Gennaio 21, 2022

AFV

Libera la tua mente

riceviamo e pubblichiamo

di Franco Astengo

Acclarata l’insufficienza dimostrata dai soggetti politici esistenti al riguardo della presenza politica della sinistra all’interno del sistema politico italiano è necessario altresì segnalare la difficoltà a raggiungere almeno un risultato di “proposta”.

Una difficoltà dimostrata dai diversi tentativi svolti in questi mesi di affrontare la questione, soprattutto dal punto di vista culturale.

Molte proposizioni sono state avanzate all’insegna del “nulla sarà come prima” inteso quale esito dell’emergenza sanitaria: da più parti si erano avanzate ipotesi di “mutamento di paradigma” e ipotesi di nuove visioni della società misurate sull’emergere di inedite contraddizioni sociali che reclamavano una riclassificazione delle priorità e una visione diversa dell’agire sociale e politico.

In realtà sul piano più strettamente definito delle dinamiche politiche correnti nell’ambito – ristretto – del sistema politico italiano abbiamo sì verificato il presentarsi di un “salto”al livello delle dinamiche politiche

Un “salto” rivolto però verso l’assunzione diretta della responsabilità di governo da parte della tecnocrazia, con la politica ridotta ad una funzione ancillare, ancor di più di quanto non accaduto nella fase immediatamente precedente che era stata segnata dall’egemonia dell’antipolitica e del trasformismo.

Sul piano più generale del quadro planetario è proseguita intanto la fase di assestamento nel passaggio tra il modificarsi del modello di globalizzazione che aveva generato le crisi degli anni 2007 – 2008 e poi 2011 – 2012 e la ricostruzione dei principi di una geo politica che sta rigenerando la logica dei blocchi e i rischi di conflitto globale (al riguardo di questa situazione il governo italiano non ha trovato di meglio che recuperare la vecchia coppia atlantismo/europeismo intesa come inscindibile come negli anni’50 all’epoca dell’ERP).

Così vanno rimescolandosi le carte con il nostro sistema politico in ritardo.

Un sistema inadeguato rispetto alle esigenze che si stanno imponendo, prima di tutto, ad una “Italia fuori d’Italia” rispetto all’Europa e al nuovo livello di scontro che sarà determinato dal riprofilarsi delle grandi potenze (Cina/USA; nuovo ciclo atlantico; penetrazione russa, turca, cinese nel cuore del Mediterraneo soltanto per fare degli esempi) in lotta essenzialmente per il primato nelle fonti materiali di accesso alla trasformazione tecnologica.

Si è già ricordata la radicalità dei cambiamenti in atto: una radicalità che reclama, recupera, promuove identità nel confronto tra destra e sinistra.

La contesa sull’egemonia al riguardo dell’indirizzo che sarà assunto dall’evoluzione tecnologica costituirà il vero punto di rottura del futuro.

Cosa proporrà la destra? Ciò che sta accadendo: l’isolamento progressivo, il termitaio globale, l’incattivimento degli hater, il condizionamento mentale delle masse.

Non potrà però bastare la contrapposizione proposta da “Laudato sì”: anche in quel caso è insita l’idea della riduzione nella portata delle “fratture” in atto e ci si appoggia sul “naturalismo” della sostenibilità.

Come sostiene Massimo Cacciari dalle colonne dell’Espresso il capitalismo delle multinazionali della comunicazione, dell’informatica, della logistica, i padroni dei big data e poi via via di tutti i settori chiave del nostro sistema sociale di produzione hanno finito con il sussumere proprio il concetto di sostenibilità e finito con l’imporre un liberismo che trasforma la sostenibilità in fattore fondamentale e intrinseco del salto tecnologico e di cui l’umanità deve risultare subalterna.

Un salto tecnologico identificabile nella crescita d’applicazione dell’intelligenza artificiale che sarà adattato alla definita limitatezza di risorse , riproponendo all’interno di quel quadro di nuovo dominio l’antico darwinismo sociale (esattamente la filosofia che è stata adottata in Italia al momento dell’istituzione del ministero alla transizione ecologica).

Nella piena consapevolezza della totale insufficienza e genericità di questo tentativo di riflessione mi permetto allora di richiamare due questioni:

1) quello dell’esigenza di una presenza politica della sinistra capace di recuperare in profondità i due concetti base di uguaglianza e solidarietà non limitandosi alla semplice “protezione sociale”;

2) Una sinistra capace di ampliare il proprio bagaglio di riferimento fino a comprendere la gran parte dello spazio aperto dall’inasprirsi e dall’allargarsi delle contraddizioni sociali.

Si era discusso, tempo addietro, sulla possibilità di elaborazione di un progetto di “società sobria” come “terza via”.

Se vogliamo contrastare l’affermarsi definitivo dell’egemonia della forza basata sull’esclusività del dominio della tecnologia che intende governare una sostenibilità fondata sulle disuguaglianze con la conseguenza, come sta accadendo in Italia, di una ri-concentrazione di potere, bisognerà essere capaci di disegnare ancora una volta una ipotesi di profonda modificazione dei rapporti sociali, culturali, di potere.

Per far questo non sarà sufficiente rivolgersi ad un rapporto quasi meccanico con l’ecologismo politico.

Si deve pensare di “cercare ancora” per trovare vie di nuovo equilibrio nello sviluppo e di contrasto radicale verso le grandi storture della modernità.

Adesso siamo davanti alla necessità di un ripensamento generale ad un livello che non avremmo mai immaginato e che potrebbe essere indicato come “di civiltà”.

Dobbiamo provare a muoverci pensando a quella dimensione propria di un orizzonte del “limitato” che richieda l’affermazione di una ricerca sull’uguaglianza non solo economica e sociale ma in un quadro più profondo di revisione delle stesse relazioni politiche sul piano delle forme dell’esercizio del potere.

Si tratta di rifletterci e di trovare la strada per adeguare la nostra pratica politica,anche se abbiamo disperato bisogno di ritrovare tutto il pragmatismo necessario che serve per affrontare le lotte del giorno per giorno che, beninteso, continuano.