Agosto 10, 2020

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Israele: qualsiasi governo sarà nemico dei palestinesi

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Giulio Chinappi

In queste ore, i due principali leader politici israeliani, Benjamin Netanyahu e Benny Gantz, si stanno incontrando per decidere il futuro governo del Paese. Qualsiasi soluzione, tuttavia, non cambierà le politiche anti-palestinesi di Tel Aviv.

Per il momento, Israele non ha ancora un governo: Benjamin Netanyahu, il premier uscente, sta cercando di convincere il rivale Benny Gantz per dare vita ad un governo di unità nazionale. Il leader dell’opposizione, uscito vincitore dalle elezioni legislative, non sembra intenzionato ad accettare le condizioni di “Bibi”. Tuttavia, indipendentemente dalla soluzione che troveranno i leader politici israeliani, la posizione del governo sionista sulla questione palestinese non sembra destinata a subire modifiche rilevanti.

La dura realtà dell’occupazione probabilmente rimarrà invariata per i palestinesi, indipendentemente dal leader israeliano che riuscirà a formare una coalizione governativa“, ha scritto Ramzy Baroud sulle pagine di Gulf News. Il pericolo, anzi, è che Netanyahu e Gantz si lancino in una corsa per dimostrare di essere più sionista del rivale, con il rischio che Israele decida di procedere con la definitiva annessione della Cisgiordania, violando tutti gli accordi internazionali.

Sebbene la sua retorica sia meno dura di quella di Netanyahu, non bisogna dimenticare che anche Gantz è da sempre un nemico giurato dei palestinesi. Il sessantenne, infatti, altri non è che un ex capo di stato maggiore dell’esercito israeliano che aveva orchestrato la guerra distruttiva contro la Striscia di Gaza, assediata nel 2014. Sebbene la possibile fuoriuscita di Netanyahu dal governo sia una notizia positiva, nulla lascia presagire un futuro roseo per gli abitanti di Gaza e della Cisgiordania.

Vi sono poche discussioni in Israele e, di conseguenza, sui media occidentali dei numerosi crimini di guerra commessi da Gantz durante la guerra contro Gaza“, fa notare Baroud. “L’attenzione si concentra principalmente sul fatto che sembra avere la possibilità di estromettere Netanyahu da una posizione che ha ricoperto per quasi tredici anni“. Premier più longevo della storia di Israele, Netanyahu perderebbe in questo caso l’immunità, e sarebbe costretto a sottoporsi ai tre processi che lo vedono imputato con l’accusa di corruzione.

Mentre il “re di Israele” potrebbe finalmente essere detronizzato, i palestinesi hanno poco da rallegrarsi. È vero, Netanyahu ha distrutto ogni possibilità di una pace giusta in Palestina attraverso il radicamento dell’occupazione militare illegale e l’assedio disumano della Cisgiordania e di Gaza. Tuttavia, le possibilità future sono ugualmente, se non addirittura maggiormente, cupe“, afferma ancora il giornalista palestinese naturalizzato statunitense. “In passato, la discussione aperta sull’annessione di gran parte dei territori palestinesi occupati era stata relegata ai margini del discorso politico di Israele. Non è più il caso. La richiesta di annessione di importanti blocchi illegali di colonie, insieme all’intera Cisgiordania, è ora una richiesta comune fatta da tutti i principali partiti politici israeliani, compreso quello di Gantz“.

Per il momento, dunque, la soluzione migliore, dal punto di vista palestinese, sembra essere proprio la prosecuzione della crisi di governo: dopo le dimissioni del governo Netanyahu, le elezioni di aprile non hanno dato vita ad una maggioranza in grado di formare il nuovo esecutivo, costringendo gli israeliani a tornare alle urne. La situazione di stasi, per il momento, non sembra in procinto di terminare, a meno che Netanyahu e Gantz non decidano di mettersi finalmente d’accordo: a quel punto, risolte le faccende interne tra le diverse fazioni della destra sionista, la guerra contro i palestinesi potrà riprendere, con il solito tacito sostegno di tutte le potenze occidentali.