Novembre 29, 2020

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Nagorno-Karabakh: non si placa il conflitto tra Armenia e Azerbaigian

Gli accordi per il cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian non hanno fino ad ora sortito alcun effetto: prosegue lo scontro nel territorio conteso del Nagorno-Karabakh.

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quasi un mese dallo scoppio del nuovo conflitto armato per il controllo della regione contesa del Nagorno-Karabakh, non si placano ancora gli scontri tra Armenia e Azerbaigian, nonostante gli sforzi per riconciliare le due parti con la mediazione della Russia e l’accordo per il cessate il fuoco raggiunto lo scorso 18 ottobre. A confermarlo nella giornata odierna, giovedì 22 ottobre, è stato il portavoce del Ministero della Difesa di Erevan, Artsrun Hovhannisyan.

Nell’ambito del conflitto tra le due repubbliche caucasiche, sta diventando sempre più importante il ruolo svolto da Russia e Turchia. Come abbiamo potuto sottolineare in diverse occasioni, il governo di Ankara non ha mai nascosto il proprio appoggio nei confronti delle attitudini espansioniste di Baku, che per il governo turco rappresenterebbero invece una rivendicazione legittima sulla regione del Nagorno-Karabakh, nonostante la popolazione locale sia maggioritariamente armena. Il vicepresidente della Turchia, Fuat Oktay, ha confermato che Ankara sarebbe pronta ad intervenire direttamente e a dispiegare le proprie truppe in Azerbaigian per sostenere Baku nel conflitto, linea precedentemente esposta anche dal presidente Recep Tayyip Erdoğan.

Grazie anche al sostegno turco, l’Azerbaigian ha potuto annunciare mercoledì di aver preso il controllo di ventidue insediamenti nel Nagorno-Karabakh, secondo quanto affermato dal presidente Ilham Aliyev. In base a quanto affermato dal capo di stato, l’esercito dell’Azerbaigian avrebbe “liberato” tre insediamenti nel distretto di Fuzuli e cinque insediamenti nel distretto di Jabrayil, oltre all’insediamento di Mincivan e a tredici insediamenti nel distretto di Zangilan. L’avanzata degli azerbaigiani fa seguito alle conquiste della giornata precedente, quando l’esercito aveva preso il controllo di venticinque centri del Nagorno-Karabakh, compresa la città di Zangilan.

Dall’altro lato, l’Armenia continua a lanciare appelli nei confronti della Russia per un maggior intervento di Mosca in difesa di Erevan. Il primo ministro Nikol Pashinyan lo ha dimostrato con un suo breve scritto pubblicato sui social network attraverso i propri account ufficiali: “Oggi e in tutto questo periodo apprezzo molto la cooperazione tra Armenia e Russia. Sentiamo il sostegno alleato della Russia come partner strategico per l’Armenia e il popolo armeno. Manteniamo la cooperazione continua ad alto livello per trovare una via d’uscita dalla situazione”.

Pashinyan ha anche lanciato un appello di condanna nei confronti dell’interventismo turco nella regione, accusando Ankara di “trasferire mercenari terroristi” dalla Siria al Nagorno-Karabakh per combattere per l’Azerbaigian, come riportato in un’intervista rilasciata dal premier armeno alla testata Iran Daily. “Purtroppo, i Paesi della regione non hanno ancora risposto abbastanza seriamente a questa realtà. È fuor di dubbio che la presenza di terroristi stranieri rappresenterà una minaccia per la regione in futuro. I Paesi della regione dovrebbero affrontare la questione più seriamente”, ha aggiunto.

Secondo il capo del governo armeno, la Turchia sta utilizzato le tensioni tra Armenia ed Azerbaigian per aumentare la propria influenza nella regione caucasica a discapito della Russia. Pashinyan ha anche affermato che ricadono su Ankara le principali responsabilità per il mancato rispetto del cessate il fuoco concordato tra le parti a Mosca: “Sono sicuro che finora non siamo riusciti ad attuare l’accordo di Mosca perché ci sono forze che lo impediscono, sabotandolo. Prima fra queste è la Turchia, che è interessata a vedere fallire l’accordo di Mosca”. “Le azioni della Turchia mirano a spingere la Russia fuori dal Caucaso meridionale”, ha aggiunto.

Non dimentichiamo che questo accordo è stato adottato su iniziativa del presidente russo e su iniziativa della Federazione Russa. Alcune forze, in particolare la Turchia, sono interessate a vedere fallire l’iniziativa della Russia, e sperano ancora di minare l’autorità di la Federazione Russa nel Caucaso meridionale”, ha spiegato ancora Pashinyan. Inoltre, il primo ministro ha ribadito la propria speranza di un riconoscimento della Repubblica dell’Artsakh, lo stato autoproclamatosi indipendente nel 1992 nella regione del Nagorno-Karabakh, da parte della comunità internazionale: “Vorrei sottolineare che in questo momento l’opinione pubblica mondiale sta cambiando, e anche le persone stanno cambiando. Stanno diventando più consapevoli di ciò che sta accadendo nella nostra regione e, ovviamente, ciò è dovuto non solo alla campagna di informazione attiva dal nostro governo, ma anche alle azioni della comunità armena”.

Nel frattempo, il ministro degli esteri armeno, Zohrab Mnatsakanyan, si è recato a Mosca dove ha nuovamente incontrato il proprio omologo russo, Sergej Lavrov, nella giornata di mercoledì, al fine di “discutere la situazione nella zona di conflitto del Karabakh e l’attuazione degli accordi di cessate il fuoco”, come affermato dalla portavoce del Ministero degli Esteri armeno Anna Naghdalyan.

Non vi sono novità, invece, circa il possibile attacco sferrato dall’Azerbaigian in territorio armeno. Al momento, le autorità russe non hanno ancora pubblicato notizie ufficiali a riguardo: se l’attacco dovesse essere confermato, la Russia si troverebbe nella posizione di dover intervenire militarmente in difesa dell’Armenia, come previsto dagli accordi tra Mosca ed Erevan.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog