Dicembre 2, 2020

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Armida: dalla Siria con amore

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Bionda e incredibilmente sexy: Torquato Tasso ha bisogno di un nuovo personaggio femminile per rendere un po’ più avvincente la Gerusalemme liberata e quindi, in mezzo a tutti quei guerrieri virilmente eterosessuali che combattono per il controllo della città santa, si inventa Armida. Lo stesso che fanno quattro secoli dopo Bob Kane e Bill Finger quando creano Catwoman.

Curiosamente il poeta che ha girato quasi tutta l’Italia e deve aver visto bellissime donne di ogni tipo, dimostra ben poca fantasia quando vuole rappresentare questa maga musulmana nata ad Antiochia. Tasso ci racconta che ha lunghi capelli biondi e ricci, una carnagione molto pallida, su cui spiccano le labbra rosse: una bellezza fiamminga che mal si addice alle origini siriane della giovane. Comunque in questo modo Armida si “vende” meglio e naturalmente i pittori che tra il Seicento e il Settecento l’hanno rappresentata non si sono scostati da questa immagine così convenzionale: un ottimo pretesto per dipingere una donna seminuda senza incorrere negli strali della censura. Come Eva, come Maddalena, come le altre “cattive” della storia.

Nel IV canto Torquato Tasso ci mette al corrente del piano malvagio di Idraote, il capo della Spectre, che è anche lo zio di Armida, per mettere in difficoltà i crociati. La giovane verrà mandata nel campo cristiano e qui fingerà di essere una principessa cacciata dal proprio regno da uno zio crudele. Se i crociati la aiuteranno a riconquistare il trono, lei, anche se musulmana, diventerà loro alleata e, a guerra conclusa, sarà loro vassalla. Tasso ci racconta che Armida si dimostra molto abile nel mettere in pratica il piano dello zio, nonostante Goffredo di Buglione non cada subito nella sua rete: il condottiero si limita a prometterle che, una volta conquistata Gerusalemme, le daranno il loro aiuto. I paladini però rumoreggiano, evidentemente a loro non interessa avere un’alleata in futuro, pensano a una diversa “ricompensa”, da riscuotere molto più velocemente. Goffredo, che è molto attento ai sondaggi e vede calare la propria popolarità, a questo punto deve cedere: ad Armida sarà assegnata una scorta di dieci cavalieri. 

Il V canto si apre con Goffredo che cerca di sottrarsi al compito di scegliere i dieci fortunati: non ci pensa proprio di inimicarsi tutti gli altri. Il campo cristiano è in subbuglio. From Syria with love: il piano dell’agente segreto Armida ha funzionato. Goffredo alla fine opta per il sorteggio e Armida e i suoi dieci compagni partono alla volta di Damasco. Nottetempo un’altra quarantina di paladini – che non hanno accettato il verdetto dell’urna – lasciano il campo per andare ad “aiutare” la giovane in difficoltà. Torneranno nel campo cristiano solo alla fine del IX canto, scornati e avviliti: nei quattro canti precedenti nessuno di loro ha raggiunto l’obiettivo con Armida. Goffredo si dimostra magnanimo e li perdona: le prese in giro da parte di quelli che sono rimasti sono già una punizione sufficiente.

Nel XIV canto Tasso ci racconta che Rinaldo è riuscito a fare con Armida quello che gli altri paladini hanno tentato invano. Anzi vediamo che è proprio la biondissima agente Tatiana Romanova che si è innamorata di James Bond. No, questa è un’altra storia. Armida si innamora di Rinaldo, lo imprigiona con incantate catene floreali e lo carica sul suo carro volante. Ma non torna a Damasco, si dirige verso le Isole fortunate – dovrebbero essere più o meno le Canarie – e qui usa tutte le sue arti magiche: sulla cima di una montagna costruisce un palazzo incantato, nascosto alla vista da una coltre di nubi, solo per loro due. Dal canto suo, vediamo che Rinaldo si adatta abbastanza velocemente a questo ménage, senza lamentarsene troppo.

Però senza Rinaldo a combattere pare che Gerusalemme non possa cadere. Goffredo incarica due paladini, Carlo e Ubaldo, di riportarlo al campo. Tutto il XVI canto è dedicato ai loro sforzi per raggiungere le Canarie, trovare la montagna senza farsi scoprire da Armida e convincere Rinaldo a lasciarla. Allora, ricapitoliamo: tu sei “prigioniero” della donna più bella del mondo, che è pazzamente innamorata di te, e decidi di lasciarla per andare a combattere sotto le mura di Gerusalemme? Nessuno con un po’ di discernimento se ne sarebbe andato da lì, ma Rinaldo inspiegabilmente ascolta l’invito dei suoi commilitoni, guadagnandosi così il titolo di più cretino della letteratura mondiale di tutti i tempi.

Altrettanto inspiegabilmente Armida va su tutte le furie: cara, uno così imbecille è meglio perderlo che trovarlo.  

Siamo così arrivati al XX canto: la battaglia finale. Rinaldo si trova di fronte Armida che nel frattempo si è arruolata nell’esercito del re dell’Egitto. I due non si risparmiano i colpi, ma intanto Gerusalemme sta cadendo. I grandi mercanti europei che hanno finanziato quella spedizione hanno deciso che è venuto il momento di smetterla con tutte quelle manfrine medievali: hanno bisogno di entrare a Gerusalemme e di far ripartire i traffici tra l’Europa e l’oriente che passano da quelle terre. Armida fugge, inseguita da Rinaldo, sembra si voglia togliere la vita, ha già in mano la spada per infliggersi il colpo fatale, ma l’uomo la salva: se si converte potranno tornare a vivere insieme. Lei, tra le lacrime, accetta. Dissolvenza. Titoli di coda. Fine.

Come è andata a finire? Torquato Tasso non ce lo racconta. E non c’è un sequel.

Nei primi mesi dopo la vittoria, Rinaldo ha avuto un incarico nell’amministrazione crociata di Gerusalemme, ma quando Goffredo è morto, Baldovino ha rimpiazzato tutti quelli della “vecchia guardia”. Con Rinaldo è stato piuttosto facile: i mercanti della città vecchia lo hanno accusato di pretendere mazzette. Naturalmente anche quelli di prima lo facevano – come lo avrebbero fatto quelli dopo – ma Rinaldo stava davvero esagerando. Come era prevedibile non ha sposato Armida, anche se la donna si è convertita alla religione dei vincitori. E comunque la bellezza di un tempo è sfiorita, i suoi capelli non sono più così biondi.    

se avete tempo e voglia, qui trovate quello che scrivo…