Manifestanti contro l’ accordo con la Germania.


Francesco Cecchini


Il genocidio dei popoli Herero e Nama è stato raccontato in due articoli pubblicati su Ancora Fischia il Vento. I link sono i seguenti:
https://www.ancorafischiailvento.org/2020/01/24/genocidio-tedesco-dei-popoli-herero-e-nama/
https://www.ancorafischiailvento.org/2021/06/05/la-germania-chiede-perdono-per-il-genocidio-dei-popoli-herero-e-nama/
Il massacro dei popoli Herero e Nama tra il 1904 e il 1908 nell’ attuale Naimbia, commesso dai soldati del Secondo Reich tedesco ha inaugurato la lunga serie di genocidi del XX secolo, precedendo l Olocausto del popolo ebreo, commesso dal Terzo Reich. Il generale Lothar von Trotha, al comando dello sterminio, può essere considerato antenato di Göring e Heydrich. Shark Island dove furono rinchiusi e sterminati cira 2000 Nama fu un modello per Auschwitz
La contabilità delle vittime non è precisa: dagli 85.000 ai 150.000 e forse più.
Il genocidio continua ad essere una ferita aperta. Il recente accordo stipulato dal governo della Namibia con la Germania dopo che le autorità federali di Berlino lo scorso 28 maggio avevano chiesto scusa per il genocidio commesso in Naimbia durante il periodo coloniale sta provocando tensioni e polemiche.
Centinaia di dimostranti il 21 settembre hanno manifestato davanti al parlamento a Windhoek per protestare contro un accordo in cui la Germania, lex potenza coloniale, simpegna a pagare 1,1 miliardi di euro di aiuti allo sviluppo come risarcimento per il genocidio. I naimbiani che hanno manifestato considerano laccordo insufficiente.
A guidare le proteste, in occasione dellinizio della discussione in Parlamento dellintesa che prevede il pagamento da parte della Germania di 1,1 miliardi di euro sotto forma di aiuti allo sviluppo a favore della Namibia, sono stati diversi partiti politici dell opposizione e capi tradizionali che respingono lofferta della Germania sostenendo che l accordo sia stato concluso senza consultare adeguatamente le vittime del genocidio.
Il cosiddetto accordo è la dimostrazione del palese disprezzo nei confronti delle nostre legittime richieste di riparazione e restituzione, si legge in una petizione consegnata al vicepresidente del Parlamento namibiano Loide Kasingo.Diciamo no allaccordo sbagliato sul genocidio oppure Risarcimento adeguato adesso erano alcuni degli slogan ripetuti dai manifestanti che, dopo aver marciato per le vie della capitale Windhoek, si sono avvicinati al Parlamento e, dopo aver scavalcato i cancelli dei giardini, hanno fatto irruzione nelledificio chiedendo di vedere il presidente dellAssemblea nazionale, Peter Katjavivi.
La Germania aveva riconosciuto come gli eventi che hanno avuto luogo nel sudovest dellAfrica colonizzato dalla Germania tra il 1884 e il 1915, osservati per quello che sono dalla prospettiva odierna, dovevano essere considerati come un genocidio
L accordo non è all altezza… non prevede scuse e riparazioni significative né ristabilisce la giustizia ma acuisce solo il nostro dolore, ha detto in unintervista ai media locali Kavemuii Murangi, discendente di una delle vittime. Il ministro della Difesa della Namibia, Frans Kapofi, ha invece descritto laccordo come riuscito, poiché indica che la Germania ha accettato le sue responsabilità del genocidio. Il governo namibiano ha però manifestato perplessità sul livello dei pagamenti e non ha escluso la possibilità di un miglioramento delle condizioni economiche di risarcimento, in particolare dellimporto.
Conclusione. Vi è ancora spazio per un accordo che risarcisca correttamente il popolo naimbiano per il genocidio commesso sulla propria pelle.

Memoriale del genocidio a Windhoek in Namibia

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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