Ottobre 28, 2020

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Non è facile essere sorelle

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Alle sorelle Hovick è successa una cosa decisamente strana. Sulla loro vita sono state scritte molte storie, alcune inventate, come succede spesso in questi casi, ma per lo più vere, perché quelle due donne hanno vissuto una vita che merita davvero di essere raccontata. Eppure ormai i personaggi che sono stati creati da queste storie sono più famosi di loro, in qualche modo quei personaggi sono diventati più reali di loro: potenza dei racconti.

Rose Louise è nata a Seattle l’8 gennaio del 1911, mentre Ellen June l’8 novembre 1912 a Vancouver. Adesso siamo abbastanza certi di queste due date, anche se quando erano bambine e adolescenti sono circolati molti altri certificati di nascita, tanto che loro stesse, da adulte, non erano più sicure di quali fossero quelli veri. La madre infatti ne usava diversi, a seconda delle necessità. Se le due sorelle dovevano essere più piccole per godere della riduzione dei biglietti nei loro frequenti viaggi in treno in giro per gli Stati Uniti, c’erano le carte che lo dimostravano, mentre se era necessario eludere le norme che vietavano il lavoro minorile c’erano altri documenti che dichiaravano che Louise e June erano più grandi di quello che effettivamente erano.
Sono i ruggenti anni venti, è l’età del jazz, e la loro madre – Rose Evangeline Thompson, nata nel 1890 a Wahpeton nel North Dakota, da una famiglia di origine tedesca – decide molto presto che quelle due bambine possono diventare famose: sono carine, si somigliano parecchio, sanno cantare e sanno ballare abbastanza bene da mettere insieme alcuni numeri per gli spettacoli del vaudeville. E Rose sa che i bambini prodigio funzionano sempre. A dire la verità Louise è meno brava della sorella minore sia a cantare che a ballare, ma insieme i loro numeri funzionano e le due bambine hanno un certo successo nei teatri della costa nordoccidentale. Rose pensa che con un po’ di fortuna riuscirà a portarle anche a Broadway. Il padre, di origini norvegesi, che fa diversi lavori nella redazione del Seattle Times, non è d’accordo, pensa che le sue figlie debbano continuare a fare le bambine: presto i due divorziano. Anche il secondo marito, un commesso viaggiatore, pensa che Rose esageri con quelle bambine, e allora la donna divorzia anche da lui. Rose è determinata e non vuole accanto a sé qualcuno che la fermi. Adesso sono solo loro tre e, grazie al talento di June, riescono a sbancare il lunario nei teatri di provincia. Rose riesce a portare le figlie a Hollywood e June appare anche in qualcuna delle comiche con i bambini che Hal Roach sforna a getto continuo. In Italia le conosciamo con il titolo Simpatiche canaglie.

June però nel dicembre del 1928, quando compie sedici anni, decide di farla finita con quella madre dispotica, conosce un ragazzo, Bobby Reed, che lavora come loro nel vaudeville, e scappa con lui. La polizia trova i ragazzi e Rose, mentre sono ancora dentro il commissariato, tenta di uccidere Bobby, ma fortunatamente per lui si dimentica di togliere la sicura alla pistola. June e Bobby si sposano e quindi adesso Rose e la figlia più grande rimangono da sole.

Senza la sorella minore Louise non sa bene cosa fare, continua a fare i suoi numeri musicali, ma con sempre meno successo. E comunque il sogno di sfondare nel mondo dello spettacolo è solo di sua madre: fosse per lei tornerebbe volentieri a casa. La leggenda vuole che quella sera la spallina sia caduta accidentalmente. Comunque sia il pubblico in sala ha molto apprezzato quella giovane donna che tentava maldestramente di coprirsi e che è rimasta nuda sul palcoscenico. Quella sera è nata Gipsy Rose Lee, la più famosa artista di strep tease dell’America degli anni Trenta, quando la crisi ha costretto a chiudere alcuni grandi teatri di Broadway, ma, visto che la gente ha comunque voglia di divertirsi, hanno un gran successo i locali come quelli dei fratelli Minsky, dove si beve di contrabbando e si guardano delle belle ragazze fare quei loro “spettacoli”. La polizia prova a chiudere quei locali, anche perché il sindaco Fiorello La Guardia ha avviato una campagna di moralizzazione della vita pubblica della sua città, e Gipsy viene arrestata diverse volte nel corso di quelle retate, ma, come dirà qualche anno dopo Irving Berlin there’s no business like show business, e così quegli spettacoli continuano e Gipsy ne diventa l’acclamata vedette. Louise adesso è soddisfatta, anche perché, come sua sorella prima di lei, ha trovato la forza di sbarazzarsi dell’asfissiante presenza di sua madre.
Hollywood naturalmente prova a sfruttare la popolarità di Gipsy Rose Lee: tra il 1937 e il ’38 gli studios le fanno fare ben cinque film, ma nessuno di questi ha il successo sperato. Anche perché Gipsy non è proprio capace di recitare. Le sue doti artistiche sembrano limitarsi alla capacità con cui in scena riesce a spogliarsi, con un misto di eleganza, di malizia e di incredibile senso dell’umorismo. In questo Gipsy è davvero unica.

Fuggiti da Rose, June e Bobby tentano la fortuna nelle maratone di ballo, un fenomeno che ha un certo successo nell’America della grande depressione. Sono tante le coppie di disperati senza lavoro che accettano di partecipare a quelle estenuanti prove di resistenza, allettati sia dal premio in denaro per la coppia capace di arrivare fino alla fine sia dalla possibilità di avere un posto in cui dormire, seppur per poco, e da mangiare, anche se durante la gara, per un periodo di tempo piuttosto lungo, visto che una maratona può durare anche più di quaranta giorni. Nel 1969 Sidney Pollack ha fatto un bel film sulle maratone, con un’intensa Jane Fonda, Non si uccidono così anche i cavalli?, basato sul romanzo del 1935 di Horace McCoy, uno che quel mondo ai margini lo ha conosciuto bene.
Presto i due ragazzi divorziano, June rimarrà sempre grata a Bobby per averle data l’occasione di andarsene, ma non l’ha mai davvero amato.
Finalmente anche per lei arriva l’occasione sperata. È una brava ballerina e nel 1936 June Havoc, come si fa ormai chiamare, modificando un po’ il cognome di famiglia, viene scritturata per uno spettacolo a Broadway, del compositore di origini magiare Sigmund Romberg. Si fa notare in alcuni spettacoli e finalmente nel ’40 arriva la grande occasione: è Gladys in Pal Joey, il nuovo musical di Rodgers e Hart. Non è la protagonista, ma quello spettacolo è il grande successo di quell’anno, grazie anche all’interpretazione del debuttante Gene Kelly, e June con la sua grazia fa la sua parte. Per questo musical Rodgers e Hart scrivono una canzone, intitolata Zip, che è un chiaro omaggio all'”arte” di Gipsy. Vale la pena di rivedere questo brano interpretato da Rita Hayworth che ovviamente non si toglie nulla se non i lunghi guanti bianchi, nel film tratto dal musical nel 1957.
Come sempre succede Hollywood guarda con attenzione a quello che capita a Braodway e Gene Kelly viene subito chiamato dagli studios. E anche June. Ottiene diversi ruoli, anche se mai da protagonista, in una decina di film di successo, lavorando a fianco di grandi attrici come Claudette Colbert e Rosalind Russell. Continua anche a recitare nei musical di Broadway, nel 1944 è chiamata a sostituire Ethel Merman in Sadie Thompson, da un racconto di William Somerset Maugham, che è stato anche il soggetto di un film muto del 1928 con Gloria Swanson.
Sono gli anni d’oro di June che nel 1947 recita, insieme a Gregory Peck in Barriera invisibile – come viene tradotto in italiano Gentleman’s Agreement – che ottiene l’Oscar per il miglior film, insieme a quello per la regia a Elia Kazan. Nel film Peck è un giornalista che si finge ebreo per scrivere un articolo sull’antisemitismo e prova sulla sua pelle cosa significa essere guardato con altri occhi da tutti quelli che gli stanno intorno, familiari, colleghi, amici, anche la sua fidata segretaria, interpretata appunto da June.

Louise è consapevole che la carriera di Gipsy è per sua natura effimera e così comincia a scrivere: la sua passione sono i thriller e naturalmente il suo primo romanzo, pubblicato nel 1941, The G-String Murders, è dedicato al mondo che conosce meglio, quello del burlesque. Due anni dopo ne verrà tratto un film, Lady of burlesque, che in Italia sarà tradotto Le stelle hanno paura, con una splendida Barbara Stanwyck, una delle grandi regine di Hollywood, che ha cominciato anche lei come ballerina negli spettacoli di Ziegfeld.

Naturalmente Rose non è sparita dalla vita delle figlie, tanto più che ormai entrambe hanno avuto successo. E le figlie pagano pur che stia lontana da loro. Rose con i loro soldi ha acquistato una grande casa in West End Avenue a Manhattan, che ha trasformato in una pensione per sole donne. Il suo nome ritorna sui giornali quando una delle ospiti – qualcuno dice una sua amante – viene trovata uccisa: Rose è comunque scagionata da ogni accusa, anche se le circostanze di quella morte non saranno mai chiarite.

Quando Rose muore, nel 1954, Louise pensa di raccontare la loro storia, visto che la madre non potrà più querelarla. Nel 1957 pubblica la sua autobiografia Gipsy: A Memoir, in cui racconta la sua infanzia difficile, insieme alla sorella e a quella madre ossessionata dalla gloria, poi gli anni del successo nel mondo del burlesque e si interrompe con lei che parte per Hollywood. Sappiamo che quella non è stata un’esperienza fortunata, ma Louise sta costruendo la propria leggenda, una cosa in cui si dimostrerà brava almeno quanto era brava a spogliarsi. June non è contenta di come la sorella l’ha descritta nel libro, ma decide di permettere che venga comunque pubblicato.
Tra i tanti che hanno letto quel libro Ethel Merman, con il fiuto della grande attrice, capisce subito che può diventare un musical e naturalmente ne vuole essere la protagonista. Ethel è la grande regina di Broadway, la protagonista dei migliori musical di Cole Porter e Irving Berlin, ma adesso ha bisogno di nuovi ruoli, più adatti alla sua età e al suo temperamento.
Per il progetto si ricostituisce il gruppo che ha appena lavorato a West Side Story: Jerome Robbins sarà il regista e il coreografo, Arthur Laurents scriverà il libretto e Stephen Sondheim le canzoni, questa volta musiche e parole. Ma Ethel vuole che non sia un compositore sconosciuto a scrivere le sue canzoni. Berlin e Porter non sono interessati, accetta invece l’inglese Jule Styne, che è uno dei grandi compositori di Hollywood. È Sondheim adesso che si tira indietro, non gli basta scrivere solo i testi, ma Oscar Hammerstein lo convince ad accettare quel lavoro. Nasce così Gipsy: A Musical Fable, uno dei più grandi successi di Broadway. E uno dei più grandi musical di sempre, grazie al personaggio di Rose, così intenso, una sorta di Lear dell’America del jazz e della grande depressione. Il personaggio di Rose diventa il cavallo di battaglia di tante grandissime dopo Ethel Merman: Angela Lansbury, Tyne Daly, Bernadette Peters  – che, giovanissima, è stata anche nel cast della prima edizione – Patti LuPone.
Nel 1962 Mervyn LeRoy dirige il film, in cui recitano Rosalind Russell e Natalie Wood, che, a differenza di quello che è successo in West Side Story, questa volta canta con la propria voce. Invece la voce di Rosalind non basta, nonostante qualche anno prima sia stata spettacolare la sua interpretazione in Wonderful Town: la deve “aiutare” il contralto Lisa Kirk. Naturalmente Ethel Merman avrebbe voluto partecipare al film, ma i diritti vengono acquistati dal produttore Frederick Brisson, che è anche marito di Rosalind. La donna che inventò lo streap-tease, come conosciamo in Italia quel film, nonostante il carisma e la bravura delle due attrici, non riesce a ripetere il successo del musical né a eguagliarne l’emozione.

Anche June decide di scrivere la propria autobiografia, che pubblica nel 1959 con il titolo Early Havoc. In quei giorni sta recitando in teatro con Julie Harris che ha già vinto due Tony – di cui uno per la sua interpretazione di Sally Bowles in I am a Camera, da cui sarà tratto il musical Cabaret e ne vincerà in tutto cinque nel corso della sua carriera, come Angela Lansbury. Julie rimane molto colpita dai capitoli in cui June racconta la sua esperienza nelle maratone e la spinge a scriverne un’opera teatrale. Nasce così Marathon 33. Si tratta di un’opera complessa che richiede trentaquattro attori. Lee Strasberg la usa per i seminari dell’Actors Studio. June spera di metterlo in scena in una vera sala da ballo, ma poi riesce a debuttare a Broadway. Julie Harris è una delle interpreti mentre June ne cura anche la regia. Sarà nominata per il Tony, la prima donna a ricevere una nomination per la regia.

Louise muore a Los Angeles il 26 aprile 1970. Per diversi anni conduce un suo talk show televisivo, ma soprattutto cura la sua collezione di dipinti: possiede quadri di Mirò, di Picasso, di Chagall e di molti altri artisti. Gipsy ha davvero grande gusto.

June muore il 28 marzo 2010 a Stamford, nel Connecticut. Ha avuto una lunga carriera. Tanti piccoli ruoli in televisione. La sua amica Angela Lansbury le offre di partecipare a due episodi di Murder, she wrote. Ma soprattutto scrive per il teatro, anche un musical, e dirige sia i suoi lavori che quelli degli autori che ama. Nel 1970 allestisce una fortunata edizione dell’Opera da tre soldi. Scrive il seguito della sua autobiografia, intitolata More Havoc. A metà degli anni Settanta acquista un deposito ferroviario abbandonato e altri edifici su otto acri di terra a Wilton, nel Connecticut, chiamati Cannon Crossing. Li restaura e realizza un grande insediamento urbano a prezzi popolare, e ricco di piccoli negozi di artigianato, gallerie d’arte, luoghi dedicati alla vita sociale.

Il rapporto tra Louise e June rimarrà sempre piuttosto complicato, fatto di tentativi di riavvicinamento e liti improvvise. In fondo le sorelle Hovick hanno in comune solo il difficile rapporto con la madre.
Anzi c’è un’altra cosa che le unisce: la politica.
Sostengono entrambe, nel 1952, la sfortunata campagna elettorale di Adlai Stevenson, la più disastrosa sconfitta del partito democratico.
Nel 1947 June, con Myrna Loy, John Huston e William Wyler, fonda il Comitato per il primo Emendamento per sostenere i cosiddetti Hollywood Ten, ossia i dieci tra registi e sceneggiatori denunciati per oltraggio al Congresso e inseriti nella “lista nera” per essersi rifiutati di rispondere alle domande sul loro presunto coinvolgimento con il Partito Comunista. Il 27 ottobre di quell’anno, insieme a Humphrey Borgart, Lauren Bacall e altri attori si presenta al Campidoglio per inscenare una protesta: chiedono di essere ammessi alle audizioni dei loro colleghi incriminati. Naturalmente anche June finisce nella lista. Dove c’è anche Louise. Negli stessi anni in cui Gipsy si esibisce di notte con tanto successo negli spettacoli di streap tease, di giorno Louise sostiene con passione la Repubblica spagnola, manda soldi in quel paese, partecipa a incontri del Fronte unito, fa comizi per sostenere la causa antifascista.
Forse non saranno mai sorelle Louise e June, ma sono certamente compagne.

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