Settembre 20, 2021

AFV

Libera la tua mente

Marocco: terremoto politico alle elezioni legislative

Pesante sconfitta elettorale per il partito del primo ministro marocchino Saâdeddine El Othmani, che ha rassegnato le dimissioni da segretario generale.

L’8 settembre, i cittadini del Regno del Marocco sono stati chiamati alle urne per le elezioni legislative, alle quali si arrivava dopo quattro anno di governo del primo ministro Saâdeddine El Othmani (in foto), leader del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (in arabo: Hizb àdala wa tanmia; in francese: Parti de la Justice et du Développement – PJD), che in realtà dominava la vita politica del marocco da dieci anni, visto che in precedenza era stato Abdelilah Benkirane a ricoprire l’incarico di capo del governo.

Le elezioni di quest’anno, però, hanno segnato la fine del primato del PJD, forza conservatrice e islamista moderata nata nel 1967 sotto la guida di Abdelkrim al-Khatib. Il partito di El Othmani, che nella precedente legislatura controllava 125 seggi alla Camera dei Rappresentanti, è riuscito ad eleggere solamente tredici rappresentanti, facendo registrare una sconfitta senza precedenti storici per un partito di governo. In seguito a tali disastrosi risultati, El Othmani non ha potuto far altro che assumersi le proprie responsabilità e rassegnare le dimissioni dall’incarico di segretario generale del PJD, insieme a tutti i dirigenti della formazione politica. 

Il PJD ha puntato il dito anche contro la nuova legge elettorale, caratterizzata da un sistema proporzionale misto che, secondo gli esponenti del governo uscente, sarebbe stata concepita proprio per minare il primato del partito del primo ministro. Secondo la nuova legge, infatti, i seggi vengono assegnati in base al numero di elettori registrati piuttosto che al numero di coloro che hanno effettivamente votato, un sistema di conteggio certamente inusuale tra tutti i sistemi elettorali del mondo.

Al crollo del PJD corrisponde la forte crescita registrata dal Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (Rassemblement National des Indépendants – RNI), formazione liberale guidata da Aziz Akhannouch, che ricopre ininterrottamente l’incarico di ministro dell’Agricoltura dal 2007. Il RNI ha ottenuto il primo posto, passando da 37 a 102 scranni, ed ottenendo in questo modo la maggioranza relativa in un emiciclo composto da 395 seggi. Il RNI dovrà quindi assumersi la responsabilità di formare una nuova maggioranza per guidare il governo del Paese.

Al secondo posto troviamo il Partito Autenticità e Modernità (Parti Authenticité et Modernité – PAM) dell’avvocato Abdellatif Ouahbi, che pur con una leggera perdita di quindici rappresentanti riesce comunque ad eleggere 87 deputati. A ridosso della formazione monarchico-riformista troviamo invece i monarchico-conservatori del Partito dell’Indipendenza – o Partito Istiqlāl (Parti de l’Istiqlāl) – con 81 seggi. 

Tra le formazioni di sinistra la migliore è l’Unione Socialista delle Forze Popolari (Union Socialiste des Forces Populaires – USFP), che ha fatto registrare un interessante incremento, passando da venti a 34 rappresentanti, e classificandosi al quarto posto. Il Partito del Progresso e del Socialismo (Parti du Progrès et du Socialisme – PPS), la compagine della sinistra più radicale tra quelle presenti nel parlamento marocchino, è passata da 12 a 22 deputati, mentre per la prima volta è stato eletto un rappresentante del Partito Socialista Unificato (Parti Socialiste Unifié – PSU).

Queste elezioni sono state caratterizzate anche da una bassa affluenza alle urne. Sebbene non siano stati ancora forniti i dati ufficiali, le stime affermano che solamente il 35% degli aventi diritto avrebbe esercitato il voto. Secondo gli analisti, soprattutto le giovani generazioni hanno perso fiducia nelle elezioni, che ritengono inutili visti gli ampi poteri detenuti dal sovrano. La delusione è aumentata dopo le modifiche costituzionali intervenute nel 2011, che, se in un primo momento erano state accolte positivamente, a distanza di dieci anni non hanno portato i risultati sperati.

In tutto, sono dodici i partiti che sono riusciti ad eleggere almeno un deputato alla Camera dei Rappresentanti, che costituisce la camera bassa del parlamento bicamerale marocchino, mentre la camera alta è denominata Camera dei Consiglieri, ed è composta da 120 membri. Secondo la Costituzione, il re Muhammad VI nominerà nelle prossime ore il nuovo primo ministro tra i membri del partito primo classificato alle elezioni, probabilmente il leader Aziz Akhannouch. Sebbene il Marocco sia una monarchia costituzionale, il re detiene ancora ampi poteri per quanto riguarda la designazione dei ministri, la politica estera e l’economia, mentre il governo ha più libertà d’azione nell’ambito di politiche come l’istruzione, la sanità e lo stato sociale.

Il primo compito del nuovo primo ministro sarà quello di formare una coalizione con altre forze politiche che permetta di raggiungere la maggioranza all’interno della Camera dei Rappresentanti. Il nuovo governo dovrà affrontare una difficile situazione causata dalla crisi economica aggravata dalle ondate di siccità e dalla pandemia di Covid-19, che ha portato ad un crollo delle entrate provenienti dal settore turistico, mentre il PIL ha fatto segnare un -6,8% nel corso del 2020. Attualmente, infatti, il Marocco è il secondo Paese più colpito del continente africano dopo il Sudafrica, con quasi 900.000 casi positivi, ed il quarto per numero di decessi (oltre 13.300). Inoltre, il Marocco si trova attualmente al centro di una crisi diplomatica con la vicina Algeria, che solamente due settimane fa ha deciso di rompere le relazioni diplomatiche con Rabat.

CLICCA QUI PER LA PAGINA FACEBOOK

Giulio Chinappi – World Politics Blog