Le elezioni di ieri consegnano un risultato elettorale che, per quello che concerne il peso politico delle coalizioni in campo, conferma quanto previsto per grandi linee dai sondaggi elettorali di queste settimane.

La coalizione di centro-destra avrà la maggioranza assoluta in entrambi i rami del parlamento, ma occorre capire soprattutto al Senato quanto questa sarà consistente. Al netto di un 43-45% raccolto nelle urne dalle quattro formazioni politiche di ne fanno parte, la rappresentanza parlamentare delle forze di destra sarà molto più ampia grazie alla quota assegnatagli coi seggi uninominali, dove la scelta del Partito democratico di non allearsi col Movimento 5 Stelle ha consegnato a Meloni e soci gran parte dei seggi ancor prima che iniziasse la competizione elettorale.

All’interno del blocco conservatore è indubbiamente Fratelli d’Italia a uscirne vincitrice, affermandosi primo partito del Paese col 26% dei voti, mentre la grande sconfitta è la Lega che vede erodere i suoi consensi all’8,9%, rischiando di essere addirittura sorpassata da Forza Italia che con l’8,3% si dimostra ancora una forza in grado di giocare un ruolo importante nel futuro governo di destra (ricordiamoci che stiamo parlando dell’unico partito italiano membro dei Popolari europei).

A far due conti risulta evidente che, al netto di un’affluenza mai così bassa per delle elezioni politiche (appena un 64% scarso), l’area di consenso del centro-destra non è realmente cresciuta nel Paese, ma è il campo progressista ad essersi frantumato in mille pezzi, col PD che ha sin dall’inizio rinunciato a svolgere un ruolo di baricentro e collante.

L’importante recupero in termini di voti del Movimento 5 Stelle, che ha incassato un significativo 15,5%, tale quasi da insidiare lo scarso 19% del Partito democratico, dimostra in primo luogo come ormai i pentastellati interpretino strutturalmente un pezzo del blocco sociale storico del mondo progressista, e poi come il ricatto del voto utile, in un contesto in cui la vittoria delle destre era in realtà inevitabile, abbia generato l’effetto contrario di incentivare un voto che in parte è anche di dissenso e rottura verso la scelta dei Dem di schiacciarsi completamente sulla difesa dell’operato di Mario Draghi.

Del disastro di Enrico Letta ne ha approfittato il terzo polo che si è potuto concedere il lusso di nascere da uno strappo col PD, grazie al quale Calenda ha potuto imprimere alla nascente area centrista una caratterizzazione ben precisa, che a ben vedere ha trainato voti principalmente dall’area elettorale più moderata del centro-sinistra (non a caso +Europa anche se di un soffio, probabilmente rimarrà fuori dal Parlamento), mentre non sembra aver insidiato significativamente il bacino di consenso di Forza Italia.

C’è vita a sinistra?

L’unica nota parzialmente positiva è rappresentata dal discreto risultato elettorale dell’alleanza Verdi/Sinistra Italiana al 3,5%, che permetterà a Fratoianni e Bonelli di portare una truppa di parlamentari in entrambi i rami del parlamento.

Se l’alleanza rosso-verde si è dimostrata una buona formula elettorale, per Sinistra Italiana si tratta adesso di decidere cosa vuole fare da grande: il gruppo parlamentare di Fratoianni verrà messa al servizio di un processo di composizione di un vero e proprio partito minimamente strutturato sul territorio, oppure continuerà a limitarsi alla sola attività istituzionale, cercando di sopravvivere anche alla prossima tornata elettorale grazie ad un voto che allo stato attuale è quasi esclusivamente di opinione?

Per Unione Popolare, lista elettorale nata dall’alleanza tra Potere al Popolo e Rifondazione comunista, si tratta invece di capire se c’è la volontà umana e politica di portare avanti il progetto, senza fermarsi all’apparenza di un assai modesto 1,4% dei voti, ma prendendo questo dato come una base di partenza per la costruzione di un nuovo soggetto politico riconoscibile nei territori, che non cambi nome ad ogni elezione e soprattutto che inneschi nuovi processi partecipativi.

La cosa migliore sarebbe ovviamente che Sinistra Italiana e Unione Popolare si guardassero in faccia e provassero a dar vita ad un vero partito del lavoro in Italia. Ma questa ad oggi sembra pura utopia

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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