Lubiana, il monumento di Gramozna Jama davanti alla cava dove il Regio esercito italiano fucilò centinaia di
ostaggi sloveni


Francesco Cecchini

Il Giorno del Ricordo deve essere occasione di riflessione sulla complessa vicenda del confine orientale, che è stato oggetto di numerosi conflitti politico-militari e ha radici lontane nella storia. Per comprendere il perché delle foibe o dellesodo di molti italiani che risiedevano lungo i confini orientali dellItalia, occorre inquadrare questi avvenimenti in un più vasto contesto storico.

Un articolo di Marina Salvi, pubblicato su Il Manifesto dello scorso 2 febbraio, ha informato dell’ incontro avvenuto a Gramozna Jama lo scorso dicembre tra Gianfranco Paglierulo, presidente nazionale dell’ Anpi, Marijan Križman dello ZZB NOB (l’ Anpi sloveno) e il sindaco di Lubiana Zoran Janković. A Gramozna Jama, presso la cava abbandonata poco a nord della stazione ferroviaria di Lubiana, vennero fucilati senza processo per rappresaglia 121 ostaggi sorteggiati a caso.
La delegazione antifascista andò poi al cimitero di Žale, dove vi sono le tombe di centinaia di sloveni fucilati.

Nel quadro della spartizione della Jugoslavia nell aprile 1941 fu istituita la Provincia di Lubiana con amministrazione italiana fascista e occupata dal Regio esercito. Numerosi furono i crimini commessi ai danni della popolazione civile slovena e anche a quella croata, imponendo la snazionalizzazione forzata e la deportazione in massa nei campi d internamento e di concentramento del regime. Una recinzione di 41 chilometri di filo spinato, una cintura di ferro, fu fatta costruire dalle autorità fasciste italiane tra il gennaio e il febbraio 1942 lungo tutto il perimetro di Lubiana, con lo scopo di dividere la città dal suo territorio e indebolire il movimento di resistenza sloveno.
Va ricordato che il generale Mario Roatta comandante del Regio Esercito ai reparti di occupazione della Slovenia impartì il seguente ordine:
Non occhio per occhio e dente per dente! Piuttosto una testa per ogni dente. esplicitamente diretto contro i civili sostenitori dell’ Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia guidato da Josip Broz Tito.
Lo storico A. Del Boca ha fornito un bilancio delle vittime civili in 26 mesi (1941 — 1943) di terrore italo fascista nella sola provincia di Lubiana:
Ostaggi fucilati per rappresaglia: 1.500
Fucilati sul posto durante i rastrellamenti: 2.500
Deceduti per sevizie: 84
Torturati e arsi vivi: 103
Uomini, donne e bambini morti nei campi di concentramento: 7.000
Totale: 11.100
Se si contano i circa 900 partigiani catturati e passati per le armi sul posto, nonché le 83 sentenze di morte emesse dal tribunale militare di guerra di Lubiana (che comminò anche 434 ergastoli e 2695 altre pene detentive per un totale di 25.459 anni), le vittime furono più di 12.000.
I villaggi completamente devastati furono 800, più di 3000 le case saccheggiate e distrutte col fuoco.
Lager per slavi.

Importante. In occasione del Giorno del Ricordo 2022 le stesse organizzazioni LAnpi e la ZZB-NOB (lAssociazione dei partigiani sloveni) che si erano incontrate lo scorso dicembre a Lubiana il 5 febbraio hanno organizzato a Gorizia il convegno La Storia Insieme.
Il presidente dellAnpi Gianfranco Pagliarulo ha chiarito il senso dell’ iniziativa:
Da troppi anni una consistente parte delle celebrazioni del Giorno del Ricordo ha assunto un carattere divisivo, allinsegna del nazionalismo, di nostalgie irredentistiche e persino della riabilitazione del fascismo storico — Basti pensare allignobile manifesto sul Giorno del Ricordo prodotto dalla Regione Piemonte nella persona di un assessore di Fratelli dItalia. È lennesima conferma sia che quel partito non ha mai reciso le sue radici culturali che affondano nel fascismo storico, sia che il nostro Paese non è ancora capace di confrontarsi seriamente col suo passato. Abbiamo intitolato liniziativa di ricerca del 5 febbraio a Gorizia La storia insieme perché, in particolare per le vicende del confine, occorre avere una visione transnazionale che affronti con serietà la storia della tragedia di quelle terre guardando oltre, affinché la frontiera non sia un muro, ma il luogo del riconoscimento dellaltro e la porta aperta per l amicizia fra i popoli.
Le delegazioni delle due Associazioni si sono incontrate in Piazza Transalpina, che fu confine di stato tra Italia e Jugoslavia, per deporre un mazzo di fiori e stringersi la mano su quel luogo che fu barriera per anni e che ora è punto d`incontro comune.

Manifesto del convegno La Storia Insieme

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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