Dicembre 2, 2021

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Ennesimo golpe militare in Mali

Il Mali è uno dei Paesi africani dalla vita politica più travagliata, caratterizzata da un continuo succedersi di colpi di Stato.

La storia del Mali indipendente è costellata di colpi di Stato militari e di successioni violente alla testa del Paese. L’ultimo episodio delle travagliate vicende politiche maliane ha avuto luogo tra il 24 ed il 25 marzo, con la deposizione forzata del presidente di transizione Bah Ndaw per mano del colonnello Assimi Goïta (in foto), lo stesso che aveva preso il potere nell’agosto del 2020 ai danni del presidente socialdemocratico Ibrahim Boubacar Keïta.

Gli ufficiali che fanno capo a Goïta hanno infatti arrestato il capo di Stato ad interim, Bah Ndaw, il primo ministro Moctar Ouane e il ministro della Difesa, Souleymane Doucouré. Secondo le informazioni rilasciate dai militari, i membri del governo arrestati sono stati portati presso la base militare di Kati, luogo dal quale era partito anche il colpo di Stato dello scorso agosto. L’informazione è stata confermata anche dalla Missione di stabilizzazione integrata multidimensionale delle Nazioni Unite in Mali (Minusma). Il leader militare Goïta, divenuto nuovamente capo di Stato de facto del Paese, ha tuttavia annunciato che “il processo di transizione continua il suo corso normale“, promettendo lo svolgimento di regolari elezioni nel 2022.

Il colpo di Stato non rappresenta certamente un evento sorprendente, sia perché la storia del Mali è costellata di questi episodi sia perché fonti diplomatiche, come l’ambasciata degli Stati Uniti nella capitale Bamako, avevano già segnalato un aumento dell’attività militare nella città. “I cittadini statunitensi sono incoraggiati a evitare viaggi non essenziali all’interno della città in questo momento e a monitorare i media locali per gli aggiornamenti”, segnalava già l’ambasciata USA nei giorni che hanno preceduto il golpe.

Secondo gli analisti politici, il golpe sarebbe stato preparato dai militari in seguito all’annuncio della formazione del governo ad interim, nel quale non comparivano alcuni nomi importanti di membri della giunta militare che si era affermata nell’agosto 2020. Nonostante sia egli stesso un ex colonnello, il presidente Bah Ndaw, che in passato ha anche ricoperto il ruolo di ministro della Difesa, stava infatti cercando di istituire un governo di transizione verso le elezioni, entrando in contrasto con Goïta.

Nominando Bah Ndaw come presidente ad interim, Assimi Goïta pensava probabilmente di mantenere il potere effettivo sul Paese, ma le mosse di Ndaw e del primo ministro Ouane, già ministro degli Affari Esteri dal 2004 al 2011, devono averlo indispettito. Nello specifico, i militari avevano chiesto di mantenere il controllo di quattro ministeri ritenuti strategici, Difesa, Sicurezza, Amministrazione Territoriale e Riconciliazione Nazionale. Tuttavia, i colonnelli Sadio Camara e Modibo Koné non sono stati inseriti nella lista dei ministri del governo di transizione, sostituiti dal già citato Doucouré alla Difesa e da Mamadou Lamine Diallo alla Sicurezza.

Attraverso il suo account Twitter, il segretario generale delle Nazioni Unite, il portoghese António Guterres, ha chiesto moderazione ai militari e ha chiesto loro di rilasciare immediatamente i detenuti. Anche il presidente dell’Unione Africana, il congolese Félix Tshisekedi, ha chiesto l’immediato rilascio dei membri del governo e ha respinto i tentativi di destabilizzazione del Mali, uno dei Paesi più tormentati del Sahel. Un ruolo diplomatico importante dovrebbe essere svolto anche Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (nota come CEDEAO nei Paesi francofoni ed ECOWAS in quelli anglofoni), che dispone già di una delegazione in Mali, sotto la guida dell’ex presidente nigeriano Goodluck Jonathan. Secondo alcune fonti, i militari avrebbero permesso alla delegazione della CEDEAO ed al suo leader Jonathan di recarsi al campo militare di Kati per incontrare i membri del governo imprigionati.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una riunione a porte chiuse nella giornata di mercoledì per esaminare la situazione in Mali. Il portavoce del Segretariato generale delle Nazioni Unite, il diplomatico francese Stéphane Dujarric, ha denunciato a tal proposito che il colpo di Stato militare ha interrotto la transizione in atto nel Paese africano.

Alla complicato situazione del Paese saheliano ha fatto riferimento anche il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, che ne ha riferito di fronte all’Assemblea Nazionale di Parigi. Per quanto riguarda la mediazione della CEDEAO, Le Drian ha detto che, se non avrà successo, “sanzioneremo tutti coloro che impediscono lo sviluppo del processo di transizione“. Lo stesso presidente Emmanuel Macron ha annunciato possibili ritorsioni contro la giunta militare di Bamako. Ricordiamo che la Francia, ex potenza coloniale in Mali, possiede un contingente militare del Paese ed in passato è spesso intervenuta direttamente nelle questioni maliane.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog