Gennaio 17, 2022

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Germania: vincono i socialdemocratici, governo senza CDU?

La fine dell’era Merkel potrebbe vedere un governo senza CDU per la prima volta dal 2005, con il socialdemocratico Olaf Scholz pronto ad assumere la carica di cancelliere. Deludente il risultato della sinistra, mentre i Verdi diventano il terzo partito.

Le elezioni federali tedesche del 26 settembre hanno segnato la fine di sedici anni di governi guidati dalla cancelliera Angela Merkel, che aveva già annunciato da tempo la propria volontà di ritirarsi dalla vita politica. Dopo parecchie vicissitudini interne, la guida dell’Unione Cristiano-Democratica di Germania (Christlich Demokratische Union DeutschlandsCDU) è stata affidata ad un poco convincente Armin Laschet, ministro presidente del Land della Renania Settentrionale-Vestfalia.

Tutti i sondaggi della vigilia affermavano che effettivamente la CDU avrebbe ceduto il primato al Partito Socialdemocratico di Germania (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, SPD), con Olaf Scholz, già vice cancelliere e ministro delle Finanze dal 2018, pronto a prendere le redini del governo. Come previsto, i risultati elettorali hanno confermato il netto sorpasso dei socialdemocratici sulla CDU, ma la sconfitta dei cristiano-democratici potrebbe rivelarsi ancor peggiore di quanto ci si potesse aspettare, con il partito centrista che potrebbe essere estromesso dalla coalizione di governo.

Andando con ordine, partiamo appunto dalla SPD, che ha riconquistato il primato tra le forze politiche tedesche come non accadeva dalle elezioni del 2005. Il partito di centro-sinistra ha ottenuto 121 seggi sui 299 che vengono distribuiti secondo i singoli collegi elettorali, raggiungendo quota 206 sul totale di 735 scranni che compongono il Bundestag di Berlino, la camera bassa del parlamento bicamerale tedesco. Per la prima volta dal 1998, inoltre, la SPD ha conquistato tutti i seggi uninominali nei Länder del Brandeburgo e della Saarland, dove la CDU pure presentava nomi pesanti come Peter Altmaier, ministro degli Affari Economici e dell’Energia, e Annegret Kramp-Karrenbauer, ministro della Difesa.

Se i socialdemocratici hanno incrementato la propria rappresentanza di 53 deputati, la CDU ha fatto il percorso inverso, perdendone ben 49, e fermandosi a quota 151. Nella storia della Repubblica Federale Tedesca, i cristiano-democratici non avevano mai ottenuto così pochi seggi se non nel lontano 1949, quando però nel Bundestag sedevano solo 402 deputati. A questi vanno aggiunti i 45 seggi conquistati dalla versione bavarese della CDU, l’Unione Cristiano-Sociale in Baviera (Christlich-Soziale Union in Bayern, CSU), che invece si è mantenuta stabile grazie al suo radicamento territoriale a Monaco e dintorni, ma per la prima volta nella storia l’accoppiata CSU-CDU non ha vinto tutti i seggi disponibili nel Land meridionale.

In pratica, per la CDU si è trattato di una sconfitta su tutta la linea, che potrebbe essere aggravata dal fatto che, per la prima volta negli ultimi sedici anni, potrebbero esserci i numeri per formare un governo senza i centristi. La SPD spera infatti di poter stringere un’alleanza con la forza ecologista Alleanza 90/I Verdi (Bündnis 90/Die Grünen) che, dopo aver ottenuto risultati importanti alle elezioni locali, si è affermata come terzo partito politico del Paese. I Verdi hanno infatti visto la propria rappresentanza passare da 67 a 118 deputati, a dimostrazione di quanto le questioni ambientali stiano assumendo sempre più peso agli occhi dell’elettorato teutonico. La SPD vorrebbe coinvolgere nel governo anche il Partito Liberale Democratico (Freie Demokratische ParteiFDP), che ha ottenuto 92 seggi, dodici in più della precedente legislatura.

Non rappresenta più un pericolo per il sistema politico tedesco la forza di estrema destra Alternativa per la Germania (Alternative für DeutschlandAfD), che dopo aver raggiunto il proprio apice tra il 2017 ed il 2019 ha iniziato un lento ma costante processo di calo, che l’ha portata a perdere undici seggi per eleggere 83 deputati, passando dal terzo al quinto posto tra i partiti con più consensi. Molto più deciso è stato però il calo della forza di sinistra Die Linke, che evidentemente ha pagato la forte crescita dei Verdi. Il partito schierato più a sinistra tra quelli presenti nel Bundestag ha eletto solo 39 deputati, vedendo la propria rappresentanza calare di ben trenta seggi, facendo segnare il peggior risultato da quando questa formazione partecipa alle elezioni federali.

Da segnalare che, per la prima volta dal 1949, ha ottenuto un seggio anche l’Associazione degli Elettori del Sud Schleswig (Südschleswigscher WählerverbandSSW), un partito regionalista attivo nel Land dello Schleswig-Holstein, che rappresenta gli interessi delle minoranze etniche danese e frisona. Pur ottenendo solamente lo 0,1% su scala nazionale, ben distante dalla soglia di sbarramento del 5%, la SSW ha potuto infatti beneficiare della legge che favorisce i partiti che rappresentano gruppi minoritari.

Le settimane a venire saranno caratterizzate da intensi dibattiti tra le forze politiche per la formazione del governo. La SPD, come detto, spera di formare una coalizione con i Verdi e il FDP, che andrebbero a raggiungere una solida maggioranza di 416 su 735 per l’eventuale governo guidato da Olaf Scholz. Non dovrebbe invece entrare nei giochi di governo Die Linke, visto che i suoi 39 seggi non permetterebbero di ottenere la maggioranza con una coalizione tutta di centro-sinistra con SPD e Verdi. Se sembra scartata la possibilità di una nuova Große Koalition tra CDU e SPD, il leader cristiano-democratico Laschet spera ancora di diventare cancelliere, corteggiando le stesse forze politiche di Verdi e FDP. Saranno proprio questi due partiti, dunque, ad avere potere decisionale sulle sorti del prossimo governo tedesco.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog