di Jack Rasmus

In questi giorni sentiamo parlare molto di offrire provvidenze e reddito alle decine di milioni di lavoratori che sono stati licenziati, obbligati a “restare sul posto” da ordini del governo o che devono per necessità restare a casa con figli piccoli ora che le scuole sono state chiuse. La legge CARES recentemente approvata offre un minimo di reddito di base e di indennità di disoccupazione a quelli senza lavoro.

Ma che dire della classe lavoratrice che è tuttora al lavoro? Perché le è chiesto di sacrificarsi e non ottenere nulla in cambio se non parole di lode da politici e mezzi busti mediatici?

Parlo di quei lavoratori cui è prescritto di continuare un lavoro essenziale solo al fine di mantenere in attività quel che resta dell’economia. Quelli il cui lavoro evita che il nostro sistema sociale sempre più esile vada a pezzi.

Parlo dei lavoratori che stanno garantendo che utenze essenziali non siano tagliate. Che stanno assicurando che il cibo sia disponibile e consegnato ai negozi e nelle case. Che continuano a raccogliere la nostra spazzatura per evitare un’ulteriore crisi sanitaria. Che tengono aperte le farmacie in modo che quelli che hanno bisogno di farmaci essenziali possano continuare a ottenerli. Parlo di tutti quei lavoratori dei magazzini di Amazon e altrove che completano ordini di cibo e altri beni essenziali. Dei vigili del fuoco che continuano ad arrivare quando ci sono emergenze. Dei lavoratori che continuano a evadere pratiche di assistenza sanitaria. Dei lavoratori della metropolitana, degli autisti di autobus e del lavoratori delle ferrovie. Dei camionisti, locali e di lunga percorrenza. Dei lavoratori postali che continuano a elaborare e a consegnare la posta. Dei lavoratori delle catene di montaggio che continuano a far funzionare le loro macchine che producono i dispositivi di protezione personale (PPE) disperatamente necessari. E naturalmente delle infermiere, dei tecnici, dei medi e del personale amministrativo ospedaliero. E non dimentichiamo i volontari di ogni sorta che continuano a consegnare pasti a nonni e nonne e passano da loro per aiutarli riguardo a bisogni fisici fondamentali. Dimenticateli a vostro rischio perché ci sono limiti a ciò che può essere chiesto loro di fare.

Sono le truppe di combattimento sulla linea del fronte. Il resto di noi è in permesso dietro il fronte e non corre un pericolo imminente.

I politici continuano a dirci che sono degli eroi. Sì, lo sappiamo. Lavorano in condizioni pericolose e persino a rischio della vita. Ma limitarsi a dire che sono degli eroi non basta. Non è sufficiente. Le parole costano poco.

Il mio punto è questo: perché non stiamo ricompensando e premiando anche queste persone, proprio come stiamo proteggendo quelli che persone il lavoro con ampliate indennità di disoccupazione? Perché la ‘classe lavoratrice ancora in attività’ non è ricompensata adeguatamente per i compiti pericolosi che svolge, i lunghi orari, le condizioni insalubri di lavoro?

Stiamo dando alle società e alla imprese trilioni di dollari di sovvenzioni, prestiti e denaro gratis dalla Federal Reserve. Perché stiamo fregando quei lavoratori che sono la vera origine della prevenzione del collasso dell’intero sistema durante questa crisi, che mantengono attiva l’economia, o quel che ne resta?

Tengono insieme l’intero sistema economico e sociale in questa crisi. Perché ciò non è correttamente riconosciuto? E ricompensato?

Ecco che cosa dovrebbero fare i politici. Ecco che cosa dovrebbe essere incluso nella prossima legge di spesa del Congresso per quelle occupazioni che ora impediscono che lo stesso sistema crolli durante questa crisi:

  • indennità di rischio a una volta e mezzo la paga base
  • remunerazione di una volta e mezza per tutte le ore lavorate oltre le sette; il doppio oltre le dieci
  • copertura piena dell’assistenza sanitaria offerta in una nuova parte d’emergenza della Parte E del [programma di assistenza sanitaria] Medicare
  • moratoria di 90 giorni del pagamento dell’affitto o delle rate del mutuo per la casa
  • rimborso governativo per sei mesi degli interessi su carte di credito minime
  • rimborso governativo delle rate mensili dei prestiti auto
  • credito fiscale per indennità di vestiario per i costi di pulizia e di acquisto di mezzi di protezione personale

C’è un’analogia, qui, che è rilevante. E’ uno sciopero. Quando i lavoratori scendono in sciopero ogni fondo sindacale decente per gli scioperi si farà carico del loro mutuo o affitto quando scadrà. Il fondo per gli scioperi copre la rata mensile per l’auto. Provvede a che ci sia cibo in tavola. Tutti nel sindacato versano al fondo per gli scioperi nei tempi buoni, cosicché quelli in stato di bisogno durante uno sciopero possano proseguire.

Il paese non dovrebbe essere un sindacato? Non versiamo tutti imposte a quel “fondo nazionale per gli scioperi” che è il bilancio del governo? Beh, è ora di usare quel bilancio per coprire chi ne ha bisogno. E ciò include non solo i disoccupati, ma anche gli occupati, cioè quelli che tengono tutto quanto insieme in questa crisi. Non sono solo i disoccupati a trovarsi in stato di bisogno. Dovremmo riconoscere tutti quelli che continuano a lavorare rischiando la vita per gli altri. Che sono là fuori, sul fronte, rischiando la salute, facendo straordinari, spesso in condizioni terribili, preoccupati per le loro famiglie a casa. Dirigenti, professionisti e altre occupazioni possono essere in grado di lavorare da casa. O di ricorrere al telelavoro. O usare videoconferenze per mantenere a galla le loro società mentre l’economia si blocca. Ma i lavoratori che sono essenziali devono continuare a uscire nel mondo o altrimenti l’intero edificio economico ci crollerà attorno.

Dunque perché non siamo ricompensando e risarcendo adeguatamente queste persone che stanno tenendo a bada una crisi e un collasso sociale ancora maggiori?

Non dimentichiamo la classe lavoratrice tuttora in attività.

Dimenticateli a vostro rischio. Dimenticateli e verrà un momento, e forse non tra molto, quando semplicemente decideranno “al diavolo questo, non ne vale la pena” e semplicemente abbandoneranno il lavoro per protesta o disgusto o decideranno di prendersi cura di sé stessi invece che di tutti noi. E nessuna bella parola di politici riguardo al loro ‘eroismo’ li riporterà indietro.

E allora vedrete quanto siano importanti i lavoratori per l’economia e anche per quella che chiamiamo civiltà!

Il dottor Rasmus è autore del recente libro ‘The Scourge of Neoliberalism: US Economic Policy from Reagan to Trump’, Clarity Press, gennaio 2020. Il suo blog è jackrasmus.com e conduce il programma radio settimanale Alternative Visions sulla Progressive Radio Network. Raggiungete il dottor Rasmus su Twitter @drjackrasmus per commenti quotidiani sugli sviluppi dell’economia e della politica statunitense.      

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/covid-19-the-forgotten-working-class/

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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