“Ce lo chiede l’Europa: appalti al ribasso e libertà per il subappalto”. Intervento di Federico Giusti

In queste ore comprendiamo bene quanto sia ricattatorio il Recovery, per avere i prestiti europei il Governo dovrà mettere mano a riforme strutturali come quelle che regolano il sistema degli appalti.

In soldoni ci viene chiesto di rispettare le normative europee e di togliere ogni tetto al subappalto in nome di quella liberalizzazione che poi determina riduzione delle tutele collettive e individuali e il riconoscimento della offerta piu’ bassa a discapito di salari e normative di sicurezza. Le statistiche ricordano che proprio negli appalti si verificano innumerevoli infortuni e morti sul lavoro.

Alcune direttive Ue in materia di appalti chiedono agli stati nazionali di porre fine alla «limitazione ingiustificata del subappalto» prevedendo sanzioni e multe per i paesi trasgressori. L’Italia è sotto sorveglianza della Ue che vuole rimuovere ogni limite al subappalto la cui soglia consentita in Italia è al 30%

L’Ue chiede di trasformare gli appalti in una giungla senza tutele e diritti tra subappalti e massimi ribassil Governo Draghi acconsente con i sindacati, che le normative europee conoscono e mai hanno avversato, a far finta di opporsi.

Chiedere poi alle stazioni appaltanti di porre dei tetti ai subappalti, rinunciando a limitali con normative nazionali, è solo un errore o un escamotage per assecondare i desiderata della Ue.

Ce lo chiede l’Ue e Draghi esegue , basta con le menzogne e la retorica, gli appalti al massimo ribasso e il subappalto sono il problema reale, frutto di politiche mai avversate dai sindacati complici e oggi imposte come merce di scambio per ottenere i soldi del Recovery

Cosa prendiamo e cosa diamo alla Ue?

Tempo fa leggemmo un intervento di Daniel Gros che, in una intervista rilasciata a un importante quotidiano nazionale, ipotizzava la sospensione delle rate italiane a sostegno della Ue.

Fatti due conti parliamo di 15 miliardi di euro all’anno che in un settennio arriverebbero a 105 miliardi. Ma per quanto suggestiva questa ipotesi, parliamo dei mancati trasferimenti italiani al bilancio Ue, avrebbe effetti insostenibili per la tenuta politica ed economica dell’Europa di Maastricht.

Innanzitutto la mancata contribuzione italiana al bilancio europeo indebolirebbe il ruolo della Banca europea e della Germania e sancirebbe una sorta di politica fai da te a dimostrare la inutilità delle autorità europee e degli stessi fondi accordati sotto forma di prestiti e contributi a fondo perduto ma in cambio di alcune concessioni come la riforma del Fisco, delle politiche attive del lavoro, del welfare e altri interventi di ristrutturazione apparentemente estranei alle contropartite imposte da Bruxelles.

La proposta di Gros era molto chiara: non prendiamo i soldi del Recovery e rinunciamo a contribuire al Bilancio della Ue, alla fine il nostro paese ne trarrebbe maggiori e immediati vantaggi.

Una delle principali obiezioni mosse dai fautori della Ue e dell’euro è proprio legata ai vantaggi che il nostro paese ricaverebbe dalla moneta unica e dalla permanenza dentro la comunità europea ma dati alla mano l’Italia versa piu’ di quanto riceva in cambio dai forzieri europei.

Dati alla mano nel “settennio 2012-2018 l’Italia ha versato al bilancio UE 112,85 miliardi e ha ricevuto 76,49 miliardi” (clicca qui)

Andrea Del Monaco, nel suo blog su Huffingtonpost, spiega che se l’Italia avesse rinunciato nel settennio 2012\8 a contribuire alle spese del bilancio europeo non avrebbe avuto i sussidi comunitari ma avrebbe ricavato indubbi e maggiori vantaggi economici con 112 miliardi di euro di soldi propri da spendere senza i controlli stringenti della Ue.

L’intero meccanismo delle entrate ed uscite si spiega in poche parole: alla fine il nostro paese riceverà piu’ soldi di quanto ne versi solo perchè attinge a prestiti di miliardi di euro che deve presto restituire. Se invece ci limitiamo ad analizzare i contributi a fondo perduto il saldo resta negativo, il programma Next generation Ue è quindi finalizzato a costruire un sistema di prestiti dietro contropartite che vanno dagli interessi alle riforme strutturali imposte dalla Bce come piano di aggiustamento.

E da non dimenticare che i soldi arriveranno non prima di due anni perchè ogni paese dovrà dimostrare il raggiungimento degli obiettivi indicati per ricevere i fondi europei

Alla luce di queste considerazioni, gli indefessi sostenitori della Ue saranno ancora convinti che il Recovery rappresenti un vantaggio per il nostro paese, anzi una occasione imperdibile per l’economia?

http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2021/5/28/54021-ce-lo-chiede-leuropa-appalti-al-ribasso-e-liberta-per-il/

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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