Gennaio 22, 2022

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A Berlino nasce la giunta eco-sociale guidata da tre donne

Katina Schubert (Die Linke) spricht bei einer Demonstration für die Schließung Tegels, Berlin, 19.09.17

Berlino. Patto di coalizione della nuova giunta rosso-rosso-verde guidata da tre donne. La sindaca Franziska Giffey: «Sarà la capitale del futuro: sociale, ecologica, diversa».

«Berlino capitale del futuro: sociale, ecologica, diversa». È il sintomatico titolo del patto di coalizione di 149 pagine presentato ieri da Spd, Linke e Verdi destinato a cambiare il volto della metropoli nei prossimi cinque anni. A due mesi dalle elezioni comunali, una settimana dopo l’accordo nazionale del governo Semaforo, la nuova giunta rosso-rosso-verde guidata da tre donne riscrive la politica della Città-Stato assediata dalla speculazione immobiliare, dagli effetti del cambiamento climatico, come dai muri di Frontex. Vuol dire fine del mito della «città povera ma sexy» inventato dall’ex governatore socialdemocratico Klaus Wowereit e inizio del «Comune eco-sociale» di Franziska Giffey: la prima sindaca di Berlino.

«Alloggi a prezzi accessibili ed emissioni zero entro il 2030, ma anche economia forte con buoni posti di lavoro, trasporto pubblico sostenibile e società diversificata». Si aggiunge ai quattro settori prioritari per gli investimenti: scuola, servizi sociali, sanità e burocrazia «a misura di tutti», come riassumono la borgomastra della Spd, la leader dei Verdi, Bettina Jarasch, e della Linke, Katina Schubert.

Nel patto, però, non c’è traccia dell’esproprio degli alloggi delle grandi società immobiliari votato a settembre dai berlinesi con il Sì al referendum promosso da Deutsche Wohnen Enteignen: l’impegno del nuovo governo si limita a istituire una commissione di esperti con il compito di «esaminare le condizioni giuridiche per attuare la consultazione popolare».
In ogni caso la vocazione di Berlino non sarà più il business selvaggio del mattone a beneficio dei ricchi investitori dell’Ovest. D’ora in poi «la pianificazione urbana dovrà essere rispettosa dell’Ambiente» e un apposito ente pubblico acquisirà aree di compensazione per ogni nuova costruzione.

Un’autentica rivoluzione nella città dove il diritto alla casa finora valeva solo, e nemmeno sempre, nei quartieri periferici, tra la marmellata di grattacieli in calcestruzzo ereditati dalla Ddr abitati in prevalenza da immigrati e tedeschi dell’Est che sopravvivono unicamente grazie ai sussidi statali. Non a caso in cima al patto di Spd, Linke e Verdi spicca la costruzione di 20 mila nuovi alloggi popolari all’anno fino a raggiungere quota 200 mila entro il 2030. Di questi 51 mila verranno edificati nei quartieri dimenticati lontani decine di chilometri dalle scintillanti luci del centro, come Johannisthal, Adlershof, Köpenick e Siemensstadt (il rione degli operai della Siemens). L’obiettivo tutto politico è che «almeno 400 mila appartamenti dovranno essere di proprietà del Comune entro la fine della legislatura».

E nella città dove nell’ultimo lustro si sono moltiplicati i rider e i camerieri pagati una pipa di tabacco entro sei mesi entrerà in vigore il salario minimo di 13 euro all’ora: uno in più di quanto stabilito a livello nazionale dalla coalizione Semaforo.

«Per buon lavoro intendiamo soprattutto un impiego pagato dignitosamente» precisano le tre donne che si preparano a governare Berlino, mentre la mobilità sostenibile non si traduce solo in piste ciclabili e bus elettrici ma ancora prima nel «biglietto del treno a tariffa sociale» a beneficio di oltre 300 mila pendolari che ogni giorno si trasferiscono nella capitale solo per lavorare.

È la nuova «politica per i non abbienti» che non distingue tra cittadini tedeschi e residenti stranieri, a partire dai profughi che dovranno essere ospitati in veri e propri appartamenti con camera, cucina, bagno e tutti i mobili necessari. Così prevede il piano «Housing for Refugees» dedicato a migliaia di siriani, afgani e iracheni presenti nella città che si è dichiarata «porto sicuro» per chi fugge da guerra, povertà e riscaldamento globale.

Ma Berlino solidale vuol dire anche facilitare i ricongiungimenti familiari e soprattutto non deportare più nei Paesi di origine chi non ha le carte in regola per restare in città: «I rimpatri verso aree non sicure devono finire ed essere sostituiti con i permessi di soggiorno umanitari» è la linea del governo rosso-rosso-verde che chiede al governo Semaforo anche di abolire il via libera del ministero dell’Interno come pre-requisito all’accoglienza.

A Berlino nasce la giunta eco-sociale guidata da tre donne