Di Hannah Finnie

 

Alla dimostrazione per le Nostre Vite a Washington, D.C., raggi di sole penetrano in un marzo insolitamente  freddo, tra gli ordinati edifici brutalisti* che fiancheggiano Pennsylvania Avenue. Centinaia di migliaia di persone, la occupano, proprio come hanno occupato le linee telefoniche dei legislatori e le loro caselle email nelle settimane recenti. Sul palco sistemato strategicamente in asse con l’edificio del Campidoglio, Cameron Kasky pronuncia questo proclama:

Ai leader, agli scettici e ai cinici che ci hanno detto di stare seduti e ziti, di aspettare il nostro turno: benvenuti nella rivoluzione. E’ potente e pacifica perché dei giovani, opera dei giovani e per i giovani di questo paese. Fin da quando questo  movimento è iniziato, alcune persone mi hanno chiesto: pensi che da tutto questo venga fuori un cambiamento?  Guardatevi intorno, noi siamo il cambiamento.  Le nostre voci sono potenti e i nostri voto sono importanti. Promettiamo di riparare il sistema infranto nel quale siamo stati costretti e di creare un mondo migliore per le generazioni future. Non preoccupatevi, l’abbiamo capito.

La dichiarazione di Kasky riguardava, naturalmente, le armi. A lui alle loro famiglie, amici e al loro futuro sono stati sottratti diciassette dei suoi compagni di scuola, cinque settimane prima, da un uomo che ha usato un’arma automatica per uccidere 17 persone in 6 minuti e 20 secondi. Ma sono stati anche sottratti da un sistema – un sistema politico nel quale una grande maggioranza di Americani, particolarmente di giovani Americani, appoggiano le politiche per dare un giro di vite alle morti da armi, ma i politici, “comprati” dall’NRA, (National Rifle Association)* non ascoltano.

I giovani sono in un momento critico. Sono frustrati da un sistema le cui fessure  erano state prodotte da generazioni precedenti, ma che si sono soltanto completamente metastatizzate per la loro. Sperimentano livelli soffocanti di debito studentesco insieme a salari in calo  e a uguaglianza di reddito, e allo stesso tempo osservano le compagnie che monopolizzano intere industrie e talvolta anche le elezioni a livello nazionale. La raffigurazione – la reale raffigurazione –  sembra più teorica che reale.

La gente sta finalmente cominciando a prestare attenzione all’attivismo dei giovani per  aggiustare  quel sistema. Molti, tuttavia, stanno confondendo la nuova ondata di copertura dei media dedicata all’attivismo politico dei giovani con l’attivismo politico scoperto di recente. Non è che i giovani siano mai stati inattivi politicamente; è soltanto che il loro attivismo è esistito in luoghi dove le generazioni anziane non sono abituate a guardare: i campus universitari, come il movimento Know Your IX* e campagne per la parità di retta universitari  per gli studenti privi di documenti, e all’interno di movimenti di attivisti, come #BlackLivesMatter e #ByeAnita e #Occupy.

E ora, sempre di più, i sindacati.

Per la prima volta, in decenni, le iscrizione a un sindacato sono in aumento tra i giovani. Storicamente, le persone più giovani non sono state sindacalizzate e le loro percentuali di iscrizione a un sindacato sono inferiori rispetto a quelle degli  adulti più anziani di vasti margini. Però, proprio come succede per le leggi che si cominciano già a essere emendate, anche questo sta cominciando a cambiare.

Secondo l’Istituto di Politica Economica  (Economic Policy Institute EPI), nel 2017 ci sono stati 262.000 nuovi membri di sindacati negli Stati Uniti. Il 75% di questo aumento è arrivato dai giovani  (l’EPI considera quelli che hanno 34 anni e al di sotto di questa età, ma per gli scopi di questo articolo, 34 si riferisce alla sottocategoria di età maggiore della Generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2010) e della maggior parte dei ragazzi nati tra il 1980 e il 2000, di età dai 16 ai 35 anni). I giovani hanno anche l’atteggiamento più favorevole verso il lavoro di qualsiasi generazione, e il loro appoggio ai partiti politici tende molto verso quelli che appoggiano le politiche favorevoli ai lavoratori (come opporsi alle leggi per il “diritto al lavoro”), compresi i Democratici e, sempre di più, i Socialisti Democratici d’America. (DSA – Democratic Socialists of America). Per qualche motivo, però, al contrario delle generazioni precedenti, l’organizzazione dei giovani sul posto di lavoro, non è considerata parte integrante del loro organizzarsi, chiaramente. Mentre molte persone stanno documentando l’aumento dell’adesione dei giovani al sindacato e molti di più descrivono la leadership dei giovani in spazi di attivismo, quella che manca è l’idea che questi due fenomeni siano, in realtà, uno solo: i giovani si rivolgono a sbocchi esterni che permettono loro di esercitare la loro politica sulla scia di un sistema politico che, in linea di massima, non lo permette.

In un articolo per Jacobin Magazine, Micah Uetrich riassume la relazione in declino tra la democrazia dentro e fuori dal posto di lavoro e, in rapporto a questo, il rapporto tra la democrazia economica e politica. Per Uetrich –  uno studente universitario di sociologia, focalizzato sul lavoro, membro dei DSA e condirettore di Jacobin – l’attivismo è attivismo sia che abbia luogo nel posto di lavoro, o al di fuori di questo. “E’ uno sviluppo relativamente recente quello di pensare a ciò che avviene al lavoro come a una qualche specie di sfera separata delle nostre vite, in generale,” dice. Aggiunge: “i giovani lo capiscono e non gli piace vivere come in un dittatura nel luogo dove trascorrono 8 o 10 ore della loro giornata.”

Uetrich sperimentò qualcosa di simile nel suo primo impiego dopo l’università, quando lavorò come cassiere in un aeroporto prendendo il salario minimo. Dice che lui e i suoi colleghi erano trattati quotidianamente come meno che umani, e alla fine decisero di sindacalizzarsi, garantendo a lui un rinnovato senso di azione: “Non mi ero mai sentito così incapace come quando ero un cassiere che prendeva il salario minimo. Al contrario non mi ero mai sentito tanto forte come quando mi sono unito ai miei colleghi, ho affrontato il mio capo e ho vinto.”

Quel fatto, cioè che le campagne di sindacalizzazione spesso sono incentrate non semplicemente su salari o benefici migliori, ma sul  senso che la propria voce verrà sentita spesso è frainteso da coloro che non sono collegati al movimento sindacale.  Per Uetrich, però, che è diventato un sindacalista, l’idea della voce dei lavoratori, anche se è usata per esprimere rimostranze sula paga stagnante o sui benefici sanitari al di sotto della media, non è semplicemente un beneficio del sindacato; è il beneficio. “La cosa che si impara immediatamente come organizzatore,” mi dice, “è che anche in posti di lavoro con salario basso, il problema numero uno che le persone hanno riguardo ai loro posti di lavoro non è il salario basso, la mancanza di rispetto.”

La mancanza di rispetto sta anche principalmente motivando la frustrazione dei giovani per il sistema politico. Quando Kasky, il ragazzo di 17 anni sopravvissuto al massacro di Parkland, ha parlato alla Marcia per le nostre vite, ha detto che “le nostre voci sono potenti e i nostri voti sono importanti.” Ha detto questo in contrasto con lo status quo, in cui le voci dei giovani non sono considerate potenti, e  neanche i loro voti. Guardando alla storia recente non è difficile comprendere perché questo potrebbe essere il modo di Kasky di comprendere lo status quo.  I voti dei giovani sono stati sdegnati da un collegio elettorale che favorisce le zone rurali, non affollate, e che non tiene in considerazione in modo sproporzionato i grandi numeri di giovani che vivevano nelle città nel 2016. Le loro idee di più severe restrizioni sulle armi, controllando le grosse banche e di appoggio ai diritti delle persone LGBTQ, degli immigrati, delle persone di colore, e delle persone con opinioni religiose variabili, sono state continuamente sopraffatte dalle generazioni anziane e da interessi speciali.

Visto attraverso questa lente, non ci si deve meravigliare abbiano trovato inefficace lavorare all’interno del sistema politico statunitense, e, molto francamente, non meritevole del loro tempo. I giovani, invece, hanno ridiretto il loro attivismo verso tipi diversi di ambiti dove i loro sforzi possono realmente portare a risultati tangibili.  Sbocchi come i sindacati.

Che cosa significa questo per il movimento dei lavoratori? Il posto di lavoro e, al livello più fondamentale, un microcosmo del sistema politico. Ci sono coloro che hanno il potere, cioè i capi e coloro che non lo hanno: i lavoratori. Nel corso del tempo l’equilibrio di potere tende ad avere flussi e riflussi; quando i sindacati sono forti, l’equilibrio si sposta più pesantemente verso i lavoratori, e quando i sindacati sono deboli, l’equilibrio è a favore dei capi. Quando i sindacati sono forti, i lavoratori hanno qualcosa di simile a una voce in direzione del loro paese, un contro bilanciamento per speciali gruppi di interesse come ALEC (American Legislative Exchange Council), il Consiglio americano per le questioni legislative o la Camera di Commercio degli Stati Uniti.

Julia Ackerly sta lavorando per costruire dei sindacati a quel livello. Ora ventisettenne, ha lavorato per le campagne democratiche per la maggior parte della sua vita adulta: ha lavorato come responsabile sul campo e direttrice regionale sul campo per la campagna di Bernie Sanders nelle elezioni primarie del 2016, e poi per

Il tentativo di Larry Krasner di diventare Procuratore Distrettuale di Filadelfia, una gara che ha attirato l’attenzione nazionale per il modo in cui Krasner aveva cercato di usare la sua carica di PD per attuare una visione progressista per il sistema della giustizia penale. Ackerly ha sempre operato per campagne in cui si operava a stretto contatto con le organizzazioni sindacali. Non era, però, mai stata in un sindacato.

Questo è cambiato quando si è formata l’Associazione per la Campagna dei Lavoratori (Campaign Workers Guild – CWG) L’idea che sta dietro a questa è molto semplice: spera di sindacalizzare i membri della campagna che sperimentano dure condizioni lavorative dove una paga e vantaggi scarsi e lunghe ore di lavoro dilagano, giustificate dai dirigenti come sacrifici per una causa importante. La CWG sta attualmente organizzando una campagna alla volta: la sua prima campagna di organizzazione di successo è stata quella per Randy Bryce, il candidato che spera di ottenere il seggio al Congresso del Presidente della Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan, e ha poi organizzato da allora altre 10 campagne, per un totale di 11, fino al marzo 2018. Spera, in sostanza di organizzare il personale della campagna elettorale di interi gruppi al più presto.

La Ackerly che collabora a organizzare il personale della campagna e che è ora è lei stessa socio sostenitrice  della CWG, dice che avere la capacità collettiva di essere ascoltata e rispettata sul posto di lavoro è un “fattore molto motivante verso le campagne di sindacalizzazione.” Identifica il creare il protocollo e riferire circa le strutture per le molestie sessuali e la discriminazione come una delle più grosse motivazioni che hanno i membri del personale per organizzarsi. E questo, significativamente, è anche uno dei più grossi movimenti attivisti che dominano le conversazioni in salotto e vicino al distributore dell’acqua fredda in tutto il paese, dato che continua il #Movimento MeToo.*

I giovani  dominano il personale ordinario nelle campagne e costituiscono anche una parte significativa della spinta che sta dietro il personale delle campagne organizzate di recente,  secondo quanto dice la Ackerly. Jake Johnston, Vice presidente del NPEU (Non-Profit Professional Employees Union), Sindacato degli impiegati professionisti di organizzazioni non-profit che include alcun membri del personale del progetto TalkPoverty ha, analogamente, visto dei giovani prendere la guida di organizzazioni che si sono di recente organizzate sotto il patrocinio della NPEU e presso la NPEU stessa.

Per Johnston, l’azione collettiva ha legami impliciti con l’attivismo a grandi lettere. “La realtà è che il nostro sistema politico ha realmente eliminato una parte significativa di questo paese. Penso che ci sia un chiaro rifiuto dello status quo, e tuttavia ci sono così poche strade da provare per cambiare questo,” dice. “Sia che entrino in un sindacato o che partecipino a una campagna di informazione oppure a una campagna elettorale, le persone stanno cercando di cambiare tutto questo. Ognuno ha bisogno di uno sbocco per l’attivismo.”

Questo è vero, in particolare nel caso dei giovani. Per troppo tempo sono stati dalla parte sbagliata di un sistema politico ed economico che non opera per loro e allo stesso tempo viene negata ai giovani la possibilità di cambiare quel sistema.

Sia che si tratti di studenti come Cameron Kasky che parlano della NRA gridando in un microfono che risuona dal Campidoglio alla Casa Bianca,  i giovani come Julia Ackerly che si organizzano in un’industria che non è stata mai sindacalizzata prima,  attivisti come Micah Uetrich che organizzano il loro posto di lavoro, i giovani si rifiutano di fare parte di un sistema politico che ha costantemente  e metodicamente    sovrastato la loro voce. Hanno, invece, portato altrove, le loro voci, in ambienti  come i sindacati e i movimenti attivisti dove – finalmente – queste vengono ascoltate.

https://it.wikipedia.org/wiki/Brutalismo

https://it.wikipedia.org/wiki/National_Rifle_Association

https://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_Me_Too

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/why-young-people-are-joining-unions-again

Originale: talk poverty

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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