In seguito alle elezioni legislative dello scorso 13 settembre, la Norvegia si è dotata di un nuovo governo che avrà tra le proprie file ministri di solamente due formazioni: il Partito Laburista (Arbeiderpartiet) del nuovo primo ministro Jonas Gahr Støre e il Partito di Centro (Senterpartiet) di Trygve Slagsvold Vedum, che ha assunto l’incarico di ministro delle Finanze.

Inizialmente, si pensava che la coalizione di governo avrebbe potuto includere anche il Partito della Sinistra Socialista (Sosialistisk Venstreparti), il che avrebbe portato le posizioni dell’esecutivo a pendere maggiormente verso sinistra. Alla fine, invece, la formazione guidata da Audun Lysbakken non è entrata a far parte della squadra dell’esecutivo a causa delle divergenze presenti su alcuni temi, in particolare quello dello sfruttamento delle risorse petrolifere, che i socialisti vorrebbero fortemente limitare per dare una svolta verde all’economia norvegese. Laburisti e centristi hanno dunque preferito formare un governo di minoranza per perseguire le proprie politiche antiambientaliste e antiegualitarie.

Questa situazione può certamente apparire molto deludente per quegli elettori che speravano in una svolta dopo gli otto anni del governo di Erna Solberg e del Partito Conservatore (Høyre). Invece, il rischio è che almeno nei due settori più critici le politiche del governo di centro-sinistra finiscano per risultare in linea con quelle dell’esecutivo di centro-destra che lo ha preceduto.

In questa piattaforma c’è troppo grigio e troppo poco rosso e verde, ma SV contribuirà con politiche più potenti per una distribuzione equa e per l’ambiente se il governo verrà da noi per negoziare”, ha dichiarato Lysbakken dopo la formazione del nuovo governo di centro-sinistra. Secondo il leader socialista, la piattaforma del nuovo governo non affronta adeguatamente le due questioni centrali della campagna elettorale, ovvero la diseguaglianza crescente tra i norvegesi e la crisi climatica: “Senza la volontà di aumentare le tasse molto di più ai ricchi, le differenze non diminuiranno. E se il governo progetta di continuare la maggior parte dei tagli fiscali dei conservatori, non ci saranno soldi per nuove riforme del welfare”.

La crisi climatica e naturale non può essere risolta con la buona retorica e gli auguri. Con questa piattaforma, la Norvegia non raggiungerà i suoi obiettivi climatici”, ha continuato nella propria critica Lysbakken. “Se vogliamo sviluppare un’industria verde e garantire posti di lavoro per il futuro, la Norvegia non può continuare a dipendere dal petrolio. Questa piattaforma non fornisce alcun cambiamento nella politica petrolifera, e rappresenta una risposta molto scarsa all’appello delle Nazioni Unite per fermare la ricerca di nuova energia fossile. SV chiede un maggiore investimento nell’industria verde”.

Critiche della stessa natura sono piovute anche da parte di Bjørnar Moxnes, leader della formazione marxista Rosso (Rødt). “La destra è fuori dal governo, e questo è positivo”, ha esordito Moxnes. Tuttavia, non ha risparmiato gli attacchi alla piattaforma del nuovo esecutivo: “La piattaforma è deludente e troppo debole per garantire il cambiamento che il popolo ha votato e di cui il Paese ha bisogno”.

Anche per Moxnes, una delle questioni più scottanti riguarda la volontà, da parte del governo Støre, di proseguire la politica energetica basata sul petrolio: “È anche deludente che il governo stia pianificando di cercare nuovo petrolio mentre ne abbiamo già trovato più di quello che il clima può sopportare e c’è un codice rosso per l’umanità”. Inoltre, il leader di Rosso accusa il nuovo governo di voler rinnovare “l’accordo fiscale con la borghesia” stipulato dal precedente esecutivo conservatore.

La squadra di governo scelta da Støre è composta da 18 ministri, dieci laburisti (A) e otto centristi (Sp), con una maggioranza di donne (10 a 8 sugli uomini).

LA SQUADRA DEL NUOVO GOVERNO NORVEGESE

Primo Ministro: Jonas Gahr Støre (A)
Il ministro degli Esteri: Anniken Huitfeldt (A)
Ministro della Difesa: Odd Roger Enoksen (Sp)
Ministro delle Finanze: Trygve Slagsvold Vedum (Sp)
Ministro della Giustizia e della Gestione delle Emergenze: Emilie Enger Mehl (Sp)
Ministro della Sanità e dei Servizi di Assistenza: Ingvild Kjerkol (A)
Ministro del Lavoro e dell’Inclusione Sociale: Hadia Tajik (A)
Ministro del Clima e dell’Ambiente: Espen Barth Eide (A)
Ministro del Commercio e dell’Industria: Jan Christian Vestre (A)
Ministro del Petrolio e dell’Energia: Marte Mjøs Persen (A)
Ministro del Governo Locale e degli Affari Distrettuali: Bjørn Arild Gram (Sp)
Ministro dell’Infanzia e delle Famiglie: Kjersti Toppe (Sp)
Ministro dei Trasporti: Jon-Ivar Nygård (partito laburista)
Ministro dell’Istruzione: Tonje Brenna (A)
Ministro della Ricerca e dell’Istruzione Superiore: Ola Borten Moe (Sp)
Ministro della Pesca e degli Affari Marittimi: Bjørnar Skjæran (A)
Ministro della Cultura e dell’Uguaglianza di Genere: Anette Trettebergstuen (A)
Ministro dell’Agricoltura e dell’Alimentazione: Sandra Borch (Sp)
Ministro per gli Aiuti allo Sviluppo: Anne Beathe Tvinnereim (Sp)

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Giulio Chinappi – World Politics Blog

Di Giulio Chinappi - World Politics Blog

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora. Nel suo blog World Politics Blog si occupa di notizie, informazioni e approfondimenti di politica internazionale e geopolitica.

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