Novembre 28, 2021

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Cause della pandemia e necessari rimedi

Per quanto oggi gli stessi mezzi di comunicazione di massa siano costretti a occuparsi della catastrofe ambientale, non si fa alcuno sforzo per mettere in connessione le due maggiori problematiche che si sono imposte all’ordine del giorno, ovvero la devastazione ambientale e la pandemia. In tal modo quest’ultima viene completamente decontestualizzata dal punto di vista storico e sociale.

 di Renato Caputo  

I paesi capitalisti del mondo occidentale non hanno fatto nulla di significativo per prevenire la pandemia. Non hanno assunto nessuna delle misure indispensabili a farvi fronte. Nonostante il clamoroso insuccesso non hanno preso nessuna misura per correggere gli errori del passato. Si continua a puntare esclusivamente sulla vaccinazione di massa, presentata come unica panacea. Nonostante i paesi a capitalismo occidentale si siano assicurati la stragrande maggioranza delle dosi di vaccino, con la quarta ondata è ancora una volta l’Europa a essere il continente maggiormente colpito.

Peraltro nulla si è fatto e si intende fare per gettare le basi scientifiche per superare questa sempre più deprecabile situazione. Anche sul piano meramente teorico, sui mass media non ci si interroga mai sulle cause della pandemia. Al solito la questione si destoricizza e viene così presentata come una sostanzialmente imprevedibile catastrofe naturale. In tal modo si occulta il fatto che negli ultimi decenni il numero di pandemie sia in costante crescita a livello globale.

Per quanto oggi gli stessi mezzi di comunicazione di massa sono costretti a occuparsi della catastrofe ambientale, non si fa alcuno sforzo per mettere in connessione le due maggiori problematiche che si sono imposte all’ordine del giorno, ovvero la devastazione ambientale e la pandemia. In tal modo quest’ultima viene completamente decontestualizzata dal punto di vista storico e sociale. Così non si ragiona sul motivo per cui lo sviluppo sempre più rapido di nuove pandemie sia quasi sempre connesso al passaggio di specie del virus da un animale all’uomo. Né si vuole considerare che tale questione sorge dall’aver reso impossibile – con il modo di produzione capitalistico interessato esclusivamente ai profitti di un numero sempre minore di privati – ogni forma di ricambio organico fra uomo e natura.

Peraltro, da quando si è affermato il modo di produzione capitalistico, è iniziato uno sfruttamento senza pietà del mondo naturale, che non poteva non avere – quanto meno nel medio periodo – tragiche ricadute sul mondo umano, essendo anch’esso parte della natura. Le forme di allevamento ultraintensivo, rivolto esclusivamente a massimizzare i profitti, la spaventosa riduzione della biodiversità e delle specie non asservite allo sfruttamento capitalistico, non poteva che produrre questi sempre più comuni salti di specie.

A questa drammatica realtà non si può pensare di poter tenere testa esclusivamente con campagne di vaccinazione di massa nel proprio paese. Oltretutto si tratta, necessariamente – mancando ogni seria prevenzione – di vaccini d’emergenza, che non possono che essere sperimentati sugli stessi pazienti più o meno costretti, non avendo alternative, a subire un numero, peraltro difficilmente quantificabile, di dosi. Al punto che il paese dove più si è andati avanti in questa sperimentazione di massa, lo Stato di Israele, sta dando avvio alla inoculazione della quarta dose.

Tanto più che i paesi capitalisti non intendono assumersi in nessun modo alcuna responsabilità sugli effetti di tali vaccinazioni – che ora si pretenderebbe estendere anche ai minorenni – anche perché gli effetti sul medio e lungo periodo sono imponderabili. Così, dal momento che lo Stato è decisamente più interessato a salvaguardare gli extra-profitti delle multinazionali farmaceutiche – che si sono enormemente arricchite grazie ai vaccini, occultando vergognosamente i determinanti investimenti pubblici – piuttosto che i propri cittadini, costringe questi ultimi ad assumersi tutte le responsabilità di un numero spropositato di effetti indesiderati.

In particolare il nostro paese – che ha gestito nel modo forse peggiore la pandemia, visto che ha tra l’altro il record del numero di decessi in rapporto al numero di ammalati – è anche il solo che ha imposto la soluzione più svergognatamente classista del Green Pass. In tal modo la responsabilità è stata scaricata completamente sui lavoratori salariati e in particolare sul proletariato che, per sopravvivere, è costretto a vendere la propria forza lavoro. Così, per assurdo, i proletari per potersi riprodurre non solo devono – come di consueto nel modo di produzione capitalistico – farsi sfruttare, ma assumersi completamente l’onere mai così gravoso, in una situazione così tragica, della sicurezza sul lavoro. Sebbene si tratti di un onere che per legge e Costituzione dovrebbe, invece, ricadere esclusivamente sugli sfruttatori, ovvero sul padronato.

Nonostante questo ennesimo sopruso – unico a livello internazionale – ai danni del proletariato e, più in generale, dei lavoratori salariati, la protesta sociale è stata quasi completamente egemonizzata dalla destra radicale. Anche perché non si è fatta la necessaria chiarezza per distinguere, per esempio, la sacrosanta opposizione al classismo del Green Pass, con una generale sfiducia complottista verso la scienza, per cui si finisce con l’essere, in modo reazionario, contrari ai vaccini in quanto tali. Inoltre ha decisamente prevalso l’ideologia neoliberista per cui esistono esclusivamente gli interessi particolaristici degli individui e l’idea di superiori interessi collettivi viene considerata, in quanto tale, foriera di posizioni totalitarie.

Naturalmente, partecipare in modo più o meno organizzato a questo tipo di proteste non può che significare essere, per quanto inconsapevolmente, egemonizzati dalla destra radicale e/o neoliberista. Allo stesso modo non è certo possibile lasciare completamente la direzione dello Stato e del paese alla destra neoliberista e le piazze e l’opposizione alle forze della destra radicale, più o meno infiltrate e/o egemonizzate da quest’ultima. Né ci si può limitare, sebbene sia stata una risposta assolutamente indispensabile, a una grande manifestazione di fatto antifascista, quando i nazifascisti hanno sfruttato la loro capacità di egemonizzare le manifestazioni no-vax/no-Green Pass, per rilanciare la pratica di assalti squadristi alle sedi delle principali organizzazioni dei lavoratori.

Del resto, è quanto mai evidente che le forze al potere e le forze fascistoidi che egemonizzano l’opposizione siano due facce della stessa medaglia. Tanto più che niente potrebbe essere preferibile per gli sfruttatori di avere un pieno controllo al contempo sullo Stato e i suoi apparati, le sue casematte, il governo, il parlamento e al contempo l’opposizione sia parlamentare che extraparlamentare, di fatto egemone nelle manifestazioni di piazza.

Non a caso le manifestazioni dell’opposizione di sinistra, anche nei rari casi in cui in questi ultimi anni sono oceaniche – come la manifestazione antifascista a piazza San Giovanni a Roma – ricevono nei mezzi di comunicazione di massa molto meno spazio e rilievo delle mobilitazioni dei no-vax/no-Green Pass. Peraltro queste ultime e la loro troppo agevole strumentalizzazione da parte dell’estrema destra ha consentito al governo di avere la scusa per poter vietare – in modo sostanzialmente arbitrario, per mezzo dei prefetti – ogni genere di manifestazione che potrebbe disturbare il manovratore.

Nel vuoto delle sinistre politiche, con le forze “riformiste” che sono da tempo divenute un apparato dello Stato o appendici di tale apparato – con la funzione di coprirlo a “sinistra” – e con le sinistre radicali ridotte a una nichilistica prospettiva settaria che le condanna all’impotenza, le uniche prese di posizione significative di una opposizione di sinistra sono venute dai sindacati maggiormente rappresentativi, per quanto da anni egemonizzati, in modo più o meno ampio, da posizioni “neocorporative”. Anche perché il settarismo del sindacalismo “rivoluzionario” anarcoide lo rende quasi altrettanto poco attendibile, dinanzi al proletariato, delle sette della sinistra radicale.

I sindacati confederali – pur prendendo nettamente le distanze da ogni posizione oscurantista no-vax e da ogni impostazione neoliberista per cui conta esclusivamente la libertà arbitraria dell’individuo, che dovrebbe avere la priorità su ogni istanza collettiva – hanno preso una netta posizione contro il classismo del Green Pass e a favore della responsabilizzazione dello Stato mediante l’introduzione dell’obbligo vaccinale per i maggiorenni. Un’impostazione, una volta tanto, razionale e sostanzialmente avanzata, a cui non ha fatto però seguito nessuna effettiva volontà di praticarla. Sono così rimaste le tipiche buone intenzioni di cui è lastricata la strada dell’inferno, che hanno favorito la mistificazione fascista nell’additare i sindacati come traditori delle istanze dei cittadini.

I motivi per cui i sindacati confederali non hanno nemmeno fatto finta di praticare le loro sostanzialmente corrette parole d’ordine, dipende dal fatto che da troppo tempo hanno rinunciato al loro ruolo di avanguardie degli sfruttati, per divenire semplici fornitori di servizi, interessati principalmente ad avere il numero più ampio possibile di iscritti-clienti. Così, per paura di contrastare le posizioni piccolo-borghesi – ampiamente egemoni sul proletariato privo di avanguardie e di intellettuali organici – i sindacati confederali hanno rinunciato a battersi per costringere il governo, lo Stato e il parlamento, che hanno colpevolmente puntato tutto solo sui vaccini, ad assumersi le loro responsabilità. Inoltre i sindacati confederali stessi stanno da anni sulla stessa linea d’onda che ha portato quello che era stato il principale partito della sinistra a divenire un mero apparato dello Stato imperialista. Per cui l’unica cosa che sembra interessare a chi guida il sindacato confederale è di essere riconosciuti nei tavoli della concertazione come unici rappresentanti dei lavoratori e poter rivendicare come proprie conquiste le concessioni fatte dalla controparte nell’ottica della rivoluzione passiva, necessaria a mantenere l’egemonia, ossia a dominare con il consenso dei subalterni.

Naturalmente tale deriva non è da considerarsi un accidente passeggero o un mero tradimento di dirigenti venduti, ma è nella logica stessa di sindacati e partiti che sono, in quanto tali – come insegna a ragione Gramsci – degli apparati funzionali all’egemonia dello Stato capitalista sugli sfruttati, per meglio rafforzare il proprio potere conquistando il consenso degli oppressi. Quindi, non ci si può illudere che si tratti di un incidente di percorso, di qualcosa di straordinario e atipico, destinato a rimanere un’eccezione piuttosto che la regola. Al contrario se tali casematte funzionali all’egemonia non sono conquistate, in una strenua guerra di logoramento, dai sostenitori del superamento in senso socialista dello Stato imperialista, la tragica situazione attuale non potrà che peggiorare ulteriormente.

Del resto tutto ciò che avviene non avviene per caso, per un destino cinico e baro o per l’arbitrio di qualche potenza divina, ma avviene necessariamente, ossia dipende dai rapporti di forza che si stabiliscono all’interno della lotta di classe. Dunque o si opera in funzione di modificare a vantaggio degli sfruttati tali rapporti di forza, incidendo in modo costruttivo nel conflitto sociale, oppure continuare a lamentarsi o a piangere sul latte versato risulta assolutamente inutile

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