Destano preoccupazione in Europa i rapporti che Algeria e Russia stanno intraprendendo nelle ultime settimane, soprattutto alla luce degli accordi di approvvigionamento che l’Italia ha stretto con il Paese nordafricano. Ad aprile scorso Draghi era volato personalmente al Algeri per siglare quella che lo stesso ex premier aveva definito una «risposta significativa e strategica» per sostituire la dipendenza dal gas russo. Ora la doccia fredda: il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, ha annunciato che si recherà a Mosca per firmare con la Russia una fornitura di armi per un valore compreso tra 12 e 17 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni. Decisione che arriva poco dopo che i due Paesi hanno condotto una esercitazione navale congiunta.

Sottomarini, aerei stealth Su-57 (Sukhoi), bombardieri Su-34 e caccia Su-30, oltre ai nuovi sistemi di difesa aerea, come l’S-400, il Viking e l’Antey-4000, saranno i mezzi e i sistemi d’arma per cui l’Algeria aumenterà del 130% il proprio bilancio militare, raggiungendo i 22,6 miliardi di dollari. Con la conclusione dell’accordo sulla commessa militare, l’Algeria si collocherà tra i tre maggiori importatori di armamenti russi al mondo.

Alla fine del mese scorso, alcuni di membri del Congresso degli Stati Uniti, guidati dalla repubblicana Lisa McClain, hanno indirizzato una lettera al Segretario di Stato Antony Blinken esprimendo le loro preoccupazioni per i legami sempre crescenti tra Russia e Algeria. Elizabeth Moore Aubin, ambasciatrice degli Stati Uniti in Algeria, ha confermato la possibilità che il Congresso degli Stati Uniti chieda l’applicazione di sanzioni al Paese magrebino in base alla Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA) approvato dal Congresso nel 2017.

Alla fine di ottobre, Russia e Algeria hanno eseguito un’esercitazione militare congiunta nel Mediterraneo occidentale. Una flottiglia di navi da guerra appartenenti alla flotta russa, prima di cominciare le operazioni congiunte tra i due Paesi, ha attraccato nel porto di Algeri. L’esercitazione è stata effettuata per rafforzare la cooperazione militare tra le forze navali di Algeria e Russia, come riportato dal ministero della difesa algerino.

L’esercitazione andata in scena non era la prima ma certamente la più importante di quelle svolte nei mesi e negli anni scorsi. Allo stesso modo, l’accordo commerciale militare non è il primo e i rapporti tra Algeria e Russia sono buoni da diversi anni, ma questo che verrà siglato in dicembre a Mosca è certamente il più imponente e con un chiaro e preciso segnale geopolitico dato il momento in cui arriva.

Diversi eurodeputati del Partito popolare europeo hanno espresso preoccupazione per le manovre militari congiunte condotte da Russia e Algeria nel Mediterraneo. I deputati europei ritengono che questa collaborazione sia «estremamente preoccupante non solo per la pace e la sicurezza, ma anche per gli interessi dell’Occidente e dell’Unione europea».

Come si comporterà adesso l’Italia con l’Algeria, considerata partner strategico per la sostituzione del gas russo? Cosa succederà? Facile credere che nell’immediato il governo italiano non cambierà la propria politica e non metta in discussione l’accordo per il gas stipulato con Algeri, a meno che non sia obbligato a farlo da una – al momento improbabile – approvazione di sanzioni a livello europeo verso l’Algeria.

[di Michele Manfrin]

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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