Berlino nel tardo autunno scorso ha avallato il proprio suicidio energetico ingoiando come una capsula di cianuro il veto americano su Nordstream 2 e contro un’economia tedesca sempre più integrata con le risorse russe.

Nordstream 2 : questo matrimonio non s’ha da fare

Di Flavio Piero Cuniberto*

Quando, all’inizio del 2022 la stampa americana e occidentale dava per imminente lo scoppio delle ostilità in Ucraina, alcuni osservatori prevedevano che a dare fuoco alle polveri sarebbe stato, probabilmente, un episodio di false flag, di “falsa bandiera”: un incidente a qualche importante infrastruttura ucraina, allestito da abili mani occidentali e attribuito al “Pazzo del Cremlino” (secondo un copione già visto e stravisto anche in anni molto recenti). Il tipico casus belli fabbricato a tavolino.

Non fu così, perché al grido “al lupo, al lupo”, il lupo intervenne davvero, spiazzando i migliori analisti geopolitici. Ma la sfera di cristallo era solo un po’ opaca, il false flag intravisto andava spostato da febbraio a settembre: non in Ucraina ma nel Baltico, che è poi (come gli stessi osservatori non mancavano di rilevare da tempo) il cuore strategico dell’intera vicenda.

Uscita di scena Angela Merkel – ultima, per quanto ambigua, garante del dialogo diplomatico col Cremlino – il governo-fantoccio insediato a Berlino nel tardo autunno avalla il proprio suicidio energetico ingoiando come una capsula di cianuro il veto americano su Nordstream2 (colpo di grazia a una troppo florida – per gli interessi americani – economia tedesca, sempre più sbilanciata verso oriente e pericolosamente integrata con le risorse russe).

La mancata inaugurazione del gasdotto, già prevista per la fine del 2021 e fortemente voluta dagli ambienti industriali tedeschi come dai partner russi, segna nello stesso tempo il congelamento definitivo di ogni iniziativa diplomatica sul Donbass (ancora richiesta dai Russi nel mese di dicembre), e apre la strada – secondo le previsioni e gli auspici di Washington (della cricca dem-neocon che a Washington, brogli adiuvantibus, detiene il potere) – all’intervento militare russo del 24 febbraio

Eccolo il casus belli: propiziato con estrema abilità dalla Casa Bianca ma evitando i rischi connessi a un’operazione sul campo.

Il sabotaggio-rappresaglia di ieri è invece un tipico episodio di false flag, addossato dalla NATO al Cremlino come “attacco all’Occidente”. Ma potrebbe essere un clamoroso passo falso e un punto di svolta, in grado di mandare all’aria la lunga e meticolosa strategia nordatlantica.

Dipende dal residuo coraggio della classe dirigente tedesca (ove non comprata o infiltrata dal deep state americano) rifiutare le seconda dose di cianuro e “écraser l’infame”.

* Ripreso da Flavio Piero Cuniberto

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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