Le proteste in Kazakistan sembrano aver superato la fase più acuta, ed ora la situazione appare stabile in tutte le regioni del Paese, secondo quanto affermato dal governo di Nur-Sultan. Già sabato scorso, il presidente Qasym-Jomart Toqaev aveva tenuto una conversazione telefonica con il suo omologo russo Vladimir Putin, nella quale si era detto ottimista circa la stabilizzazione della situazione: “Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha avuto una lunga conversazione telefonica con il Presidente della Repubblica del Kazakistan Qasym-Jomart Toqaev. Il Presidente del Kazakistan ha parlato in dettaglio dell’attuale situazione nel Paese, rilevando la transizione verso la stabilizzazione”, si legge nella dichiarazione ufficiale rilasciata dal Cremlino.

Il tutto è stato confermato il giorno successivo dal ministro dell’Interno ad interim Yerlan Turgumbaev, che domenica ha dichiarato che la situazione in tutte le regioni del Kazakistan colpite dai disordini si è stabilizzata: “L’operazione antiterroristica per ristabilire la legge e l’ordine nel Paese continua“, ha affermato. “Ad oggi, la situazione si è stabilizzata in tutte le regioni del Paese“, ha affermato, aggiungendo che le forze dell’ordine hanno ripreso il controllo degli edifici che erano stati occupati. “Il lavoro delle strutture comunali e dei servizi vitali è stato ripristinato“, ha detto Turgumbaev.

Approfittando di questo momento di maggiore tranquillità, pur senza abbassare la guardia, il presidente Toqaev ha dichiarato il 10 gennaio un giorno di lutto nazionale nel Paese, per ricordare le vittime degli scontri dell’ultima settimana: “In connessione con le numerose vittime umane a seguito di tragici eventi in diverse regioni del Paese, il presidente del Kazakistan Qasym-Jomart Toqaev ha deciso di dichiarare il 10 gennaio 2022 una giornata di lutto nazionale“, è stato comunicato attraverso i canali ufficiali del leader kazako. Secondo i numeri ufficiali, in questi giorni sarebbero morte almeno 164 persone a causa degli scontri, delle quali 103 nella sola Almaty, la città più grande del Paese.

Nel frattempo, i servizi speciali kazaki hanno arrestato l’ex capo del Comitato per la sicurezza nazionale Karim Masimov con l’accusa di tradimento. Il 56enne, già sollevato dal proprio incarico lo scorso 5 gennaio e sostituito da Yermek Sagimbaev per volere del presidente Toqaev, sarebbe direttamente coinvolto nei moti di protesta che hanno scosso il Paese. “Il 6 gennaio di quest’anno, il Comitato per la sicurezza nazionale ha avviato un’indagine preliminare sull’alto tradimento ai sensi dell’articolo 175 della parte 1 del codice penale della Repubblica del Kazakistan. Lo stesso giorno, sospettato di aver commesso questo crimine, l’ex Il presidente del Comitato per la sicurezza nazionale Karim Masimov e altre persone sono stati arrestati e collocati in un centro di detenzione temporanea“, si legge nella nota ufficiale.

Come abbiamo avuto modo di sottolineare nei nostri precedenti articoli, è probabile che nelle proteste abbiano preso parte anche gruppi di estremisti islamici, in un Paese a netta maggioranza musulmana. Questa ipotesi è stata confermata dall’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Anatolij Antonov: “Il Kazakistan è stato attaccato dai radicali che predicavano l’ideologia misantropica“, ha scritto Antonov attraverso i social network. “Migliaia di jihadisti e saccheggiatori hanno tentato di infrangere l’ordine costituzionale“. Secondo l’ambasciatore, il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan ha dato il via libera alla diffusione dell’estremismo religioso nella regione dell’Asia centrale.

Si tratta di un nuovo tentativo di una rivoluzione colorata con l’aiuto di uomini armati e saccheggiatori”, ha proseguito il diplomatico russo, facendo intendere, pur senza dirlo apertamente, la possibilità di ingerenze straniere per fomentare le proteste. “Sono sicuro che le agenzie competenti del Kazakistan andranno a fondo della situazione e il terrorismo sarà sradicato dal suolo kazako“.

L’analisi dell’ambasciatore Antonov è condivisa anche dal viceministro degli Esteri di Mosca, Sergej Rjabkov: “Collaboriamo nell’ambito della CSTO [Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, ndr], anche con le autorità del Paese, in modo abbastanza efficiente. Penso che abbiamo tutte le ragioni per sentirci ottimisti riguardo al futuro dal punto di vista della normalizzazione della situazione in Kazakistan“, ha affermato.

Gli eventi in Kazakistan hanno dimostrato che ci sono “attori esterni” volti a destabilizzare la situazione negli stati sovrani, ha aggiunto il viceministro: “Gli eventi [in Kazakistan] hanno dimostrato che esiste un gran numero di attori esterni che utilizzano una serie di mezzi di vasta portata per creare una base e formare strumenti allo scopo di destabilizzare la situazione negli stati sovrani“.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog

Di Giulio Chinappi - World Politics Blog

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora. Nel suo blog World Politics Blog si occupa di notizie, informazioni e approfondimenti di politica internazionale e geopolitica.

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