Il Consiglio di Stato del Portogallo ha approvato questo mercoledì lo scioglimento del parlamento su proposta del presidente Marcelo Rebelo de Sousa. Rebelo de Sousa ha diffuso l’informazione attraverso un comunicato, nel quale ha precisato che il Consiglio di Stato, un organo composto dai consiglieri più fidati del presidente, ha espresso parere favorevole di scioglimento dell’organo legislativo. Sui 28 membri, gli unici ad esprimersi contro la decisione sono stati Francisco Louça, fondatore del partito della sinistra radicale Bloco de Esquerda, ed il comunista Domingos Abrantes.

La decisione è stata presa dopo la bocciatura da parte del parlamento della legge di bilancio presentata dal governo socialista del primo ministro António Costa la scorsa settimana. Costa non ha ottenuto il sostegno del resto delle forze di sinistra, poiché né il Partido Comunista Português (PCP) né il Bloco de Esquerda (BE) hanno sostenuto la proposta del Partido Socialista (PS).

In un messaggio televisivo diffuso nella serata di giovedì, il presidente Rebelo de Sousa ha annunciato la convocazione di nuove elezioni per il 30 gennaio 2022. Nonostante lo scioglimento dell’Assemblea, il governo del primo ministro socialista António Costa non presenterà le sue dimissioni e resterà in carica fino alle elezioni.

Dopo lo scioglimento delle camere e la convocazione di nuove elezioni, i comunisti portoghesi hanno affermato che “quelle che si decideranno in queste elezioni sono questioni di estrema importanza per il prossimo futuro del Paese per quanto riguarda ciò che i portoghesi vogliono in termini di salari, in termini di servizi pubblici, in termini di politiche che soddisfino la risoluzione di coloro che sono i grandi problemi nazionali non possono aspettare”. Proprio per questo motivo, il PCP giudica tardiva la data decisa dal presidente: “Non è comprensibile, quindi, che le elezioni non siano programmate nel minor tempo possibile – il che, peraltro, corrisponderebbe alla data proposta da quasi tutti i partiti […]. Sembra che la convenienza delle candidature alla guida dei partiti di destra venga anteposta agli interessi nazionali e quindi non pensiamo sia un buon servizio per il Paese avere questo rinvio dello svolgimento delle elezioni”, secondo le dichairazioni rilasciate dal deputato comunista António Filipe.

Lo stesso Filipe si era rivolto nella giornata del 2 novembre al parlamento, per spiegare le ragioni del rifiuto del PCP di votare a favore della legge di bilancio proposta dal governo socialista: “Il PCP non si è impegnato nel dibattito sul bilancio dello Stato per il 2022 con lo scopo di bocciarlo. Ha assistito al dibattito su questa proposta con lo stesso spirito con cui ha affrontato il dibattito su tutte le proposte di bilancio, quelle che ha approvato, quelle sulle quali si è astenuto, quelle per le quali ha deciso di votare contro. Ed è per questo che diciamo con tutta tranquillità: il bilancio dello Stato per il 2022 non è stato approvato perché il governo non lo ha voluto”.

Il presidente della Repubblica si sbagliava, se pensava che minacciare il PCP di indire elezioni anticipate avrebbe avuto qualche effetto sull’indipendenza del PCP di prendere le proprie decisioni”, ha continuato Filipe, puntando direttamente il dito contro il capo dello Stato. “Minacciando lo scioglimento dell’Assemblea della Repubblica e l’indizione di elezioni come forma inaccettabile di pressione su una decisione sovrana di questa Assemblea, lo stesso presidente della Repubblica è diventato un fattore di instabilità politica. […] Se qualcuno pensava che il PCP prendesse le sue decisioni cedendo a ricatti o minacce di qualsiasi tipo, o sulla base di calcoli elettorali a breve termine, si sbagliava di grosso. Il senso della nostra posizione e del nostro intervento era lo stesso di ogni altro dibattito sul bilancio, quello di trovare una soluzione ai problemi nazionali”.

Il PCP non ha paura delle elezioni. Sappiamo che per i media dominanti, un bilancio che aveva tutti i difetti del mondo quando si pensava che il PCP lo avrebbe reso praticabile, è diventato un pozzo di virtù perché il PCP lo ha rifiutato. Sappiamo delle trombe che suoneranno ai quattro venti per cercare di ritenere il PCP responsabile di tutti i mali del mondo. Ma niente di tutto questo ci intimidisce o ci fa cambiare rotta”.

Secondo Filipe, il Partido Comunista “non può condividere opzioni di governo che rifiutano di continuare il ripristino e la conquista dei diritti con una risposta più ampia ai problemi nazionali, opzioni di governo che sacrificano la risoluzione dei problemi nazionali a criteri dogmatici imposti dall’Unione Europea e sacrificano i diritti dei lavoratori agli interessi dei grandi datori di lavoro”. “I portoghesi sapranno su chi possono contare”, ha concluso.

Anche il leader del PCP, Jerónimo de Sousa, è intervenuto sulla questione: “Se non siamo andati oltre nel rispondere ai problemi dei lavoratori, della gente e del Paese, è stato perché il PS e il suo governo non hanno voluto liberarsi dalle catene che lo tiene imprigionato agli interessi del grande capitale. […] Sono tanti e noti i problemi che non trovano risposta e che si trascinano, nonostante le nostre insistenti proposte per risolverli”.

Secondo le parole del segretario di partito, il PS “non ho voluto trattare, per esempio, l’aumento degli stipendi come l’emergenza nazionale che è, nonostante noi avessimo deciso di non attenerci alla giusta proposta di 850 euro, ammettendo una soglia di 755 euro, a partire dal gennaio 2022”. Ancora, lo stesso PS “non ha voluto svincolare il Paese dai limiti e dai vincoli dell’Unione Europea e dell’Euro con i loro criteri draconiani di deficit e debito, che servono come giustificazione per impedire opzioni di difesa dell’interesse nazionale”.

Non voleva, perché pensa che sia ora di avere le mani libere per servire gli interessi che ha sempre servito. Vogliono che una maggioranza assoluta si liberi dall’influenza del PCP, che ha costretto il PS, anche contro il suo programma e la sua volontà, a una serie di misure positive”, ha aggiunto. “Quello di cui il Paese ha bisogno non sono maggioranze assolute, è una risposta ai suoi problemi, sono soluzioni alle difficoltà vissute da lavoratori, pensionati, giovani, disoccupati Queste soluzioni si costruiscono rifiutando maggioranze assolute e dando più forza al PCP e alla CDU*”, ha concluso il segretario del Partido Comunista.

* La CDU, ovvero Coligação Democrática Unitária (Coalizione Democratica Unitaria), è la coalizione di cui fa parte il PCP insieme al Partido Ecologista “Os Verdes” (PEV) e al partito Intervenção Democrática (ID).

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Giulio Chinappi – World Politics Blog

Di Giulio Chinappi - World Politics Blog

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora. Nel suo blog World Politics Blog si occupa di notizie, informazioni e approfondimenti di politica internazionale e geopolitica.

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