Primo Ministro etiope Abiy Ahmed premio Nobel per la pace e responsabile della catastrofe umanitaria nel Tigray


Francesco Cecchini


In Etiopia la guerra nel Tigray dura dal novembre 2020, ben 13 mesi, e la pace non è vicina.
Il leader del Fronte Popolare per la Liberazione del Tigray (TPLF), Debertsion Gebremichael, ha dichiarato che le trattative tra il suo movimento e il governo di Addis Abeba stanno procedendo bene. Vogliamo risolvere i problemi con il negoziato, ma se sarà necessario il Fronte ha le capacità di proseguire la lotta fino alla realizzazione dei suoi obiettivi.
Il vice capo di stato maggiore dell esercito etiope, Gen. Abebaw Tadesse, ha recentemente dichiarato: “Nessuno ci fermerà; entreremo, distruggeremo il nemico. Non cè nulla di controverso al riguardo”.
Contro chi si lotta e lo si sta distruggendo è la popolazione che vive nel Tigray, dove, secondo un rapporto di Ethiopia Insight in 4 mesi vi sono stti circa 5000 morti, inclusi 350 bambini, per malnutrizione e mancanza di cure. I medicinali introvabili e il sistema sanitario è al collasso
Ethiopia Insight, fondato dal giornalista William Davison, è una agenzia di stampa imparziale e si sforza di ottenere la massima obiettività nella sua copertura delle questioni politiche ed economiche etiopi. Il rapporto è il frutto di una valutazione effettuata dalle autorità sanitarie locali in collaborazioni con alcuni gruppi umanitari internazionali.
La stima prodotta riflette solo una parte del dramma umanitario, poiché loccupazione di alcune aree da parte dei combattenti e la mancanza di carburante causata dal blocco hanno limitato la raccolta di dati e la fornitura di aiuti. Secondo il responsabile dalla sanità tigrina, i dati raccolti coprono solo il 40% del territorio dello Stato. La mancanza di medicinali e di vaccini ha fatto emergere malattie facilmente prevenibili come il morbillo mentre ha iniziato a diffondersi il Covid-19. Secondo l Onu, meno del 15% dei rifornimenti necessari è entrato nel Tigray. Il governo di Addis Abeba ha giustificato il blocco dei convogli umanitari con il timore che gli aiuti possano cadere nelle mani dei combattenti avversari.
La tragica situazione nel nord Etiopia e nel Tigry è continuamente denunciata da World Food Programme (Wfp), agenzia ONU con sede a Roma. Il link con il più recente intervento è il seguente.
https://news.un.org/en/story/2022/01/1109802

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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