Maggio 12, 2021

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ARUNDATHI ROY SULLA CATASTOFE DA COVID-19 IN INDIA.

Una cremazione di massa di morti da coronavirus in un crematorio a Nuova Delhi.


Francesco Cecchini


L’ India è al collasso. I numeri del Covid fatti registrare in India sono tra i più alti del mondo. Al momento il paese di Modi risulta lo Stato che sta pagando in maniera più grave l inefficienza nella gestione della pandemia. Migliaia di persone muoiono ogni giorno letteralmente soffocate a causa della mancanza di ossigeno negli ospedali. Colpa di strutture sanitarie fatiscenti e delle difficoltà nella produzione, stoccaggio e trasporto del prezioso gas. I casi totali sono 18,3 milioni, il secondo dato più alto al mondo dopo quello degli Usa. I morti ormai sono 204.832. Numeri ufficiali che sicuramente sono sottoestimati.
Chi sta raccontando la tragedia indiana e le responsabilità di Narendra Modi e del suo governo è Arundhati Roy, con articoli pubblicati anche in Italia su La Repubblica e L’ Internazionale.
Un articolo di Arundhati Roy dal titolo, Non è abbastanza dire che il governo ha fallito. Stiamo assistendo a un crimine contro l’ umanità, è stato pubblicato recentemente su The Wire e il link è il seguente:
https://thewire.in/government/india-covid-19-government-crime-against-humanity

Arundhati Roy


Alcune righe tradotte dell’ Articolo.
Durante una campagna elettorale particolarmente polarizzante nello stato dell’Uttar Pradesh nel 2017, il primo ministro indiano, Narendra Modi, è entrato nella mischia per mescolare ulteriormente le cose. Da un podio pubblico, ha accusato il governo statale – che era guidato da un partito di opposizione – di assecondare la comunità musulmana spendendo di più nei cimiteri musulmani (cabristani) che sui terreni di cremazione indù (shamshan). Con il suo solito ghigno ragliante, in cui ogni provocazione e sbavatura sale a una nota acuta a metà frase prima di svanire in un’eco minacciosa, ha suscitato la folla. “Se un kabristan viene costruito in un villaggio, dovrebbe essere costruito anche uno shamshan”, ha detto.
Forse è felice ora che l’immagine inquietante delle fiamme che si alzano dai funerali di massa nei luoghi di cremazione dell’ India sta facendo la prima pagina dei giornali internazionali. E che tutti i kabristani e gli shamshan nell’ India suo paese stiano lavorando correttamente, proporzioalmente alle popolazioni che soddisfano, e molto al di là delle loro capacità.
” L’ India, con una popolazione di 1,3 miliardi di abitanti, può essere isolata?” ha chiesto retoricamente il Washington Post in un recente editoriale sulla catastrofe in atto in India e sulla difficoltà di contenere nuove varianti di COVID-19 in rapida diffusione all’interno dei confini nazionali. “Non facilmente”, ha risposto. È improbabile che questa domanda sia stata posta allo stesso modo quando il coronavirus imperversava nel Regno Unito e in Europa solo pochi mesi fa. Ma noi in India abbiamo poco diritto di offenderci, date le parole del nostro primo ministro al Forum economico mondiale nel gennaio di quest’anno.
Modi il mago si è vantato per aver salvato l’ umanità contenendo efficacemente il coronavirus. Ora che si scopre che non l’ ha contenuto, possiamo lamentarci per essere visti come se fossimo radioattivi? Che i confini di altri paesi ci vengano chiusi e che i voli vengano cancellati? Che siamo sigillati con il nostro virus e il nostro primo ministro, insieme a tutta la malattia, l’ anti-scienza, l’ odio e l’ idiozia che lui, il suo partito e il suo marchio politico rappresentano?

Pire che bruciano i corpi di indiani morti per coronavirus.

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