Ottobre 23, 2021

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Joe Biden si piega di fronte alla lobby delle fonti fossili

© Massimo Giachetti/iStockPhoto

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha deciso di concedere nuovi permessi per la ricerca di petrolio e gas nel Golfo del Messico Andrea Barolini

L’economia mondiale deve cambiare radicalmente se si vorranno raggiungere gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi. Uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Nature l’8 settembre scorso ha fornito indicazioni precise in merito al settore che più di ogni altro dovrà operare una trasformazione: quello energetico.

«Oops, I did it again
I played with your heart, got lost in the game»

Per limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 1,5 gradi centigradi, alla fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali, occorrerà lasciare sottoterra il 60% delle riserve note di petrolio e di gas, e il 90% di quelle di carbone, di qui al 2050. Di conseguenza, la produzione delle prime due fonti fossili dovrà diminuire in media del 3% all’anno; quella del combustibile più dannoso in assoluto per il clima dovrà scendere del 7%.

Partendo da questo presupposto, appare sconcertante la clamorosa retromarcia decisa alla fine di agosto dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden. In campagna elettorale, infatti, il leader democratico aveva promesso un graduale abbandono delle fonti fossili. Poi, una volta insediato alla Casa Bianca, si era spinto ad annunciare una moratoria sulle nuove esplorazioni alla ricerca di gas e petrolio.

In seguito, però, Biden aveva già mostrato segni di cedimento autorizzando trivellazioni in Alaska. E ora ha approvato l’apertura di 320mila chilometri quadrati di superficie, nel golfo del Messico, a nuove esplorazioni alla ricerca di combustibili fossili. Operazioni che potrebbero fruttare fino a 1,1 miliardi di barili di petrolio e 125 miliardi di metri cubi di gas.

«You see my problem is this
I’m dreaming away
Wishing that heroes, they truly exist»

«L’amministrazione Biden si è piegata all’industria petrolifera sulla base di una campagna di disinformazione e di pressioni politiche, ignorando l’emergenza climatica», ha tuonato Beettny Hardy, dell’associazione Earthjustice. Ma a “piegarsi” sono state anche le stesse compagnie fossili, che anziché operare una transizione e garantire a loro stesse un futuro, preferiscono evidentemente proseguire sulla strada del business as usual.

Un rapporto pubblicato giovedì 10 giugno e curato dall’Istituto Rousseau di Tolosa assieme alle organizzazioni non governative Reclaim Finance e Les Amis de la Terre, infatti, ha spiegato che le attività legati alle fonti fossili rischiano di diventare “i nuovi subprime”. Ovvero asset ad altissimo rischio per chi li detiene. Per le aziende così come per le banche che le finanziano. La transizione ecologica è anche una questione di lungimiranza.

Citazione musicale: «Oops!…I Did It Again», Britney Spears, 2000


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