TRIESTE E GABRIELE D’ANNUNZIO.

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Francesco Cecchini

Statua di Gabriele D’Annunzio dello scultore Alessandro Verdi
Lo scorso maggio sul lungolago di Gardone Riviera è stata inaugurata una statua in bronzo di Gabriele D’Annunzio, in versione solitario studioso, che legge, dello scultore bergamasco Alessandro Verdi. Nell’occasione il Presidente della Fondazione Vittoriale, Giordano Bruno Guerri, ha dichiarato: ” Nel prossimo mese di luglio una terza copia ( una seconda è stata messa al Vittoriale) dellopera verrà inaugurata anche a Trieste” Trieste però non è Gardone Riviera, né Il Vittoriale. L’iniziativa del sindaco Roberto Dipiazza di Forza Italia, di collocare la statua di Gabriele D’Annunzio, che lo rappresenta seduto su una panchina mentre legge un libro, in piazza Borsa, in occasione del centenario dell’ impresa Fiume, sta agitando le acque a Trieste e dintorni come vento di bora. Dipiazza non trova tutti i triestini d’accordo, anzi. Non tutti ascoltano le sue parole: «Bisogna finirla con queste divisioni, è una grande opportunità anche dal punto di vista turistico». È stata anche avviata da Alessandro De Vecchi una petizione su Change.org, “No al monumento di DAnnunzio a Trieste”, che sta raccogliendo migliaia di firme. La petizione mette in luce i seguenti punti: D’Annunzio non c’entra niente con Trieste, veniva sbeffeggiato anche dalla popolazione quando perse l’occhio, a suo dire in un’azione eroica volando sulla città, ma in realtà perso per un’infezione mal curata. L’ubicazione di fronte al palazzo della Camera di Commercio è offensiva, è probabilmente un omaggio della giunta di destra e dalle sue liste composte anche da ex camerati, ad un onorevole dichiaratamente fascista residente nella stessa piazza. Le statue di Joyce, Saba e di Italo Svevo sono state dichiaratamente contrapposte dal sindaco alla cultura italiana invece di quella mitteleuropea e due di questi personaggi della cultura triestina, erano anche israeliti di religione… nella città delle Leggi Razziali. La biografia letteraria e politica di D’Annunzio rasenta il ridicolo ed espone il buon nome dell’Italia al ludibrio mondiale ma non è il questo il motivo principale della nostra contestazione: D’Annunzio era un aloglotto ( chi parla una lingua diversa da quella o maggioritaria) e totalmente estraneo alla città. Per contrastarla, Isabella Rauti (Fratelli dItalia) ha lanciato una contropetizione “Sì al monumento di DAnnunzio a Trieste”. Isabella Rauti è figlia del fascista Pino Rauti ed ex moglie di Gianni Alemanno, lex sindaco di Roma condannato lo scorso febbraio a 6 anni di carcere per corruzione e finanziamento illecito nellambito di uno dei processi di primo grado legati a Mafia Capitale. Oltre la contrapposizione tra petizioni, una di sinistra e l’altra di destra, vi sono prese di posizioni individuali. Paolo Rumiz, giornalista e scrittore, sostiene che “gli irredentisti come Nazario Sauro e Cesare Battisti, a cui abbiamo dedicato scuole e vie, si rigireranno nella tomba di fronte alla presenza di quella statua”. Claudio Magris ha pubblicato un articolo sul Corriere della Sera nel quale giustifica la statua a D’Annunzio, perchè è un poeta. Anche Mauro Corona vede di buon occhio una statua di D’Annunzio, non al suo paese Erto, ma a Trieste. A Dipiazza ha detto: “Colloca il Vate dove merita, lascia perdere il Pd, pronto a polemiche di comodo”. Lo storico Gigi Bettoli di Pordenone afferma nel suo blog, sito, La Storia, Le Storie, di non condividere l’iniziativa di Resistenza Storica, indicando un link con una pagina facebook dove viene indetto un dibattito organizzato da Claudia Cernigoi e Barone Marco su No al Monumento a Gabriele D’Annunzio a Trieste. Il dissenso si basa sul fatto che all’impresa di Fiume hanno partecipato, oltre ai fascisti e nazionalise componenti positive, comunisti, anarchici, etc,. E’ risaputo che D’Annunzio fu accompagnato da un’armata brancaleone; occupò la città istriana con tutta la sua corte di disertori, amanti e alani (i suoi cani da salotto), salvo esserne buttato fuori, dopo più di un anno di dittatura dadaista, dal Regio Esercito Italiano. Concluso il 1° Conflitto mondiale, il progetto del trattato di pace prevedeva il passaggio della città istriana alla Jugoslavia. Il Poeta-Soldato dalle smanie eroiche la occupò con un centinaio di legionari improvvisati, provocando un pasticcio politico-diplomatico a livello internazionale e poi aprendo la strada all’italianizzazione forzata di quella terra da parte di Mussolini. Il “Vate” si insediò con un gruppo paramilitare, autoproclamando uno stato indipendente con le sue regole e la sua costituzione. Secondo alcuni, il poeta usò nel suo governo i mezzi repressivi che, dopo, sarebbero stati ripresi dal fascismo come l’utilizzo dell’olio di ricino come strumento di tortura. Nel 1920 venne stipulato il trattato di Rapallo che rendeva Fiume città libera, ma D’Annunzio non accettò l’accordo e il governo di Giolitti ordinò che lui e il suo contingente venissero sgomberati con la forza. Fino al 1945 la città fece parte del Regno d’Italia prima di essere annessa alla Jugoslavia e, dopo la sua dissoluzione, alla Croazia.
Mussolini più di una volta si spese su D’Annunzio e l’atto compiuto dallo stesso su Fiume. ” DAnnunzio è stato lanimatore in tempi oscuri delle nuove grandi realtà italiane, a preparare le quali egli diede la poesia dellazione. ” (Dal messaggio inviato ai dirigenti del Maggio musicale ( il 3 Giugno 1938).
Sempre nello stesso blog, sito La Storia, Le Storie la storica Laura Matelda Puppini elenca in dettaglio tutti gli aspetti negativi di Gabriele D’Annunzio e ilperché non merita una statua né a Trieste, né altrove. Tra l’altro afferma che a Fiume il Vate promosse una società libertina, mentre in Italia si moriva di fame e che la descrizione di cosa fecero i suoi non è certo esaltante. Cita libri sullimpresa fiumana, Denis Mack Smith, Breve storia d Italia, Laterza e Luigi Salvatorelli, Giovanni Mira, nel primo capitolo del loro: Storia d Italia nel periodo fascista, Einaudi ed., Laura Matelda Puppini ricorda anche che D’Annunzio assistette alla decimazione della Brigata Sassari spendendo parole retoriche, ma senza muovere, in pratica, un dito per salvarli dalla fucilazione. In conclusione Maria Matelda Puppini in alternativa alla statua a D’Annunzio a Trieste propone una statua a Monfalcone per onorare le lotte e sofferenze, morti in canitere per amianto, degli operai di quella città. La proposta della storica non verrà realizzata, in quanto a Monfalcone esiste già una statua agli operai, ma ha una funzione positiva in quanto indica che esistono alternativa al monumento al Vate.
A luglio del 2020, sarà il centenario dellincendio del Narodni Dom, la Casa della Cultura slovena di Trieste, data alle fiamme dagli squadristi del caporione Giunta. Oggi l’edificio ricostruito e adibito a facoltà di Lingue per interpreti e traduttori, con un po di spazio laterale assegnato a libri e giochi dinfanzia della comunità slovena, che chiede da sempre la restituzione del palazzo, monumento simboloo della loro storia. La vicenda è ben raccontata da Boris Pahor nel romanzo Piazza Oberdan

Narodni Dom di Trieste distrutta nel luglio del 1920


LA RESTITUZIONE DI NARODMI DOM ALLA COMUNITA’ SLOVENA E’ UN’ ALTERNATIVA POSITIVA A OPERAZIONI COME LA STATUA A D’ ANNUNZIO E LA COMMEMORAZINE DEI 100 ANNI DELL’IMPRESA DI FIUME.

Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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