“Quando arrivarono i Conquistadores, il territorio che oggi corrisponde al Messico, aveva 16 milioni di abitanti e tre secoli dopo erano appena 8 milioni, tra i vari “regali” che ci hanno fatto c’è l’epidemia di vaiolo ed in 3 secoli non sono stati in grado di inventare una cura.

Voglio chiedere allora a coloro che difendono l’invasione: dove sta il progresso che, secondo loro, avremmo avuto?
L’essenza del progresso è la condizione dell’essere umano, ma se invece di aumentare, la popolazione si è dimezzata, dove sta quella che loro chiamano “la civilizzazione”?

In Spagna, ancora oggi, i libri di testo insegnano ai bambini che loro vennero qui a civilizzarci; non va bene.
Queste cose che dico non hanno nulla a che vedere con il popolo spagnolo a cui vogliamo bene, hanno a che vedere con le élite e le oligarchie che hanno una gran arroganza piena di superiorità, non sanno essere umili.
Tuttavia noi continuiamo ad essere rispettosi con tutti”.

Lo ha dichiarato il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador durante i giorni delle celebrazioni per i 200 anni della Indipendenza, esortando la Spagna a correggere i libri di storia su “La Conquista”, che al contrario viene raccontata in quel paese come una opera di “civilizzazione” del Messico.

In Spagna, si celebra “il giorno della Hispanidad”, o “il giorno della razza”, una giornata elevata di importanza durante la dittatura fascista di Francisco Franco e che oggi è ogni anno al centro delle polemiche con l’ultradestra che la esalta a simbolo della grandezza spagnola nei vari continenti.

Sullo stesso tema si è espresso ieri Papa Francesco, il quale ha chiesto perdono e ha riconosciuto gli eccessi della Chiesa cattolica, di cui è il più alto esponente, per il ruolo svolto durante il periodo storico coloniale in Messico durato 300 anni dal XVI secolo.

Francisco ha inviato una lettera al governo del Messico in occasione della commemorazione del giorno del bicentenario della proclamazione dell’Indipendenza, segnato anche dai 500 anni dell’invasione spagnola e dai 700 anni della fondazione della storica capitale, Tenochtitlán.

Il papa ha fatto riferimento nella sua lettera al fatto che sia lui che i suoi predecessori avevano chiesto perdono per quelli che ha chiamato peccati personali e sociali, nonché per tutte le azioni o omissioni che non contribuivano all'”evangelizzazione”, termine usato per indicare la conquista avvenuta nel XVI secolo.

La lettera del capo dello Stato della Città del Vaticano è stata letta dal cardinale Rogelio Cabrera, arcivescovo di Monterrey e presidente dell’Episcopato messicano (CEM), e diffusa ieri durante la conferenza stampa del presidente Andrés Manuel López Obrador dal Palazzo Nazionale.

Il prelato ha detto che bisogna prima dare uno sguardo retrospettivo alla storia, il che implica riconoscere gli errori commessi in passato, che sono stati molto dolorosi e poi ammettere e chiedere perdono per gli errori commessi dalla Chiesa cattolica, come già è stato fatto in altre occasioni.

La lettera di papa Francesco risponde a quella inviata dal presidente López Obrador nel 2018 in cui chiedeva scuse alla Spagna e al Vaticano per il ruolo svolto dall’impero spagnolo durante il periodo della conquista nel XVI secolo.

Nel link il video con le dichiarazioni di Obrador
https://www.hispantv.com/noticias/mexico/499382/lopez-obrador-conquista-espanola-civilizar

Rete solidarietà rivoluzione bolivariana

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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