Settembre 20, 2021

AFV

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I media occidentali accusano la Siria di “bombardare gli ospedali” ma, quando i terroristi distruggono davvero gli ospedali siriani, rimangono in silenzio

Quando i media belano nuovamente in coro le loro canzoni della propaganda di guerra, e intonano il non comprovato “la Siria sta bombardando gli ospedali”, fermiamoci ed esaminiamo la relativamente sconosciuta (ma verificabile) realtà dei terroristi che bombardano gli ospedali siriani.

A seguito delle nuove accuse per un ospedale preso di mira ad Al Atarib, nella parte occidentale di Aleppo, il Dipartimento di Stato ha ripetuto [in inglese] la dichiarazione, senza alcuna chiara prova a sostegno.

Le notizie, invece, si basano su fonti altamente discutibili come i Caschi Bianchi, l’American Medical Society siriana finanziata dall’USAID, i soliti “testimoni” senza nome e le (ovviamente imparziali!) “fonti dei ribelli”, come riportato da Reuters nelle sue recenti dichiarazioni . [tutti i link in inglese]

Di fatto, la Reuters riconosce anche di non essere in grado di verificare l’autenticità dei video, che dovrebbe mostrare “un reparto danneggiato e dei soccorritori civili che portano fuori i pazienti insanguinati”.

Ricordiamoci che Idlib è occupata da Al-Qaeda in Siria, un fatto sottolineato (come ho scritto) dall’ex inviato speciale degli Stati Uniti, Brett McGurk, che riteneva la provincia siriana nordoccidentale il “più grande rifugio di Al-Qaeda dall’11 Settembre”. [tutti i link in inglese]

La presenza di Al-Qaeda e dei gruppi terroristici affiliati rende impossibile agli organismi indipendenti e neutrali una valutazione di ciò che sta succedendo.

I fatti sono importanti, dicono. Ma in realtà non così tanto quando si tratta di propaganda di guerra.

A Sarmada, nella campagna di Idlib, uno degli obiettivi era un mercato dei carburanti di Tahrir al-Sham (Al-Qaeda in Siria) e le autocisterne di contrabbando sono state distrutte. [tutti i link in inglese]

In un video [in inglese] dei Caschi Bianchi, presumibilmente girato ad Al-Atarib, si asserisce che un ospedale di laggiù è stato bombardato. Mostra invece ciò che sembra essere un centro medico coperto di sabbia, con un sacco di uomini corpulenti in età da combattimento. Sono palesemente assenti delle donne o dei civili dall’aspetto normale.

Data la propensione dei Caschi Bianchi ad operare solo in aree controllate dalle fazioni terroristiche, che lavorano con loro o addirittura ne fanno parte, che si cimentano nel commercio di organi e hanno mentito molte volte in passato, il video non prova nulla. [tutti i link in inglese]

Esiste, d’altra parte, un precedente di “ospedali” o centri medici utilizzati per scopi militari dai terroristi. E non solo una o due, ma più volte nelle aree occupate dai terroristi in tutta la Siria.

Ne ho visti ad Aleppo [in inglese] e nel Ghouta orientale.

L’ospedale oftalmico e pediatrico, un grande complesso nella parte orientale di Aleppo, è stato militarizzato e occupato dai terroristi, tra cui la Brigata Tawhid, Al-Qaeda e anche l’IS (lo Stato Islamico, ex ISIS). I prigionieri venivano incarcerate e torturati in prigioni da incubo, con celle di isolamento ai piani interrati.

Come ha osservato [in inglese] la giornalista Vanessa Beeley, i centri medici a Ghouta est “fornivano cure quasi esclusivamente agli estremisti della fazioni armate”. Erano anche costruiti sottoterra e “collegati da un vasto labirinto di tunnel che si snodavano sotto la maggior parte dei distretti controllati dai gruppi armati, e fornivano copertura ai combattenti durante la campagne militari della SAA [Esercito arabo siriano]”. (Faccio una digressione: guardate uno di questi enormi tunnel [in inglese] a Douma, in corrispondenza dell’“ospedale” sotterraneo).

Un “ospedale” di Idlib che il New York Times diceva esser stato bombardato da aerei russi nel maggio 2019, era una grotta usata come quartier generale dai terroristi. Un’altra grotta fortificata a Khan Sheikhoun era ben fornita di armi, forniture mediche e maschere antigas, e aveva una prigione con celle di isolamento. [tutti i link in inglese]

L’esercito siriano trova [in inglese] regolarmente questo tipo di grotte nelle aree liberate dai terroristi, con tunnel che collegano le basi dei terroristi, in modo da evitare gli spostamenti in superficie.

In passato la Russia ha fornito immagini satellitari [in inglese], quando ci fu la questione di un edificio che, a quanto dichiarato, era stato bombardato. Fino a quando non abbiamo una prova conclusiva in entrambi i sensi, si tratta di una questione di sentito dire, sebbene il buon senso (e la storia di tali bugie) suggerisca che siano delle invenzioni dei media.

Gli ospedali vengono bombardati e i media sbadigliano

Dato che i media e gli esperti si preoccupano evidentemente così tanto degli ospedali siriani che sono stati bombardati e anche distrutti, vale la pena riesaminare alcuni dei principali ospedali danneggiati o distrutti dalle fazioni terroristiche.

Comunque, non sorprende che non siano molte le informazioni disponibili. Quella che segue è una lista parziale, con l’aggiunta di miei dettagli relativi agli ospedali colpiti in cui sono stata [tutti i link seguenti in inglese]:

  • Settembre 2012, l’Esercito Siriano Libero bombarda e distrugge completamente l’ospedale di Al-Watani a Qusayr, nella provincia di Homs
  • Settembre 2012, l’Esercito Siriano Libero bombarda e distrugge completamente i due ospedali di Aleppo
  • Dicembre 2013, l’Esercito Siriano Libero e Al-Qaeda bombardano e distruggono completamente l’ospedale Al-Kindi di Aleppo, uno dei più grandi e migliori centri oncologici del Medio Oriente
  • Aprile 2015, l’Esercito Siriano Libero bombarda e assedia l’ospedale nazionale a Jisr al-Shughour, Idlib
  • Maggio 2016, raccapriccianti attacchi suicidi concomitanti da parte dello Stato Islamico a Jableh (e anche a Tartous lo stesso giorno), tra cui l’interno dell’ospedale nazionale di Jableh
  • Maggio 2016, attacco fuori all’ospedale ostetrico Dabeet di Aleppo: un missile colpisce una macchina parcheggia all’esterno che esplode e uccide tre donne in ospedale e ferisce molte altre persone

Sono andata ad Aleppo nel luglio 2016 e ho parlato con il direttore [in inglese], il quale ha confermato che il suo ospedale è stato sventrato dall’esplosione, e ha osservato che una settimana dopo i mortai dei terroristi hanno colpito il tetto dell’ospedale, distruggendo il soffitto e ferendo i lavoratori edili.

Nel maggio 2018, prima che Daraa fosse completamente liberata, sono andata [in inglese] nelle aree che erano sotto il fuoco dei terroristi (incluso il giorno del mio arrivo), e sono arrivata all’ospedale statale facendo un pericoloso percorso ad alta velocità con il taxi che avevo noleggiato a Damasco, in una strada esposta al tiro dei cecchini dei terroristi a meno di 100 metri di distanza.

L’ospedale era stato colpito e parzialmente distrutto dai mortai dei terroristi, ed era per lo più senza pazienti. Il direttore mi ha mostrato i reparti distrutti (dialisi e laboratorio) e delle aree off-limits per l’alto rischio di finire sotto il tiro dei cecchini (ginecologia, sale operatorie, banca del sangue, scuola infermieristica, ospedale pediatrico).

Quando a settembre sono tornata a Daraa, dopo che la regione era stata liberata, l’ospedale era pieno di pazienti, dato che era finalmente possibile accedere senza rischi.

Dietro l’ospedale, a circa 50 metri di distanza, ho visto un edificio che mi avevano detto essere stato occupato dai terroristi. Da qui derivava l’estremo rischio di essere colpiti dai cecchini una volta dentro l’ospedale.

Non ho mai visto alcun media occidentale parlare di questo ospedale, sebbene sia una struttura civile e sia, in maniera piuttosto evidente [in inglese], parzialmente distrutto.

Nel novembre 2016 ho incontrato il dottor Ibrahim Hadid, l’ex direttore dell’Ospedale Kindi: mi ha detto [in inglese] di volere un po’ di impegno da parte dei suoi colleghi medici e delle istituzioni per gli “ospedali” presumibilmente bombardati nelle aree dei terroristi.

Loro (e i media occidentali) hanno fatto l’opposto, ovviamente.

Un’altra canzone e una coreografia sulle sostanze chimiche?

La Russia, nel frattempo, sta mettendo in guardia [in inglese] su una possibile nuova provocazione con sostanze chimiche, inscenata da Tahrir al-Sham a Idlib.

Il Centro Russo per la Riconciliazione dichiara che “i miliziani stanno complottando per inscenare un finto attacco chimico vicino all’insediamento di Qitan”, per accusare nuovamente il governo siriano di usare sostanze chimiche sui civili.

Come sa chiunque segua la guerra in Siria, l’Occidente non è riuscito – sebbene lo voglia disperatamente – a provare che la Siria abbia commesso uno o più attacchi chimici, al punto che hanno parlato [in inglese] persino gli esperti dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, smentendo le dichiarazioni.

Come ho scritto [in inglese] la scorsa settimana, nonostante da dieci anni stiano incessantemente mentendo sulla Siria, i media, gli esperti e i politici occidentali (e del Golfo Persico) vanno avanti noncuranti con altre bugie, cioè accuse riciclate e propaganda di guerra.

E’ probabile, quindi, che il tema degli “ospedali bombardati” subirà un’altra impennata, e successivamente il tema degli “attacchi chimici”. E poi forse avremo un altro nuovo Bana al-Abed che chiede a Biden di bombardare la Siria o di “distruggere completamente” Idlib.[tutti i link in inglese]

E va avanti così, incessantemente, la propaganda di guerra [in inglese].

E’ ironico, evidentemente (dato che sento il bisogno di chiarirlo quasi ogni volta che scrivo), che a quei lettori che dicono che la Siria (e la Russia) sta bombardando gli ospedali o sta usando armi chimiche o qualsiasi bugia venga poi riciclata, non interessino davvero le vite dei Siriani.

Se gli interessassero, smetterebbero di coprire il terrorismo in Siria, aiuterebbero il paese e i suoi alleati a liberare Idlib e le campagne di Aleppo, a fermare il saccheggio del suo petrolio, lasciare la Siria e revocare le sanzioni[tutti i link in inglese]

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Articolo di Eva Bartlett pubblicato su Russia Today il 24 marzo 2021
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]