Pace con giustizia sociale


Francesco Cecchini

Articolo di Ángel Guerra Cabrera, pubblicato La Haine e tradotto da Francesco Cecchini per Ancora Fischia Il Vento.

Il governo di Gustavo Petro-Francia Márquez ha avviato molto bene la sua missione estremamente importante e sta facendo progressi costanti. Ha già registrato davanti al Congresso il suo provvedimento faro, la riforma fiscale, senza la cui approvazione non potrebbe realizzare i programmi sociali per attuare una riforma rurale globale, fare dell’istruzione e della salute un diritto universale e combattere frontalmente la fame nel secondo posto Paese diseguale dell’America Latina. Impegni acquisiti dal presidente e dal vicepresidente con gli elettori e il popolo colombiano. Soprattutto con i lavoratori, i poveri e i giovani di ambo i sessi, protagonisti della ribellione sociale ferocemente repressa tra il 2019 e il 2021. Nel solo 2021 sono stati denunciati più di 70 manifestanti morti e centinaia di scomparsi. Allo stesso modo, per porre fine alla corruzione sfrenata e alle feroci violazioni dei diritti umani da parte delle forze armate e di polizia, ha già nominato una nuova leadership per entrambe le forze, dopo aver mandato in pensione 55 generali.
Va sottolineato che Petro ha già nominato la stragrande maggioranza dei membri del suo governo che, in generale, godono di prestigio e riconoscimento nazionale e internazionale nelle loro sfere di competenza, ha compiuto passi importanti per il raggiungimento della pace totale, con la ripresa della processo di pace con l’Esercito di liberazione nazionale (ELN)) a Cuba, il che equivale a una normalizzazione molto amichevole delle relazioni con l’isola. Allo stesso tempo, e senza perdite di tempo, ha progredito nel pieno ristabilimento delle relazioni diplomatiche e commerciali con il Venezuela, nonché nell’apertura dei gradini nel loro ampio confine comune di 2.219 chilometri, chiuso dal 2015 a seguito della febbrile partecipazione del narco-governo di Iván Duque come elemento fondamentale della politica di guerra multidimensionale di Washington contro Caracas. Un esempio dell’adeguatezza e del consenso di cui godono i principali membri del nuovo governo, al di là degli scapigliati e rabbiosi sbarramenti di Uribismo e dei suoi satelliti, sono le nomine a Ministero degli Esteri e aquello deell’Economia. Agli Esteri Álvaro Leyva, uomo con un solido curriculum di impegno e partecipazione attiva a tutti gli sforzi di pace dei vari governi colombiani, che gode anche, per la sua serietà, della fiducia delle organizzazioni internazionali e delle varie organizzazioni guerrigliere o ex guerriglieree . Lo stesso  , si può dire di José Antonio Ocampo, come ministro dell’ Economia, esperto di finanza ed economista di solido appoggio nazionale e internazionale, che avrà l’appoggio di specialisti competenti a capo degli altri settori economici.
La ripresa del dialogo con l’ELN è stata finalmente decisa in una missione di verifica inviata all’Avana da Petro per corroborare la volontà di quell’organizzazione di continuare il processo. Guidata dal ministro degli Esteri Leyva, ha potuto verificare la volontà pacificatrice dei negoziatori dell’ELN, profughi all’Avana da quando il presidente Duque, nemico giurato degli accordi di pace, ha approfittato di una deplorevole azione di quella guerriglia nel 2019 per far scoppiare il dialogo e avvelenare relazioni con l’Avana. In un gesto coerente con la fobia per la pace del suo capo Álvaro Uribe, ha chiesto al governo dell’isola di estradare gli inviati dell’ELN, cosa che Cuba non poteva accettare a causa del suo status di garante del processo davanti al diritto internazionale. L’Avana ha respinto la richiesta oltraggiosa di Bogotá e ha concesso asilo ai rappresentanti dell’ELN. Ironia della sorte, la presenza del tutto legale e legittima dei negoziatori della guerriglia sull’isola è stata sfacciatamente usata dal governo Donald Trump come pretesto per includerlo ancora una volta nella lista spuria dei paesi che sponsorizzano il terrorismo, con le difficoltà economiche che questo gli ha imposto . , oltre a quanto ha già sofferto – e continua a soffrire – per il crudele rafforzamento del blocco da parte di Trump e del suo mantenimento, quasi intatto, da parte di Biden. Il ministro degli Esteri Leyva era incaricato di rendere giustizia a Cuba quando ha affermato che il suo paese rifiuta la classificazione dell’isola come presunto sponsor del terrorismo con la quale si è cercato di ignorare il suo impegno per la pace in Colombia e nel mondo. A rispondere il suo omologo cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, ribadendo l’impegno dell’Avana per la pace in Colombia.
Petro, che ha attribuito grande importanza all’unità dell’America Latina e dei Caraibi, ha giustamente affermato che il Messico e la Colombia possono dare un grande contributo a questa nobile impresa.

Gustavo Petro e Francia Márquez

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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