Francesco Cecchini

No a Colombia fratturata dal fracking
Fra i tanti problemi che ha la Colombia vi è anche il pericolo del fracking. Il fracking è lo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso nel sottosuolo. La fratturazione viene eseguita dopo una perforazioone dentro una formazione di roccia contenente idrcarburi, per aumentarne la permeabilità al fine di contenuti nel giacimento e incrementarne il tasso di recupero.             I principali giacimenti di petrolio o del gas da argille ubicati nella valle del Magdalena, nel Casanare, nel Norte de Santander e a Orito, Putumayo.
Il fracking significa la morte dell’ambiente, degli ecosistemi e dell’acqua potabile. E non solo, perché sono in gioco l’indipendenza delle comunità, la loro autodeterminazione e l’opportunità di decidere il loro destino politico. Inoltre vi è il rischio sismico, e per la salute umana, animale e vegetale.
Il Consiglio di Stato colombiano ha ratificato la legalità delle norme per l’esplorazione e lo sfruttamento del fracking, approvando il via libera già esistente per questi progetti in una sentenza che le organizzazioni sociali hanno definito  regressiva.
Ecopetrol, società energetica statale, sta sviluppando i progetti pilota di fracking insieme al partner statunitense Exxon Mobil. “Abbiamo due contratti firmati e in vigore con l’agenzia per gli idrocarburi e una solida licenza ambientale”.
Il presidente eletto, Gustavo Petro è contrario al fracking e ha promesso che sotto la sua guida non sarebbe mai stato utilizzato questo sistema di sfruttamento degli idrocarburi. Analoga la posizione della sua futura ministra dell’Ambiente, Susana Muhamad, ma la linea ‘green’ del nuovo Governo colombiano non è evidentemente la stessa del più alto tribunale amministrativo del Paese.
Comuque la partita del fracking è ancora aperta e i settori sociali e i movimenti ambientalisti non abasseranno la guardia e continueranno la lotta.

No al fracking in Colombia

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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