La Città Futura esprime solidarietà a Geraldina Colotti, censurata dal quotidiano Il Manifesto. “Ritengo doveroso informare su quel che sta accadendo. Sono comunista, non sono pentita, sto con la lotta di classe dovunque riparta”.

CARACAS. Non è mai stato facile fare il giornalista, soprattutto essere un buon giornalista comunista. La crisi della stampa, soprattutto cartacea, ha fatto molte vittime, fra cui i giornalisti. Qualcuno ha pensato che una formula di cooperazione, un collettivismo redazionale, potesse aiutare le persone a rafforzarsi l’un l’altra per fare il proprio mestiere al meglio. Marx ce lo ha insegnato, nei testi che trattano della libertà di stampa. Il tema del primo libro, tra l’altro uno tra quelli che introdussero Marx al mondo della politica è un chiaro saggio in cui Marx si rifiuta di piegarsi all’ipocrisia e alla stupidità delle autorità che non permettono di concretizzare i pensieri liberi ponendo limiti alla scrittura. Chi firma questa testata come direttore responsabile in un collettivo di compagne e compagni ai quali vuole bene, dai quali impara molto, ha l’età di chi ha vissuto anni poetici, il Sessantotto e gli anni Settanta del Novecento, anni che hanno rappresentato un crocevia nella storia italiana, nella storia della stampa. Ricordo, ancora con commozione, persone che scelsero di fare il giornalista comunista e di essere fiere della scelta. Uno se n’è andato da poco, Valentino Parlato. Il suo era “Il manifesto”, quotidiano comunista. Oggi c’è evidentemente un altro “manifesto”, quello che sostiene i tavoli per la costituzione di un nuovo e confuso soggetto di sinistra e intanto perde occasioni per fare informazione comunista internazionale, accantona serie firme che ci dicono cosa sta avvenendo, a esempio, in Venezuela. La collega Geraldina Colotti sta seguendo quello che succede nel Paese sud americano, in una stagione molto difficile, ma non può più scriverne su “Il Manifesto”, il suo giornale che non intende più pubblicare i suoi articoli, neanche on line. Siamo solidali con Geraldina Colotti e indignati per il trattamento che ha subìto dal suo giornale. Le sue corrispondenze dal Venezuela potranno trovare spazio (già da questo numero Venezuela, il socialismo alla prova) sulle nostre pagine di settimanale comunista.

Guido Capizzi, direttore responsabile “La Città futura”

Riportiamo la risposta di Geraldina Colotti Giorgio Cremaschi, che le chiedeva di capire meglio cosa fosse accduto. Le parole di Geraldina aiutano molto bene a capire le motivazioni per cui ad un’ottima giornalista, partigiana contro i tentativi di golpe in corso in Venezuela, non è più concesso di pubblicare le proprie corrispondenze su Il Manifesto.

Lenin sosteneva che “Chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è la barricata.” Geraldina, che con il nostro giornale ha già collaborato con articoli e partecipazione ad iniziative, ha scelto di stare da quella parte della barricata dove si sostiene la rivoluzione bolivariana nella forma che lotta di classe ha assunto in Venezuela.

Sono venuta qui (in Venezuela, n.d.r.) a mie spese, con parte delle mie numerose vacanze arretrate. Prima di partire avevo fatto una riunione di sezione in cui, seppur obtorto collo, mi era stato detto che avrei potuto comunque scrivere anche se non come inviata (fatto comunque ben sintomatico per un giornale che ha sempre seguito il tema e che sarebbe stato l’unico a non mandare un corrispondente qui). Invece ieri mi hanno detto che non pubblicano comunque i miei articoli, neanche online. Il problema per loro sono io: la mia storia, il socialismo e la lotta di classe.Per questo, adducono “problemi di stile” (che ovviamente valgono per le posizioni più di sinistra, non per le castronerie schematiche dei moderati). Insomma, non sono abbastanza cerchiobottista, anche se documento quello che scrivo a differenza della stampa di guerra e a senso unico… Tante chiacchiere sulle “differenze”, poi si arriva al nocciolo. E sono pure delegata sindacale… Non mi stupisco, ma ne prendo atto. Scelgo questa via perché ritengo doveroso informare su quel che sta accadendo.Sono comunista, non sono pentita, sto con la lotta di classe dovunque riparta, pur con tutti i limiti e le approssimazioni, cerco di fare come sempre il mio dovere. Grazie….”

Geraldina Colotti

https://www.lacittafutura.it/interni/solidarieta-a-geraldina-colotti-giornalista-dalla-parte-della-rivoluzione-bolivariana.html

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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