Peter Handke

Francesco Cecchini

“Con ingegnosità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell’esperienza umana”. Con questa motivazione l’Accademia di Svezia ha assegnato allo scrittore austriaco Peter Handke il premio Nobel per la Letteratura 2019.

 Nel 2014 Peter Handke, in occasione dell’assegnazione del Nobel per la letteratura al francese Patrick Modiano, dopo aver riconosciuto il valore del collega, propose di abolire il Nobel, che secondo lui portava un momento di attenzione, nelle pagine dei giornali, ma per la lettura nulla.

Luigi Brioschi, presidente di Guanda l’ editore italiano  ha esultato per il premio assegnatogli:

“Peter Handke ha segnato con un’impronta inconfondibile il corso della letteratura contemporanea: un grande maestro di stile– uno scrittore profondamente originale, un artista che sa mostrarci le cose come non le abbiamo mai percepite. Guanda pubblica con convinzione e costanza l’autore da molti anni, alternando le novità ai titoli di back list, e oggi festeggia un premio che Peter Handke ha grandemente meritato”.

Vedremo se Peter Handke, coerentemente con la sua dichiarazione del 2014, non andrà il prossimo dicembre a Stoccolma a ritirare il Premio Nobel. Da notare che nel 1973 aveva rifiutato il  “Georg Büchner”  (il premio Cervantes in lingua tedesca) che restituì poi per protesta contro i bombardamenti sui civili in Serbia, con la seguente dichiarazione  .  “Per me la Jugoslavia era l’Europa […] La Jugoslavia, per quanto frammentata sia potuta essere, era il modello per l’Europa del futuro. Non l’Europa come è adesso, la nostra Europa in un certo senso artificiale, con la sua zona di libero scambio, ma un posto in cui nazionalità diverse vivono mischiate l’una con l’altra, soprattutto come facevano i giovani in Jugoslavia, anche dopo la morte di Tito. Ecco, penso che quella sia l’Europa, per come io la vorrei. Pertanto, in me l’immagine dell’Europa è stata distrutta dalla distruzione della Jugoslavia“.

Peter Handke è uno scrittore di valore, ha scritto romanzi, poesie, opere teatrali, sceneggiature cinematografiche, ma ha anche usato le parole, scritte e parlate, per denunciare la gravità della ferita inferta dall’intervento straniero in Jugoslavia. Lo scrittore austriaco è stato apertamente contrario tanto alla disgregazione e frammentazione che Germania e Usa avevano scatenato nei paesi della ex Jugoslavia quanto alla successiva aggressione militare dei paesi aderenti alla NATO  nei confronti della Serbia. Importante in questa direzione è il libro Un disinvolto mondo di criminali del 2000, che racconta due suoi viaggi in Serbia.

La sua posizione va anche cercata nella storia personale. Perter Handke nasce a Griffen, Carinzia (Austria), nel 1942, da padre austriaco e da madre facente parte della minoranza slovena. In Carinzia vivevano e vivono austriaci e sloveni.

Il discorso integrale dello scrittore austriaco sulla tomba di Milosevic, tratto dal sito del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia è il seguente:

“Avrei desiderato non essere l’unico scrittore qui, a Pozarevac. Avrei desiderato essere al fianco di un altro scrittore, per esempio Harold Pinter.  Sarebbero state parole forti. Io non ho che parole di debolezza. Ma la debolezza si impone oggi, in questo luogo. È un giorno non solo per le parole forti, ma anche per parole di debolezza. Il mondo, quello che viene chiamato il mondo, sa tutto sulla Jugoslavia, sulla Serbia. Il mondo, quello che viene chiamato il mondo, sa tutto su Slobodan Milosevic. Quello che viene chiamato il mondo sa la verità. Ecco perchè quello che viene chiamato il mondo oggi è assente, e non solamente oggi, e non solamente qui. Quello che viene chiamato il mondo non è il mondo. Io so di non sapere. Io non so la verità. Ma io guardo. Io ascolto. Io sento. Io mi ricordo. Io interrogo. Per questo io oggi sono presente, con la Jugoslavia, con Slobodan Milosevic”.

Con il suo discorso, Handke ha inviato a “Focus” un testo d’accompagnamento, che ha intitolato: “Le ragioni del mio viaggio a Pozarevac, in Serbia, sulla tomba di Slobodan Milosevic”, dove tra l’altro dice.

Contrariamente all’ opinione generale, di cui metto in dubbio il carattere generale, non ho reagito con soddisfazione alla notizia della morte di Slobodan Milosevic, essendosi peraltro verificato che il tribunale ha lasciato morire il prigioniero imprigionato da cinque anni in una prigione cosiddetta “a cinque stelle” (secondo i terminiusati dal giornale francese” Liberation”). Mancata assistenza a persona in pericolo: non è un crimine? …”

Belgrado bombardata dalla NATO

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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