Ottobre 22, 2021

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I cittadini del Qatar hanno votato per la prima volta nella storia

Il 2 ottobre, i cittadini del Qatar sono stati chiamati per la prima volta alle urne per un’elezione su scala nazionale. Tra i candidati vi erano anche 29 donne, ma nessuna di queste è stata eletta.

Quella dello scorso 2 ottobre è stata una giornata storica per il Qatar, in quanto il Paese arabo ha organizzato le sue prime elezioni nazionali di sempre. L’emirato organizza elezioni locali sin dal 1999, mentre nel 2003 si è tenuto un referendum per l’approvazione della nuova Costituzione, ma mai i cittadini avevano potuto esprimere un voto politico su scala nazionale.

Il Qatar era già dotato di un organo che detiene poteri simili a quelli degli organi legislativi, anche se solamente a titolo consultivo, in quanto l’emiro manterrà tutte le sue prerogative: si tratta, appunto, dell’Assemblea Consultiva o Consiglio della Shura (Majlis as-Shura), creata nel 1972. A partire dall’ascesa al trono di Tamim bin Hamad al-Thani, nel 2013, si è spesso parlato della possibilità di rendere l’Assemblea Consultiva un organo elettivo, ma sia nel 2013 che nel 2016 le elezioni non hanno potuto avere luogo. Finalmente, dopo un nuovo rinvio nel 2019, nel novembre dello scorso anno Al Thani ha annunciato la data definitiva per lo svolgimento di questa prima storica tornata elettorale. In realtà si tratta semplicemente dell’applicazione di quanto previsto dalla Costituzione votata dai cittadini nel 2003 ed entrata in vigore nel 2004, con un ritardo di ben diciassette anni.

In Qatar sono vietati i partiti politici, e dunque tutti i candidati si sono presentati a titolo personale. Ai cittadini è stata data la possibilità di scegliere direttamente 30 dei 45 membri dell’Assemblea Consultiva, mentre i restanti quindici verranno nominati dall’emiro (che in precedenza li nominava tutti). Sui 284 candidati, 29 erano donne, anche se nessuna di queste è stata eletta. La partecipazione è stata pari al 63,5% degli aventi diritto.

Secondo gli analisti, le elezioni qatariote hanno rappresentato un passo verso il rafforzamento della partecipazione politica dei cittadini dello Stato del Golfo, nonostante i poteri dell’emiro restino ancora sproporzionati rispetto a quelli dell’Assemblea Consultiva. Quest’organo è responsabile dell’approvazione, del rifiuto e dell’emanazione di politiche statali generali e proposte di legge, nonché del controllo del bilancio dello Stato. Si prevede che il nuovo organo elettivo concentrerà la sua attenzione su questioni sociali come l’assistenza sanitaria, l’istruzione e i diritti di cittadinanza.

Il vice primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, il mese scorso ha descritto il voto come un nuovo “esperimento” e ha affermato che non ci si può aspettare che il Consiglio sin dal primo anno abbia il “pieno ruolo di qualsiasi parlamento“. Al momento, tra le monarchie del golfo solamente il Kuwait ha un organo legislativo che dispone di poteri sostanziali, sebbene anche in quel Paese l’ultima parola sulle questioni sostanziali spetti sempre all’emiro.

Giorgio Cafiero, amministratore delegato e fondatore di Gulf State Analytics, società di consulenza sul rischio geopolitico, ha affermato che il voto “non trasformerà” il Paese “in una democrazia”, come riportato da Al Jazeera, testata che ha sede proprio in Qatar. “Ma almeno possiamo vederlo come un passo in quella direzione, con queste elezioni che gravitano ulteriormente il Qatar verso un sistema di governo più rappresentativo“, ha osservato.

Non va dimenticato che questa apertura va considerata anche come un messaggio rivolto ai gruppi tribali che storicamente sono rivali di quello al potere: “Il voto indica che la famiglia al-Thani al potere sta prendendo sul serio l’idea di condividere simbolicamente il potere, ma anche di condividere effettivamente il potere istituzionalmente con altri gruppi tribali del Qatar”, ha affermato ancora ad Al Jazeera Allen Fromherz, direttore del Middle East Studies Center della Georgia State University.

Per il resto, le criticità presenti in Qatar appaiono ancora molto evidenti a tutti gli osservatori. La stessa legge elettorale, ad esempio, discrimina le persone di origine straniera, che non hanno diritto al voto, escludendo migliaia di cittadini naturalizzati da questo diritto. Nello specifico, la legge attribuisce il diritto di voto unicamente ai discendenti di coloro che erano cittadini qatarioti nel 1930, escludendo non solo i naturalizzati più recenti, ma anche famiglie che si trovano in Qatar da tre generazioni. “Il tentativo del Qatar di stabilire la partecipazione dei cittadini al governo avrebbe potuto essere un momento da celebrare, ma è stato offuscato negando a molti qatarioti i loro pieni diritti di cittadinanza e reprimendo i critici della privazione arbitraria degli elettori”, ha affermato Adam Coogle, rappresentante di Human Rights Watch per il Medio Oriente. “Le nuove leggi hanno solo ricordato ai qatarioti che non sono tutti uguali”, ha aggiunto.

Grandi speranze erano riposte anche nella possibilità di vedere almeno una donna entrare nell’Assemblea Consultiva, cosa che però non si è verificata. Nel 2003, aveva fatto notizia l’elezione di Sheikha Jufairi al consiglio municipale della propria città, ma bisognerà ancora attendere per vedere una donna sedere nell’organo legislativo. Paradossalmente, le donne erano meglio rappresentante in precedenza, in quanto nel 2017 l’emiro aveva nominato quattro donne.

Secondo molti analisti, le elezioni sarebbero state organizzate proprio quest’anno per dare un’immagine nuova al Qatar di Paese orientato alle riforme e all’apertura in vista della Coppa del Mondo di calcio del 2022.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog