTENZE.
La conquista dell’ Afghanistan sembrava risolta e una parte considerevole delle truppe fu rimpatriata. Ma gli afghani non erano affatto soddisfatti di essere governati dai kafir feringhee, gli infedeli europei, e durante gli anni 1840 e 1841 si verificarono insurrezioni in tutte le regioni del paese. Le truppe anglo-indiane furono obbligate a combattere senza sosta. McNaghten dichiarò che questa era la situazione normale nella società afghana e scrisse all’ Inghilterra che tutto era sotto controllo e che l’ autorità dello Scià stava mettendo radici. Gli avvertimenti degli ufficiali militari non hanno avuto effetto. Dost Mohammed si arrese agli inglesi nell’ ottobre 1840 e fu inviato in India; tutte le insurrezioni dell’ estate del 1841 furono represse con successo.
In ottobre McNaghten, nominato governatore di Bombay,volle partire per l’India con un altro corpo d’armata. Ma scoppio il temporale. L’ occupazione dell’Afghanistan costò al Tesoro indiano 1,25 milioni di sterline all’anno. Bisognava pagare 16.000 soldati, gli anglo-indiani e quelli di Sha Soojah; altri 3.000 erano a Sind e Bolan Pass. Gli splendori reali dello Sha Soojah, gli stipendi dei funzionari e tutte le spese della sua corte e del suo governo furono pagati dal Tesoro indiano. In breve, i leader afghani furono sovvenzionati, o meglio corrotti dalla stessa fonte perché si sentissero a proprio agio. McNaghten fu informato dell’ impossibilità di mantenere quel ritmo di spesa. Cercò di restringere le spese, ma l’unico modo per farlo era ridurre gli incarichi dei capi.
Lo stesso giorno in cui tentò di farlo, i capi fomentarono una congiura con lo scopo di sterminare gli inglesi; Lo stesso McNaghten favorì la concentrazione delle forze insurrezionali che, fino ad allora, avevano combattuto divise contro gli invasori, senza unità né coordinamento. Non c’è dubbio che a quel punto l’odio degli afghani per il dominio britannico avesse raggiunto il suo apice.
A Kabul, gli inglesi erano guidati dal generale Elphinstone, un vecchio indeciso e completamente sprovveduto che dava continuamente ordini contraddittori. Le truppe occupavano una specie di campo fortificato così esteso che le truppe riuscivano a malapena a presidiare le mura, e ancor meno a schierare uomini per controllare i dintorni. Le difese erano così imperfette che il fossato e il parapetto potevano essere attraversati a cavallo. Come se non bastasse, il campo era dominato, quasi a colpi di moschetto, da piccoli rilievi. Per coronare l’ assurdità di queste disposizioni, tutte le provviste e il materiale medico furono messi in due forti separati a una certa distanza dal campo, che erano ulteriormente separati da giardini recintati e da un altro fortino che gli inglesi non occupavano. La cittadella di Bala Hissar a Kabul avrebbe offerto solidi e splendidi quartieri invernali all’ intero esercito, ma, per il piacere di Sha Soojah, non fu occupata.
INSURREZIONE.
Il 2 novembre 1841 scoppiò l’ insurrezione. La casa di Alexander Burnes fu attaccata e lui ucciso. Il generale inglese non fece nulla e l’ impunità rafforzò l’ insurrezione. Elphinstone, completamente inerme, abbandonato a ogni sorta di consigli contraddittori, raggiunse presto la confusione che Napoleone descrisse in tre parole: ordine, controordine, disordine. La cittadella di Bala Hissar non era sempre affollata. Alcune compagnie furono inviate contro le migliaia di insorti e furono uccise, incoraggiando ulteriormente gli afgani.
Il 3 novembre furono occupati i forti vicini al campo. Il 9 novembre, il forte quartiere generale, difeso da soli 80 uomini fu preso dagli afgani e gli inglesi finirono le provviste per mangiare. Il 5 novembre Elphinstone ha già detto di ottenere il diritto di lasciare il Paese. In effetti, a metà novembre, la loro indecisione e incapacità aveva così demoralizzato le truppe che né gli europei né i sepoy, truppe indiane al servizio degli inglesi, erano in grado di incontrare gli afgani sul campo di battaglia.
Iniziarono le trattative e McNaghten fu assassinato in una conferenza con i capi afghani. La neve cominciava a coprire il terreno, le provviste erano scarse. Infine, il 1° gennaio, fu firmata la capitolazione. Tutto il denaro, £ 190.000, doveva essere consegnato agli afghani con altri pagamenti supplementari di £ 140.000. Tutta l’ artiglieria e le munizioni dovevano essere lasciate nel paese ad eccezione di sei cannoni da sei e tre pezzi di artiglieria.
Tutto l’Afghanistan doveva essere evacuato. In cambio, i capi afghani hanno promesso salvacondotti, provviste e animali da soma.
IL DISASTRO.
Il 5 gennaio gli inglesi lasciarono il Paese, 4.500 soldati e 12.000 civili. Bastava una giornata di marcia per dissipare le ultime vestigia dell’ordine ei soldati ei civili cominciavano a mischiarsi, creando un’orribile confusione e rendendo impossibile ogni resistenza.
Il freddo, la neve e la mancanza di cibo ebbero lo stesso effetto della ritirata di Napoleone da Mosca nel 1812. In quell’occasione i cosacchi mantennero una rispettabile distanza, ma i furibondi tiratori scelti afgani armati di lunghi moschetti molestarono gli inglesi. I capi che avevano firmato la capitolazione con gli inglesi non potevano e non volevano trattenere le tribù delle colline.
Il passo Koord-Kabul fu la tomba di quasi tutto l’ esercito e i pochi sopravvissuti, meno di duecento europei, caddero all’ingresso del passo Jugduluk. Solo un uomo, il dottor Brydon, arrivò a Jalalabad e raccontò la storia. Molti ufficiali furono fatti prigionieri dagli afgani; Jalalabad fu occupata dalla brigata di Sale. Gli fu richiesta la capitolazione, ma si rifiutò di lasciare la città, come fece Nott a Kandahar. Anche Ghazni cadde; non un solo uomo sapeva usare l’artiglieria e anche i sepoy cedettere uto alle intemperie.
UNA SPEDIZIONE PUNITIVA.
In questo periodo, vicino al confine, le autorità britanniche che avevano saputo del disastro di Kabul, concentrarono a Pesawar le truppe destinate a soccorrere i reggimenti dell’Afghanistan. Ma i mezzi di trasporto erano scarsi e un gran numero di sepoy si ammalarono. A febbraio il generale Pollock prese il comando e alla fine di marzo 1842 ricevette rinforzi. Attraversò il Khyber Pass e avanzò per portare aiuti dalla città di Sale a Jalalabad. Giorni dopo Sale sconfisse l’ esercito afghano circostante. Lord Ellenborough, governatore generale delle Indie, ordinò il ritiro delle truppe, ma Nott e Pollock trovarono una buona scusa per la mancanza di mezzi di trasporto. Infine, all’inizio di luglio, l’opinione pubblica in India costrinse Lord Ellenborough a fare qualcosa per ripristinare l’ onore della nazione e il prestigio dell’ esercito britannico. Di conseguenza autorizzò l’ avanzata su Kabul da Kandahar e Jalalabad. A metà agosto Pollock e Nott si accordarono sui loro spostamenti e il 20 agosto Pollock partì per Kabul. Arrivò a Gandamuck; il 23 sconfisse i distaccamenti afgani, l’8 settembre raggiunse il passo Jugduluk, il 13 sconfisse le truppe raccolte dal nemico a Tezeen e il 15 distrusse l’accampamento sotto le mura di Kabul.
Nott evacuò Kandahar il 7 agosto e marciò con tutte le sue truppe verso Ghazni. Dopo alcuni piccoli combattimenti, il 30 agosto sconfisse una parte significativa dell’esercito afghano e il 6 settembre occupò Ghazni abbandonata dal nemico. Distrusse tutte le fortificazioni e la città; il 17 settembre sconfisse nuovamente gli afgani nella roccaforte di Alydan e il 17 settembre arrivò nei pressi di Kabul e riuscì a prendere contatto con Pollock. Sha Soojah era stato assassinato da tempo da alcuni capi afghani e da allora non c’ è stato un vero governo in Afghanistan. Futteh Jung, suo figlio, era solo re di nome. Pollock inviò un distaccamento di cavalleria per liberare i prigionieri, ma erano riusciti a corrompere le guardie.
LA SCONFITTA.
Per rappresaglia, il bazar di Kabul fu distrutto e questa volta i soldati saccheggiarono parte della città e massacrarono un gran numero di abitanti. Il 12 ottobre gli inglesi lasciarono Kabul e tornarono in India passando per Jalabad e Pesawar. Futteh Jung, abbandonando il suo ruolo, li seguì. Dost Mohammed, liberato dalla sua prigione, ha riconquistato il suo regno. Così finì il tentativo degli inglesi di installare un principe da loro fabbricato in Afghanistan.

Friedrich Engels​ giovane.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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