Se ne era parlato anche al di fuori dei canali dedicati allo sport americano, e persino qualche telegiornale generico, di quelli per il quale sport si traduce in italiano solamente con calcio, aveva mostrato le immagini di giocatori di football americano inginocchiati mentre risuonava l’inno nazionale che apre ogni partita di National Football League, la massima divisione statunitense (e, naturalmente, mondiale) di questa disciplina. Il kneeling, ovvero la decisione di inginocchiarsi durante l’inno, era stata presa durante la stagione 2016 a seguito dei numerosi scontri ed incidenti che avevano visto vittime afroamericane, negli Stati Uniti. Il primo ad inginocchiarsi durante l’inno nazionale, per richiamare l’attenzione del grande pubblico alla sempre delicatissima questione razziale negli USA, fu Colin Kaepernick, quarterback della squadra dei San Francisco 49ers, attualmente svincolato.

Kaepernick, figlio di una coppia mista, spiegò pubblicamente il suo gesto dicendo che non poteva non protestare di fronte ad uno Stato la cui polizia è più brutale dei criminali che assicura alla giustizia e che continua inesorabilmente a discriminare e opprimere la comunità afroamericana. L’anno 2016, come ricorderete, fu davvero sanguinoso per i neri in America, con numerose esecuzioni da parte delle forze dell’ordine di giovani di colore considerati pericolosi, tra cui un bimbo di 7 anni che teneva in mano una pistola giocattolo in un parco di Cleveland. La NFL – lega per la maggior parte nera – dal momento che oltre il 50% dei giocatori è di etnia afroamericana, si mostrò solidale con Kaepernick per l’intera stagione 2016 e la successiva, quella del 2017 conclusasi a febbraio, con molti colleghi che seguirono il suo esempio, inginocchiandosi o alzando il pugno al cielo durante l’esecuzione dell’inno. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e anche alcune figure della sua amministrazione, poco interessata alle questioni razziali, quando non proprio razzista, criticarono aspramente i giocatori inginocchiatisi durante l’inno, definendoli irrispettosi della loro nazione e del suo principale simbolo, la bandiera a stelle e strisce.

Nell’ultimo vertice tra i proprietari delle squadre della lega, il coordinatore NFL Roger Goodell – bianco e biondo – ha diramato la nuova normativa, votata dalla maggioranza dei proprietari, per la quale le squadre verranno multate se qualcuno dei loro giocatori si inginocchierà o comunque non terrà un comportamento ritenuto opportuno dalla Lega durante l’esecuzione dell’inno. Chiunque non voglia restare in piedi durante il canto dell’iinno potrà attenderne l’esecuzione dall’interno degli spogliatoi. Le squadre avranno libertà di gestire la multa (il cui importo non è ancora stato comunicato) in libertà; ovvero potranno chiederne il pagamento ai giocatori sanzionati.

Ben conosciamo il patriottismo che permea tutti gli strati della società statunitense e l’alto trasporto emotivo che l’esecuzione dell’inno crea negli americani, cionostante questa decisione ci appare come un bavaglio alla libertà di espressione dei giocatori; questa nuova normativa corre il rischio di privare questi atleti di un importante strumento di protesta pacifica: la postura del loro corpo di fronte alle telecamere che scandagliano un campo da football. Questa decisione, più che un passo indietro per la NFL, appare come un passo indietro per la società americana tutta.

Di Mattia Mezzetti

Mattia Mezzetti. Nato nel 1991 a Fano, scrive per capire e far capire cosa avviene nel mondo. Crede che l’attualità vada letta con un punto di vista oggettivo, estraneo alle logiche partitiche o di categoria che stanno avvelenando la società di oggi. Convinto che l’unica informazione valida sia un’informazione libera, ha aperto un blog per diffonderla chiamato semplicemente Il Blog: http://ilblogmm.blogspot.it.

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