Ottobre 28, 2020

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Cile condannati 4 ex agenti della dittatura Pinochet per 12 omicidi

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Chile (Cile) La Corte d’Appello di Santiago ha condannato 4 ex agenti della dittatura di destra filostatunitense di Augusto Pinochet (1973-1990) per 12 omicidi commessi nel 1973 ai danni di oppositori del regime.

Gli autori degli omicidi sono: Pedro Espinoza, Juan Chiminelli e Santiago Sinclaire, condannati a 5 anni ed Emilio Mahotiere, condannato a soli 3 anni per copertura dei colpevoli.

I fatti erano inquadrati nella famigerata Carovana della Morte, un gruppo militare che nel 1973 ha girato il paese e ucciso quasi un centinaio di prigionieri politici.
La sentenza arriva a toccare i genocidi appena con la punta delle dita. Solo due dei responsabili andranno in prigione per 5 anni e potranno beneficiare della libertà condizionale dopo due anni: una vergogna. L’ennesima che si aggiunge alla lunga catena di sentenze giudiziarie collocabili nel campo dell’impunità.

Questo verdetto merita attenzione perché tra i condannati c’è l’ex membro della giunta militare, vice comandante in capo dell’esercito ed ex senatore designato (1990-1998), Santiago Sinclair Oyaneder, condannato per 12 esecuzioni commesse nell’ottobre 1973 durante la dittatura militare, nella città di Valdivia a 835 km da Santiago.

La sentenza, infatti, (fascicolo 2.070-2018), ha condannato a 5 anni e un giorno di reclusione effettiva, sia Sinclair che Juan Viterbo Chiminelli Fullerton, responsabile logistico dei militari della Carovana della Morte, che atterrò nella città con un elicottero Puma, comandata dal Generale (R) Sergio Arellano Stark, delegato di Augusto Pinochet.

Inoltre, Pedro Octavio Espinoza Bravo è stato condannato a 10 anni di carcere ed Emilio Robert de la Mahotiere González a 3 anni e un giorno di prigione per aver compiuto il delitto di occultamento.
Tuttavia, il primo dei due sconta già condanne per più di 100 anni e questa ulteriore sentenza non influisce sulla sua situazione, mentre il secondo potrà scontare la pena in libertà essendo di soli 3 anni.

Con questa sentenza si è stabilito che le morti corrispondono ad “omicidi nei termini previsti dall’articolo 391 n°5 del codice penale, da cui non si può che concludere che la decisione di ordinare l’esecuzione di ciascuno di essi, rivela l’esistenza di un piano concepito in precedenza”.

La sentenza indica inoltre che “tutti gli atti che terminano con l’esecuzione delle vittime, iniziano con l’arrivo in città della Carovana guidata da Sergio Arellano Stark ed è così che, nel breve periodo della loro permanenza in città, costoro eseguirono tutte le esecuzioni, procedendo nello stesso modo in tutti i luoghi dove erano presenti”.

Con questa sentenza – ancora soggetta ad appello dinanzi alla Corte Suprema – a quarantasette anni dalle esecuzioni, i tribunali danno una risposta non adeguata alla richiesta di giustizia.
I responsabili delle 12 esecuzioni, commesse con l’intenzione inequivocabile di terrorizzare la popolazione e infliggere un colpo devastante alla sinistra valdiviana, sono rimasti nella realtà, per molto tempo nella più totale impunità.

La sentenza civile ha condannato il Tesoro a pagare un risarcimento totale di $ 1.910.000.000 (millenovecentodieci milioni di pesos), circa 2 milioni di euro da dividere tra le 12 famiglie delle vittime. Tuttavia, tale misura riparatrice, quasi cinquant’anni dopo, non arriva nemmeno a livello simbolico a meritare di essere considerata una misura di giustizia. Un altro aspetto da sottolineare è che durante questi 47 anni quattro dei fucilatori morirono senza essere stati condannati: Hugo Guerra, Carlos López, Antonio Palomo e Guillermo Michelsen.

La cosiddetta Carovana della Morte ha attraversato il Cile in elicottero ed i suoi membri tiravano fuori i prigionieri politici dalle prigioni, li portavano in luoghi disabitati e li assassinavano. A volte i corpi venivano trasferiti nei cimiteri, ma in altri veniva fatta esplodere della dinamite e sepolti clandestinamente.

In alcune città dove arrivò la Carovana della Morte, furono redatte false condanne capitali emesse da corti marziali inesistenti per dare un’aria di legalità alle stragi, mentre in altre le giustificarono come presunti tentativi di fuga dei prigionieri.

Durante la dittatura di Pinochet (1973-1990), secondo i dati ufficiali, circa 3.200 cileni sono morti per mano di agenti statali, di cui 1.192 ancora oggi elencati come detenuti scomparsi (desaparecidos) mentre altri 33.000 sono stati torturati e imprigionati per motivi politici.

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