Una dopo l’altra, il governo socialista boliviano, sta riattivando le imprese statali, che producevano guadagni milionari, che il governo golpista filostatunitense della autoproclamata Áñez aveva chiuso, licenziando i lavoratori.

Il presidente della Bolivia, Luis Arce, ha riattivato ieri l”impianto Bulo Bulo di urea e ammoniaca a Cochabamba, annunciando contemporaneamente l’esecuzione di studi di fattibilità per l’apertura di un altro simile, nell’ambito del rilancio dell’industria ad essi legata.

Durante la presentazione, il presidente ha denunciato le intenzioni di danneggiare l’economia del Paese da parte del governo golpista di Jeanine Añez, che ha paralizzato per 22 mesi il funzionamento di tale impianto, provocando una perdita di 450 milioni di dollari.

“Hanno provocato 450 milioni di dollari di danno economico, la nostra non è quindi una vendetta politica, che non vengano a lamentarsi, questo è stato un danno economico per le tasche dei boliviani e abbiamo incaricato il nostro ministro degli Idrocarburi che proseguano tutti i processi giudiziari per determinare i colpevoli di tutto questo.

Il governo golpista voleva fermare tutto ciò che stava facendo il Movimento Per il Socialismo, facendo credere al Paese che stavamo facendo cose sbagliate e che non sapevamo cosa stavamo facendo.
Oggi invece viene dimostrato che l’unica che non ha capito come funziona l’economia boliviana, che non ha mai capito i bisogni del popolo boliviano, è tutta la destra golpista.

Questo impianto fa parte della ricostruzione della nostra economia produttiva perché ci permette di ridurre i costi della produzione agricola. Inoltre con i guadagni prodotti rafforzeremo anche la via di trasporto acquatico Ichilo-Mamoré per raggiungere il nord di Santa Cruz, Beni e per l’esportazione verso Brasile. Stiamo andando avanti”, ha indicato il presidente.

Riferendosi alle perdite economiche dovute al blocco dell’impianto, il presidente Arce ha affermato che le risorse avrebbero potuto essere utilizzate per potenziare il motore produttivo, “l’importo ci sarebbe servito per costruire un secondo impianto che costa 900 milioni di dollari. Avremmo potuto avere in cassa già la metà delle risorse sufficienti per il secondo impianto di urea”, ha precisato.

I dati forniti indicano che in questo periodo in cui l’impianto era fermo, il settore agricolo boliviano ha dovuto acquistare una tonnellata di urea al costo di 833 dollari sul mercato internazionale, quando questo impianto nazionale la offriva a circa 400 dollari, praticamente a meno della metà ed i guadagni sarebbero stati per il popolo boliviano.

Lo stabilimento fu inaugurato nel 2017 dall’ex presidente socialista Evo Morales che nella cerimonia disse: “Prima si importavano urea e fertilizzanti dalle imprese e multinazionali estere, ora è finita. Non importeremo mai più fertilizzanti e anzi, saremo noi che esporteremo fertilizzanti”.

Rete solidarietà rivoluzione bolivariana

https://www.telesurtv.net/news/bolivia-presidente-planta-urea-amoniaco-detenida-gobierno-facto-20210906-0026.html

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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