Settembre 22, 2020

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Breve storia delle relazioni tra Cina e Mongolia

Con un messaggio inviato al premier mongolo Ukhnaagiin Khürelsükh, fresco di conferma, il presidente cinese Xi Jinping ha auspicato la continuazione della cooperazione tra i due Paesi asiatici. Ripercorriamo brevemente la storia delle relazioni tra Cina e Mongolia, dall’impero di Kublai Khan ai giorni nostri.

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Lo scorso 4 luglio, il presidente Xi Jinping ha rilasciato importanti dichiarazioni circa i rapporti tra le Repubblica Popolare Cinese e la vicina Mongolia, affermando che il Partito Comunista Cinese (Zhōngguó Gòngchǎndǎng) è disposto a collaborare con il Partito Popolare Mongolo (Монгол Ардын Нам, MAH; Mongol Ardīn Nam, MAN), uscito vincitore dalle recenti elezioni. Il leader cinese ha aggiunto di voler proseguire sulla strada di un partenariato strategico di cooperazione tra i due Paesi, al fine di dare il dovuto contributo alla pace e alla prosperità regionali, come affermato nel messaggio inviato al primo ministro mongolo, Ukhnaagiin Khürelsükh.

Il presidente cinese (in foto in compagnia del presidente mongolo Khaltmaa Battulga) ha ancora ricordato che la Cina e la Mongolia hanno recentemente collaborato con successo nell’arginare l’epidemia da covid-19, e che la Cina è pronta a rafforzare gli scambi anti-epidemici e la cooperazione con la Mongolia e altri Paesi. Secondo Xi Jinping, la Mongolia ha raggiunto risultati notevoli nella prevenzione e nel controllo dell’epidemia, registrando solamente 220 casi positivi e nessun morto, ha mantenuto uno sviluppo economico e sociale costante e ha potuto organizzare con successo le recenti elezioni parlamentari.

Il presidente cinese ed il primo ministro mongolo sono costantemente in contatto, soprattutto da quando i due Paesi hanno deciso di unire i propri sforzi per combattere la pandemia. Il capo del governo di Ulaanbataar ha precedentemente ringraziato la Cina per gli sforzi profusi al fine di salvaguardare la salute nazionale e globale. I reciproci messaggi di stima e collaborazione tra Xi Jinping e Ukhnaagiin Khürelsük sono la dimostrazione delle ottime relazioni che attualmente intercorrono tra Cina e Mongolia.

I rapporti tra cinesi e mongoli, del resto, affrontano le radici nella notte dei tempi, vista la vicinanza geografica dei due Paesi. Le relazioni, a dire il vero, non sono state sempre amichevoli, e non sono mancati i conflitti e le sottomissioni tra i due popoli. Nel 1271, Kublai Khan estese il suo potere sulla Cina, stabilendo la dinastia Yuan. I mongoli sarebbero stati cacciati dalla Cina solamente nel 1368 dalla dinastia Ming. All’inizio del XVII secolo, invece, Ligdan Khan si alleò proprio con i Ming nella lotta intestina con la dinastia Qing. Conquistato il potere, i Qing non perdonarono l’affronto ai mongoli, inglobando la Mongolia nel proprio impero a partire dal 1691.

La Mongolia rimase sotto il dominio cinese per oltre due secoli, fino alla caduta della dinastia Qing. Tra il 1911 ed il 1912, la Rivoluzione Xinhai portò alla fine dell’impero cinese ed alla proclamazione della Repubblica di Cina per mano di Sun Yat-Sen, divenuto presidente del governo provvisorio. La Mongolia ne approfittò per dichiarare la propria indipendenza, nonostante il nuovo governo cinese continuasse a reclamare la propria sovranità sulla Mongolia esterna, corrispondente all’incirca al territorio dell’odierno stato mongolo.

Per assicurare la propria indipendenza, i mongoli si rivolsero alla Russia zarista, che poteva vedere con favore la nascita di uno stato cuscinetto indipendente al confine con la Cina. Nel 1919, però, il generale cinese Xu Shuzheng invase la Mongolia esterna, riportandola momentaneamente sotto il controllo cinese. In seguito i russi bianchi intervennero con le truppe del barone Roman von Ungern-Sternberg, espellendo definitivamente i cinesi nel 1921. Poco dopo, l’Armata Rossa prese il posto dei russi bianchi in Mongolia, favorendo, nel 1924, la fondazione della Repubblica Popolare Mongola, guidata dal presidente Navaandorjiin Jadambaa.

L’instabilità della Cina, impegnata prima a respingere le invasioni giapponesi fino alla fine della seconda guerra mondiale, e poi nella guerra civile tra nazionalisti e comunisti, permise alla Mongolia di mantenere la propria indipendenza, anche se la Repubblica Popolare rimase a lungo uno stato non riconosciuto, se non da parte dell’Unione Sovietica. Nel 1945, al termine della seconda guerra mondiale, si tenne un referendum per l’indipendenza che confermò lo status della Mongolia. Nel 1946, la Repubblica di Cina ne riconobbe l’indipendenza su pressione sovietica, e le relazioni vennero stabilite definitivamente nel 1949, con la vittoria dei comunisti nella guerra civile cinese e la fondazione della Repubblica Popolare Cinese da parte di Mao Zedong.

Nel frattempo la Mongolia aveva ottenuto il riconoscimento di gran parte della comunità internazionale, venendo ammessa all’ONU nel 1961. Nel 1962, la Cina e la Mongolia firmarono un trattato bilaterale che fissava definitivamente le frontiere tra i due stati. Tuttavia, nel corso degli anni ‘60, con il peggioramento delle relazioni tra Mosca e Pechino, anche il rapporto tra Mongolia e Cina subì un deterioramento, visto che il leader mongolo Jamsrangiin Sambuu prese le parti dei sovietici.

Le relazioni sino-mongole migliorarono nuovamente nel corso degli anni ‘80, quando i due Paesi intrapresero iniziative comuni per sviluppare gli scambi commerciali bilaterali ed i trasporti terrestri e aerei per collegare i propri territori. Con la fine dell’Unione Sovietica, anche la Repubblica Popolare di Mongolia subì uno scossone importante, e, nel 1992, venne proclamata la fine del multipartitismo. Il Partito Popolare Rivoluzionario Mongolo (Монгол Ардын Хувьсгалт Нам, Mongol Ardīn Huwĭsgalt Nam) decise di abbandonare il marxismo-leninismo per spostarsi verso posizioni socialdemocratiche, rimanendo comunque ininterrottamente al potere fino al 1996, quando ha subito la sua prima sconfitta elettorale, per mano del Partito Democratico (Ардчилсан Нам, Ardchilsan Nam), formazione di ispirazione liberale. Da allora, si è instaurato di fatto un sistema di bipartitismo tra popolari e democratici, con il Partito Popolare che ha assunto la denominazione attuale nel 2010.

Allo stesso tempo, la fine dell’Unione Sovietica ha favorito la definitiva normalizzazione delle relzioni sino-mongole, rendendo la Cina un partner fondamentale per la sopravvivenza della Mongolia. Nel 1994, i due Paesi hanno firmato un trattato di amicizia e cooperazione, e la Cina è presto diventata il primo partner commerciale e la principale fonte di investimenti esteri per la Mongolia. La Cina ha offerto al governo mongolo la possibilità di utilizzare il porto di Tianjin, permettendo ad Ulaanbaator di avere un accesso al mare e di sviluppare le proprie relazioni commerciali con l’area dell’Asia-Pacifico. Allo stesso tempo, le imprese cinesi hanno ricevuto la possibilità di sfruttare le risorse del sottosuolo mongolo, ed il governo di Pechino si è impegnato a sostenere economicamente l’industria mongola.

In questo contesto, la nuova vittoria elettorale del Partito Popolare e la volontà da parte di Xi Jinping di proseguire sulla strada della cooperazione tra i due Paesi rappresentano un’importante garanzia di sviluppo per la Mongolia. Dal 2016, l’economia mongola ha registrato una forte ripresa della crescita del PIL reale, trainata principalmente da volumi più elevati e prezzi vantaggiosi di carbone e rame, un afflusso elevato di investimenti diretti esteri verso la miniera di rame e oro di Oyu Tolgoi, e una ripresa della fiducia interna.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog