Settembre 20, 2020

AFV

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Fermato e picchiato a sangue da un poliziotto in borghese

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La testimonianza diretta di Marco, 23 anni.
Picchiato da un poliziotto in borghese, a Roma, sabato scorso, mentre tornava a casa con un amico.

«Erano passate le 3 di notte. Stavo tornando a casa con un mio amico dopo aver passato la serata a Trastevere – racconta – arrivati a viale Marconi si affianca allo scooter su cui viaggiavamo un’auto grigia. Era una 500 XL con a bordo due uomini. Mi fissano e mi urlano “ma che cazzo ti guardi?”. Io rispondo per le rime e continuiamo a battibeccare per qualche secondo. Quando pensavo fosse tutto finito si scatena l’inferno»

«Ci tagliano la strada, bloccando lo scooter e quello alla guida si avvicina a me. Mi urla in faccia parolacce e minacce di ogni tipo. Poi mi colpisce con due schiaffi fortissimi. In pieno viso. Ero pronto a reagire quando tira fuori il tesserino e mi dice di esser un poliziotto. E urla ancora “e mo che fai?”. A quel punto mi blocco. Non credevo ai miei occhi. Mi urlava “ti arresto”, “ti faccio sparare” e altre frasi rabbiose. Inizio a parlare chiedendo loro perché si stavano comportando così e per tutta risposta mi sferra un pugno in pieno volto».

I due “valorosi” sono stati identificati, sono due agenti del Reparto Volanti della questura di Roma, entrambi al momento dei fatti fuori servizio. Dalla questura tutto tace.

Ci sembra davvero arrivato il momento di dire basta.
Tutto il marciume diffuso e generalizzato che sta emergendo sempre più spesso, è diventato davvero intollerabile.
Torniamo a ripetere a gran voce che il problema non è di singole mele marce, ma è un cancro strutturale e radicato nelle forze dell’ordine, agevolato da un sistema legale e istituzionale criminogeno.

Un abbraccio a Marco, al quale va tutto il nostro sostegno per il coraggio mostrato nel denunciare pubblicamente quanto subito.

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