Immagine di Venezia con acqua alta.


Francesco Cecchini


Quella del MOSE a Venezia è una storia infinita e bagnata.
L’ acqua alta, sempre più frequente penetrata all’ interno della basilica di San Marco, con il sale corrosivo che ha divorato marmi e mosaici ha provocato danni per circa 4 milioni di euro.
Il progetto scelto per difendere la basilica di San Marco prevede una cintura di lastre di cristallo, trasparente e non esteticamente invasiva, che verrà inserita nella pavimentazione antistante la chiesa per impedire alla marea di entrare. Il 23 agosto scorso fu annunciato l’ inizio dei lavori, che sono partiti solamente dopo un mese circa. Sono stati bloccati subito dall’ acqua alta. La marea raggiunse la quota 75 cm per la quale il MOSE non interviene, ma fu sufficiente per fermare gli scavi. Siamo all’ inizio della stagione delle acque alte, per cui non sarà l’ unica volta che i lavori si fermeranno.
Questo episodio richiama l’ attenzione sulla situazione drammatica nella quale versa il MOSE e quindi Venezia.
I cantieri sono fermi, la corrosione sott’ acqua è preoccupante. La mancanza di manutenzione crearà problemi ai sollevamenti delle paratie. Il MOSE non è ancora pronto e non lo sarà nemmeno il 31 dicembre 2021, come previsto. Si parla ancora di un paio d’ anni, ma è una previsione che ha la credibilità di tutte le precedenti. Quello che è sicuro è che Venezia tornerà ad essere allagata, magari si ripeterà l’ evento dell’ 8 dicembre 2020 con Venezia allagata e le paratie abassate noostante l’ alto livello delle acque. Inoltre i lavoratori della COMAR del Consorzio Venezia Nuova ricevono acconti, ma non il salario di luglio.
Tutto ciò continua a porre una domanda, sempre la stessa: quando questo inutile dispendioso progetto, il MOSE, verrà abbandonato e si penserà ad alternative realistiche in grado di salvare Venezia dall’ acqua alta.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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