Gennaio 19, 2022

AFV

Libera la tua mente

Tragedia siriana, i lunghi tentacoli del capitalismo delle armi

I missili sono dunque alla fine arrivati. Stati Uniti, Francia e Regno Unito, tre nazioni non certo ritrose quando si tratta di guerreggiare, hanno lanciato, un paio di notti fa, circa un centinaio di missili sulle basi siriane dalle quali sarebbero partiti gli attacchi chimici contro i civili di cui Assad ed i suoi sostenitori sono accusati. Per la cronaca molti di questi missili sarebbero stati intercettati dai sistemi di difesa siriani e da quelli dei loro alleati russi.

Aldilà dei numeri o della percentuale di successo (o insuccesso come molti dicono) che questa operazione punitiva abbia avuto, resta comunque da sottolineare come tre Paesi della NATO abbiano deciso di intervenire – in maniera tardiva e per nulla incisiva – su quella che è probabilmente la peggiore situazione bellica della nostra martoriata Terra (ma non l’unica, naturalmente, dal momento che vi sono circa cinquanta conflitti aperti, nei quali donne, bambini e uomini perdono la vita ogni giorno, nella nostra più totale indifferenza, nel preciso momento in cui vengono lette queste righe), andando naturalmente a peggiorare la situazione. La guerra è infatti un circolo tremendo e terribile, nel quale sangue chiama sangue, dal momento che ad ogni azione intrapresa corrisponde una reazione uguale e peggiore; se io premo un grilletto non posso che aspettarmi che qualcun altro lo prema poi contro di me.

Mentre civili continuano a morire, come avviene ormai da anni, in Siria, il nostro presidente del Consiglio Gentiloni si affretta a dire che nessun missile è partito da basi italiane, come se questo dovesse essere per gli italiani una qualche consolazione, pazienza se poi anche il nostro Paese continui a far parte della sanguinosa NATO e, dunque, inevitabilmente, sia comunque coinvolto complice in ogni azione di guerra svolta dal trattato nordatlantico. Pazienza se cento missili lanciati hanno aggiunto altri morti al già elevatissimo conteggio dei caduti in Siria, senza scalfire assolutamente la superficie di una drammatica figura nella quale la guerra civile siriana continua a non vedere la sua fine. Pazienza se continuiamo a non sforzarci minimamente di trovare soluzioni pacifiche ai conflitti mondiali, continuando a preferire ad essi blitz e azioni belliche più o meno circoscritte, gonfiando ancora i fatturati già disumanamente rosei delle multinazionali della morte che fabbricano le armi. Pazienza.

La mia di pazienza è però ormai terminata da tempo. Possibile che gli interventi in Yemen, Iraq, Afghanistan e Quwait – solo per citare i più massicci degli ultimi due decenni – non ci abbiano insegnato nulla? Non lo credo. Ritengo piuttosto che i potenti del mondo preferiscano continuare a operare in questa maniera per tutelare la ricca economia degli armamenti, nella quale probabilmente hanno ampi interessi, piuttosto che impegnarsi concretamente per inseguire davvero la conclusione dei conflitti sul Pianeta.