Locandina del docu-film


Francesco Cecchini


Non soltanto dunque per l’ importanza che ebbe in Italia il sequestro e l’ uccisione di Moro, sui cinquantacinque giorni l’ intervista si è ravvicinata. Era per molti versi l’ esperienza più tragica e quella che avrebbe segnato uno spartiacque nella storia del decennio oltre che nel destino di quel suo destino che erano le Brigate Rosse.In quei quasi due mesi Moretti scopriva attraverso le parole del suo prigioniero lo spessore di quello che le Br chiamavano lo ” stato” del quale poco sapevano. E che reagiva in modo inatteso per ostaggio e rapitore, i quali nei primi giorni coltivarono la certezza che la prova di forza era stata tremenda, ma si sarebbe conclusa senz’ altro sangue con un negoziato. Che il negoziato fosse respinto, che lo stato cancellasse via da sé non soltanto le Brigate Rosse che gli erano estranee, ma anche Moro, che era parso quasi la sua essenza, cadde su tutti e due come un colpo. E tutti e due (Moro e Moretti) vissero l’ esito come una fatalità. Anche se della morte di Moro è semplice e veritiero dire che sono le Brigate Rosse a portare la prima responsabilità, non è stata la sola responsabilità. Rossana Rossanda, Prefazione a “Mario Moretti, Brigate Rosse. Una Storia Italiana.”
Il 29 agosto uscira in anteprima a Castelnuovo di Garfagnana “Com’è NATO un golpe: il caso Moro”, un docu-film del regista Tommaso Cavallini. Questo docu-film da un’ interpretazione diversa da quella di Rossana Rossanda e di Mario Moretti sui 55 giorni che nel 1978 sconvolsero l’ Italia.
SCHEDA DEL DOCUMENTARIO.
L’agguato di via Fani’ è un’azione di guerra non convenzionale – un vero e proprio golpe – che in meno di due minuti colpisce a morte i 5 agenti della scorta del Presidente della Dc, lasciando Aldo Moro illeso. Un’ operazione di alta perizia militare, che oggi siamo in grado di ricostruire collocando sulla scena personaggi come il 24enne David, statunitense di origini italiane addestrato in Vietnam, che ha contribuito ad organizzare l’evento culminante della strategia della tensione.
Il documentario “Comè NATO un golpe: il caso Moro” ripercorre le ultime fasi della vita politica del Presidente della Democrazia Cristiana, dal viaggio negli States del 1974 fino al rapimento, alla prigionia e alluccisione del 9 maggio 1978.
Una narrazione condotta dal senatore Sergio Flamigni, dall’ex magistrato Carlo Palermo, da giornalisti e autori come Marcello Altamura, Rita Di Giovacchino e Carlo D’ Adamo, che si contrappone con dati di fatto alla verità ufficiale del ‘Memoriale Morucci’: portando una nuova analisi balistica per fare luce sulla dinamica dell’agguato, un filmato inedito che svela la targa di un’ auto presente in via Fani la mattina del 16 marzo 1978 di cui le indagini non hanno mai tenuto conto e la fonte ‘Beirut2’, intervistata da Carlo Palermo, che riferisce di una foto scattata ad Aldo Moro in un cortile durante la prigionia. A dimostrazione di come la guerra fredda era fattivamente diretta da gruppi che controllavano sia Washington sia il Cremlino, e del fatto che Aldo Moro doveva morire – e non per mano delle Brigate rosse – al fine di attuare un golpe in Italia.
Il link con il trailer è il seguente:



Il documentario “Comè NATO un golpe: il caso Moro” è un tasello in più nel mosaico di voci immagini che raccontano i drammatici 55 giorni del 1978.
In ogni caso aiuta a riflettere su una interpretazione in più di quella vicenda.

Aldo Moro prigioniero delle Brigate Rosse

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza cookie indispensabili per il suo funzionamento. Facendo clic su Accetta, autorizzi l'uso di tutti i cookie.
Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy