Manifestazione della Minga a Bogotá di fronte al Palazzo di Nariño


Francesco Cecchini


La parola Minga deriva dal quechua Minka, che si riferisce ad un’antica tradizione di lavoro comunitario o collettivo a fini sociali. Minga sociale e comunitaria per la difesa della vita, del territorio, della democrazia e della pace, quindi. La Minga è il simbolo del lavoro di solidarietà dei popoli originari e contadini, che nelle comunità afro-colombiane ha altri nomi, ma sempre significa lavorare, condividere, aiutare, avanzare.
Secondo l’Organizzazione nazionale indigena della Colombia (ONIC) nel Paese ci sono 102 popolazioni indigene, di cui 18 in pericolo di scomparsa. Continua, oltre l’ assassinio di ex guerriglieri, quello di leader sociali ed indigeni. E’ un massacro senza fine.
Per questo una Minga di migliaia di indigeni della regione del Cauca si riunì il 14 ottobre in Cali, dichiarando: Oggi come popolo originario diciamo no alla violenza, sì all’accordo di pace e alla lotta degli indigeni (…) Sì al territorio, sì alla vita, sì alla pace, sì alla democrazia e che il mondo intero si dia conto di ciò di cui sono capaci le popolazioni originarie in Colombia “. Chiede anche rispetto degli Accordi di pace del 2016, firmati dallo Stato e dalle Forze armate rivoluzionarie dell’Esercito popolare colombiano (FARC-EP). Ha chiesto inoltre un incontro con il presidente Iván Duque perché risponda alle loro richieste e ponga fine al dramma che stanno vivendo. Ma Iván Duque non ha risposto nè si è fatto vivo.
La Minga dopo aver manifestato nelle strade di Cali, gridando frasi come: “possono portarci via anche la vita, ma non possono mai toglierci il sogno del nuovo Colombia e la Minga marcia mentre la guerra continua”, ha deciso di raggiungere Bogotá. Qui furono ricevuti e anche ospitati dalla sindaca Claudia López e il 19 ottobre ha marciato e si è riunita in Plaza de Bolívar, di fronte al Palazzo di Nariño, ma anche qui Iván Duque non è comparso, asserendo il carattere politico della manifestazione.
La Minga però non si è arresa e ha deciso di partecipare allo sciopero nazionale del 21 ottobre contro la politica economica e sociale di Iván Duque. In questa occasione, prima di lasciare la città e rientrare nei propri territori, gli indigeni di Minga hanno guidato parte della mobilitazione, iniziata nel Parco Nazionale.
Lo sciopero nazionale fu proclamato dalla Central Unitaria de Trabajadores (CUT), la Federación Colombiana de Trabajadores de la Educación (FECODE), la Asociación Distrital de Trabajadores y Trabajadoras de la Educación (ADE), el Movimiento Obrero Independiente y Revolucionario (MOIR), e da organizzazioni di docenti e studenti.
Il Comitato dello Sciopero Nazionale ha avanzato un’ ampia lista di richieste, 104. Tra le quali una riforma sanitaria globale, la protezione dei leader sociali e un maggiore intervento statale per migliorare l’economia del paese
Le manifestaziono si sono avute nelle principali città del Paese. A Bogotá e terminata davanti al Palazzo del Nariño e poi c’ è stato un concerto.
Il bilancio dello sciopero da parte degli organizzatori è positivo e inoltre pensano di organizzarne uno più grande.
Il leader sindacale Falcón Prasca ha affermato Paralizzeremo tutte le città, compresa Cartagena.”

Plaza de Bolívar, Bogotá, durante il Paro Nacional del 21 ottobre

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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